lunedì 29 gennaio 2007

TINTORETTO A MADRID


Il Museo del Prado di Madrid sta per varare la più importante mostra del pittore italiano del sedicesimo secolo: Tintoretto. È una delle più significative esposizioni della sua opera tenute fuori della sua città natale, Venezia.
A Jacopo Tintoretto è stata dedicata, in precedenza, una sola mostra: quella tenuta nella, nel 1937, nella veneziana Galleria di Ca' Pesaro.
La mostra, che aprirà i battenti questi giorni, sarà inaugurata dal presidente della repubblica Giorgio Napolitano e dal re Juan Carlos.

Il direttore della mostra ha raccontato che il vero cognome del Tintoretto (primogenito di 22 figli e di genitori bresciani) non era Robusti ma Comin. Robusti era il soprannome dato alla famiglia per essersi distinta nella 'robusta' difesa di Padova contro le truppe imperiali nel 1509.
Se vuoi saperne di più clicca qui

domenica 28 gennaio 2007

LA QUALITÀ DELLA VITA ITALIANA


Una volta erano la pizza e il mandolino, oggi sono la Ferrari e le borse di Prada. I tempi cambiano e con loro anche i miti considerati oggi buoni motivi per vivere in Italia, che si piazza all'ottavo posto per qualità della vita. Almeno secondo la classifica stilata dalla rivista americana International Living (http://www.internationalliving.com/issues/2007/2007_article.html).
Per fortuna, oltre ai marchi che sono l'orgoglio del mercato italiano, la rivista americana assegna al Bel Paese anche il primato della cultura e delle arti, per i quali vengono chiamati in causa i nomi illustri del Rinascimento: Raffaello, Michelangelo e Botticelli. Ma tra gli ingredienti fondamentali compaiono anche la buona cucina, la varietà dei paesaggi e la nostra storia. Insomma, Italia patria della "dolce vita" più che del vivere bene e che resta un po' in disparte rispetto ad altri Paesi del Nord Europa che brillano tra i primi dieci posti classifica: la Francia davanti a tutte, seguita da Australia e Olanda, sesta la Svizzera, poi la Danimarca e, nono, il Lussemburgo.
La hit parade stilata ogni anno dalla rivista americana tiene conto di diversi fattori, primi fra tutti quelli che secondo il buon senso comune sono condizioni irrinunciabili per vivere bene: poche tasse, prezzi bassi, buon clima, opportunità di lavoro e di investimento. Insomma, tutto ciò che può aiutare a scegliere dove mettere radici o ricominciare una nuova vita.
A conti fatti, la Francia è imbattibile per quanto riguarda i prezzi e consumi (Parigi non è "cheap" ma risulta comunque più abbordabile di altre capitali europee), i beni artistici e le bellezze paesaggistiche, le specialità gastronomiche e i trasporti (fiore all'occhiello i treni ad alta velocità), la capacità d'impresa e il mercato, la produzione agricola e, non ultimo, il sistema sanitario, il cui primato mondiale è riconosciuto persino dall'Oms. A tutto ciò si aggiunga il fatto che la qualità della vita nelle regioni francesi sembra essere ben distribuita tra città e campagne.
Meno premiate risultano invece la Germania (undicesima insieme alla Norvegia), il Belgio e la Spagna, mentre il Giappone è al venticinquesimo posto.
Gli Stati africani, infine, con lo Yemen e l'Afghanistan, restano in fondo alla classifica, seguiti solo dall'Iraq, che a oggi non può che essere fanalino di coda. Da quelle parti la vita è davvero difficile.

Testo da La Repubblica



venerdì 26 gennaio 2007

Bella Figheira

Marchesini-Lopez-Solenghi in "Bella Figheira"

Tratta dagli annali della Rai "Bella Figheira" è una parodia delle telenovelas sudamericane ad opera del premiato trio di comici Marchesini-Lopez-Solenghi. Molto divertente è l'imitazione e la caricatura della lingua spagnola. È una sorta di risposta ai tanti "italianini", "quando arrivo a casa...", "boccato di cardinale" e via dicendo, che siamo costretti ad ascoltare quando qualcuno scopre che siamo italiani!

I SEGRETI DI ROMA

Se amate Roma, vi consigliamo un bellissimo libro: I SEGRETI DI ROMA del giornalista CORRADO AUGIAS che ci prende per mano per condurci in queste passeggiate romane, ma con un monito che si legge già nell'introduzione:

"In una città contraddittoria come questa, carica di tutta la gloria, di tutte le rovine e di tutta la polvere che i secoli si sono lasciati dietro, è possibile scorgere le tracce di ogni evento o sentimenti umani (...). Non c'è avvenimento della storia conosciuta che non abbia lasciato un segno, una cicatrice, un graffio sulla sua scorza. Roma non sarà mai la città dell'ordine, delle simmetrie, del nitido svolgersi dei fatti secondo un disegno, l'esito coerente di un progetto. Se la storia degli uomini altro non è che violenza e frastuono, Roma è stata nei secoli lo specchio di questa storia, capace di riflettere ogni dettaglio, compresi quelli dai quali si distoglierebbe volentieri lo sguardo".

Il libro ripercorre la storia di Roma dal mito delle origini della città alla gloria intrisa di sangue del Rinascimento; dalle atmosfere cupe e violente dell'epoca medievale al rigore razionalista delle architetture dell'Eur; dalla spregiudicatezza di Cesare alla tenebrosa genialità di Caravaggio; dal fascino di Lucrezia Borgia, "la più bella dama di Roma", alla procace seduttività di Anna Fallarino, marchesa Casati Stampa di Soncino, che fu al centro di uno dei più scabrosi delitti del dopoguerra.

L'autore, Corrado Augias, ci presenta con il consueto garbo di sempre, la storia di Roma attraverso la narrazione di una serie di aneddoti affascinanti legati indissolubilmente ad alcuni luoghi della Città Eterna, regalando a chi vive a Roma e a chi la ama da lontano un testo indispensabile per godere davvero delle bellezze storiche ed artistiche di questa città millenaria.

Buona lettura e magari buon viaggio!

A proposito, perché non ci scrivete le vostre impressioni su Roma? La amate o no? E perché?

Aspettiamo i vostri commenti!

giovedì 25 gennaio 2007

Vasco Rossi - Basta Poco

Una canzone nuova, a sorpresa. Vasco aveva l’urgenza di farla ascoltare subito. Adesso. “Basta poco”, Una canzone provocatoria, caustica quel tanto…che Vasco ama considerarla un modesto omaggio a Jannacci.Vasco l’ha scritta, ce l’ha e nello spazio di una notte sceglie di inciderla e di farla arrivare in fretta, veicolandola solo per radio e rendendola scaricabile da internet. Genio “guastatore”, il suo è un gesto artistico sovversivo: lancia una canzone in uno stagno per far alzare le onde. Del resto si sa che Il Blasco obbedisce soltanto al suo istinto e non alle logiche discografiche.“Basta poco” non sarà un cd singolo in vendita e non prelude a un album. Ne farà tutt’al più parte quando verrà. “Sono un po’ stanco di fare degli album” – dichiara provocatoriamente Vasco - “vorrei fare una canzone alla volta. Che magari ti scarichi da I-tunes e la inserisci nella tua playlist. Chissà quante playlist hai tu? Da ora in avanti te lo costruisci tu un album…”.Basta poco…d’ora in poi comunicano le canzoni:

testo e immagine: http://www.vascorossi.net/

martedì 23 gennaio 2007

'O SISTEMA

Qualche mese fa in una lezione del 5º anno abbiamo visto il film-documentario:"O SISTEMA" sulla Camorra napolenata.
Dopo "GOMORRA" di ROBERTO SAVIANO, ora possiamo leggere anche un altro libro scritto da due giornalisti, Matteo Scanni e Ruben Oliva, che nel loro "UN'INDAGINE SENZA CENSURA SULLA CAMORRA" raccontano come funziona questo 'sistema': l'antistato che governa in Campania. E fa cento morti ogni anno.
Testo e foto da La Stampa web

lunedì 22 gennaio 2007

Cade un altro tabù in Rai: coppia gay con figlia in 'Un medico in famiglia'

La coppia di fatto omosessuale è composta da due medici 'fidanzati' che allevano la bambina di uno di loro. 'Qualcuno sarà disturbato - dicono gli attori - ma Oscar e Max sono due personaggi molto positivi'.
Improvvisamente non è più un tabù. Mentre nel Paese si discute di Pacs, anche la Rai affronta il tema dell'omosessualità. E lo farà nella fiction più rassicurante del piccolo schermo, «Un medico in famiglia». «Tv Sorrisi e Canzoni» anticipa in esclusiva che nella quinta stagione di «Un medico in famiglia» (che vedremo in tv a marzo) nascerà la prima coppia di fatto omosessuale del piccolo schermo (lui, l'altro e una bambina che vive con loro). Protagonisti, Oscar (Paolo Sassanelli, nella foto) e Max (Alessandro Bertolucci), che si ritroveranno spalla a spalla nella vita professionale e in quella... famigliare. Entrambi dottori (Max, una new entry, sarà un pediatra clown), vivranno con la figlia di Oscar, Agnese. E sembra sia già pronto un anello realizzato dall'oreficeria di Vittorio Pedonesi a Lucca per sancire un eventuale connubio tra Oscar e Max.
fonte: http://qn.quotidiano.net/

domenica 21 gennaio 2007

I PACS SECONDO PAOLO ROSSI

PAOLO ROSSI a CHE TEMPO CHE FA (trasmissione in onda su RAI 3 offre un'insolita versione dei PACS italiani.
Gustatevi queste divertentissime immagini e se volete, diteci che cosa ne pensate della polemica italiana.

GLI OSTACOLI DEL CUORE DI ELISA E LIGABUE

Ligabue ed Elisa formano una coppia inedita che è balzata in cima alle classifiche di vendita con un singolo scritto da Ligabue che ha raccontato: "Ho scritto questa canzone così diversa dalle mie corde e ho pensato subito a lei".

Ve la offriamo con il testo che scorre tra i sottotitoli in modo che la possiate anche cantare (visto che in aula non lo volete fare!...)

BUON DIVERTIMENTO!



giovedì 18 gennaio 2007

BORSE DI STUDIO DELL'IVAJ

AVVISIAMO I NOSTRI ALUNNI CHE:

La "Conselleria de Benestar Social" offre 50 borse di studio per corsi di lingue da realizzarsi nell'anno 2007. Le borse possono essere richieste da giovani lavoratori che siano iscritti al 4º o al 5º anno della E.O.I., o che abbiano conseguito il certificato di grado superiore della lingua per la quale si richiede la borsa nell'anno 05-06.
I corsi richiesti devono avere una durata di tre settimane e sono da realizzarsi prima del 3o novembre del 2007.
Altri requisiti sono: avere un' età compresa tra i 20 e i 30 anni e avere percepito un minimo di entrate durante il 2005.

Il bando appare nel DOGV nº 5414 del 26 dicembre 2006.

Le domande possono essere presentate fino al 27 gennaio 2007.

Le borse non potranno essere richieste dalle persone che abbiano ottenuto borse di studio per corsi all'estero concesse dalla Generalitat Valenciana o da altre Amministrazioni Pubbliche per lo studio della stessa lingua negli ultimi tre anni.
Per ulteriori informazioni vi potete rivolgere all'IVAJ (C/ Hospital, 2-baixos) o consultare la sua pagina web . Presso la nostra scuola potete richiedere i moduli per le domande in Bidelleria.

LAPSUS, SE LA SCIENZA ASSOLVE L'INCONSCIO

Non sempre c'entra Freud, anzi. Si bolla come lapsus ogni frase mal pronunciata. Ma altri coimputati vanno citati in giudizio, accanto all'inconscio. Spesso dietro allo "sdrucciolamento" della lingua non c'è altro che un problema di articolazione delle parole. O una scarsa dimestichezza con la lingua, come dimostrano la maggior parte dei lapsus di George W. Bush. Smitizzando il ruolo dell'inconscio dietro all'uso della parola sbagliata, le nuove ricerche spostano infatti l'attenzione sui problemi del linguaggio e dell'articolazione delle parole. Nessun analista attribuirebbe ad altro se non a una scarsa dimestichezza con la sintassi la frase "Parlare un buon inglese è qualcosa di cui non sono spesso accusato", uno dei pezzi forti del bushismo.

Parlare, d'altronde, è compito banale solo all'apparenza.
Lo spiega bene il servizio che il nuovo Mente&cervello (da periodico diventa mensile) dedica alla lingua che inciampa. "Quando facciamo un discorso - si legge sul numero in edicola da domani a 20 centesimi più il prezzo di Repubblica o L'Espresso - scegliamo in media 3 parole al secondo da un vocabolario che ne contiene almeno 40mila, producendo contemporaneamente 5 sillabe e una dozzina di fonemi, nella cui emissione sono coinvolti 100 muscoli diversi". Non solo. Uno studio pubblicato alla fine del 2004 da Zenzi Griffin del Georgia Institute of Technology sulla rivista Psychological Science ha dimostrato che quando un individuo sbaglia a nominare un oggetto che ha davanti, spesso rivolge a esso lo sguardo. L'errore avverrebbe dunque a livello linguistico o fonatorio, più in superficie rispetto a quanto teorizzato da Freud.
"Certo, se una persona usa il termine "madre" al posto di "moglie" probabilmente qualche significato profondo esiste" spiega Alberto Oliverio, psicobiologo del Cnr e dell'università La Sapienza. "Ma a volte l'errore sta tutto nel richiamare dalla memoria lo schema motorio sbagliato. A ogni parola è associato infatti un determinato movimento dei muscoli dell'apparato fonatorio. Il cervello può sbagliarsi, ripescare dalla memoria e "mandare in onda" lo schema motorio sbagliato". Un tipico esempio di lingua che inciampa è il "Romolo e Remolo" dell'allora premier Silvio Berlusconi.

"A volte - prosegue Oliverio - cerchiamo di attribuire a tutti costi un significato psicologico al lapsus, ma non sempre è il caso di ricorrere all'inconscio. Di certo, però, quando l'inciampare produce un doppio senso, magari in campo sessuale, quello che sarebbe un trascurabile difetto nel flusso delle parole diventa un aneddoto scolpito nella memoria di tutti. In questo senso, i lapsus freudiani sono quelli che si ricordano più facilmente".

Testo da La Repubblica e immagine da Internet

mercoledì 17 gennaio 2007

17 ANNI DOPO: SVOLTA NEL DELITTO DI VIA POMA

17 anni fa Simonetta Cesaroni viene assassinata misteriosamente. La ricerca del colpevole tiene per molti anni l'Italia con il fiato sospeso, ma poi su questa vicenda (come su molte altre) cala il silenzio.

Il caso ritorna prepotentemente alla ribalta dopo le rivelazioni della trasmissione televisiva "MATRIX" DI ENRICO MENTANA, rivelazioni per le quali il conduttore e una giornalista sono ora indagati per "pubblicazione di atti riservati" .
Un morso sul seno sinistro, che lasciò tracce di saliva su un corpetto rosa. Sarà questo forse a sciogliere il mistero di via Poma, del delitto della giovane Simonetta Cesaroni, uccisa il 7 agosto del 1990 con 29 coltellate in un palazzo di Prati. I carabinieri del Ris di Parma oggi consegneranno al pm Roberto Cavallone i risultati delle analisi condotte con tecniche avveniristiche. E il dna ritrovato nella saliva sul reggiseno di Simonetta apparterrebbe ad un ex fidanzato della vittima, che all'epoca del delitto si era appena lasciata con Raniero Busco, un giovane operaio dell'Alitalia. Ma alcune testimonianze venute alla luce dopo potevano far pensare anche ad un altro rapporto iniziato all'indomani della rottura. Non solo. Dagli esami dei Ris sul pasto fatto da Simonetta prima di morire l'ora del delitto sarebbe retrodatata dalle sei alle tre di quel pomeriggio, un elemento che metterebbe fuori gioco degli alibi accertati nelle prime settimane delle indagini. Così, a 17 anni di distanza, arriva l'ultima svolta nel giallo di via Poma. A dare la notizia dell'identificazione del dna è stato ieri notte Enrico Mentana, durante una puntata speciale di Matrix. Grazie ai prodigi della scienza forse si potrà venire a capo del misterioso caso: Simonetta, 20 anni, venne trovata seminuda, trafitta con furia dalle coltellate, al terzo piano dello stabile di via Poma 2, dove lavorava. Addosso solo pochi indumenti intimi e nessuna traccia di violenza sessuale. Gli unici due indagati, prima il portiere Pietro Vanacore e poi il giovane Federico Valle, nel 1993 ottengono il proscioglimento.
"Un delitto lo risolvi entro 24 ore o non lo risolvi più" era il detto molto in voga tra gli inquirenti a quei tempi. Anche per il giallo di via Poma sembrava essere così, ma i familiari di Simonetta e il loro legale Lucio Molinaro non si sono mai dati per vinti e nel 2004 hanno ottenuto nuovi accertamenti. Il procuratore Cavallone dispone rilievi a periti ed esperti tra cui i carabinieri dei Ris di Parma, che a 14 anni di distanza tornano sulla scena del delitto. Con tecnologie impensabili negli anni '90, i militari in camice bianco rintracciano tracce biologiche mai repertate sugli indumenti di Simonetta, usando un kit fatto arrivare apposta dagli Usa e utilizzato nei casi di violenza sessuale. Nei giorni scorsi la notizia che gli esperti avevano individuato un dna maschile, che però poteva appartenere a chiunque. Poi ieri la svolta: quello ritrovato sul corpetto della ragazza coincide con il dna di un ex fidanzato, una delle 31 persone finite nel mirino degli investigatori che, nei mesi scorsi, hanno convocato tutti coloro che in qualche modo avevano a che fare con Simonetta e, a loro insaputa, hanno individuato le tracce biologiche lasciate su tazzine e mozziconi di sigaretta. Nelle prossime ore la perizia arriverà nelle mani del pm Cavallone, nel corso di un supervertice a cui parteciperanno gli esperti guidati dal comandante dei Ris, il colonnello Luciano Garofalo e il procuratore aggiunto Italo Ormanni. E con essa il nome dell'uomo il cui dna è stato rinvenuto sul corpo di Simonetta.


Testo e foto da La Repubblica

FIGLI? BASTA UNO

Pubblicata l'indagine Istat "Essere madri in Italia - Anno 2005"

Tra le difficoltà maggiori quelle economiche, di lavoro e di organizzazione
Le donne italiane aspirano a oltre due figlima una volta nato il primo si fermano
L'età media delle primipare si è spostata a 29 anni: prima viene la laurea

L'Italia "ha uno dei livelli più bassi di fecondità osservato nei Paesi sviluppati", ma non è la voglia di aver figli a far difetto alle donne italiane. Nell'indagine Essere madri in Italia - Anno 2005, l'Istat rileva che il numero 'atteso' di figli è di 2,19; ma poi il numero effettivo è stato nel 2005 di 1,33. Tra le ragioni principali della discrepanza la "soddisfazione per aver raggiunto la dimensione familiare desiderata", seguita però dai "motivi economici", motivazione percentualmente in aumento rispetto alle indagini precedenti. In definitiva, spiega l'Istat, "le donne italiane mostrano una elevata propensione a diventare madri", ma poi quest'aspirazione si scontra con le difficoltà pratiche. Anche se la media attuale è comunque leggermente superiore al minimo storico di 1,19 registrata nel 1995. Le ragioni per non fare secondi o terzi figli. Per l'indagine l'Istat ha intervistato 50.000 donne che hanno avuto un figlio nel 2003, e le ha raggiunte a distanza di 18-21 mesi dalla nascita del figlio (dunque nel 2005). Tra queste, quelle che non intendono avere un altro figlio sono il 40 per cento, in leggero aumento rispetto al 37 per cento del 2002. Le ragioni indicate sono (a parte quelle già citate): motivi di età, motivi di lavoro, preoccupazioni per i figli, motivi di salute, fatica per gravidanza e cura dei figli. Molte riferiscono in generale che "avere ulteriori figli non lascerebbe tempo per altre cose importanti della vita". Dopo la nascita del figlio, in definitiva, l'impatto con le difficoltà quotidiane (lavoro, organizzazione dell'accudimento del bambino) "si traduce in una rinuncia ad avere ulteriori figli".
Quadruplicate le madri laureate. Anche perché i tempi dello studio, di livello più elevato, e dell'inserimento nel mondo del lavoro, spostano di molto l'età nella quale si mette al mondo il primo figlio, che attualmente è di 29 anni. Dunque le madri pensano innanzitutto a studiare: quelle con diploma di scuola media superiore sono passate dal 19 per cento del 1980 al 30 per cento del 1990 fino a superare il 54 per cento nel 2003. Nello stesso tempo le laureate sono quadruplicate passando dal 4 al 16 per cento. Inoltre il 63 per cento delle donne divenute madri nel 2003 aveva un lavoro o lo stava cercando, percentuale ben più alta del 57 per cento del 2000/2001. Il 78,2 per cento delle madri ha un contratto a tempo indeterminato. Il primo figlio dopo la laurea e 'la sistemazione' lavorativa. Solo il 54 per cento delle madri lavora "per contribuire al bilancio familiare"; il 21 per cento lo fa per gratificazione personale, e il 18,8 per cento "per sentirsi indipendente". Ecco perché in tante posticipano la nascita del primo figlio al momento in cui si sono completati gli studi e si è trovato lavoro: a 30 anni infatti solo il 56,8 per cento delle madri con un più alto livello di istruzione ha avuto il primo figlio, contro il 69,8 per cento delle altre. Però molte dopo la nascita del figlio perdono il lavoro. Posticipare la nascita del primo figlio però non evita difficoltà sul lavoro. Il 18,4 per cento delle madri occupate all'inizio della gravidanza al momento dell'intervista aveva lasciato il lavoro; il 5,6 per cento per licenziamento, le altre volontariamente. Il rischio di perdere il lavoro dopo la nascita di un figlio è più elevata al Sud e tra le madri che hanno al massimo la licenza media. Le diffficoltà di chi continua a lavorare. Per il 72,5 per cento di madri che continuano a lavorare, le difficoltà sono tante. Molte fanno ricorso al part-time (c'è stato un incremento di tre punti riseptto al 2002); quasi tutte ricorrono all'astensione facoltativa dal lavoro e ai congedi parentali (con una differenza tra Nord e Sud, 80 contro 62,7 per cento). Al Sud si rientra infatti prima al lavoro, soprattutto "per esigenze economiche". Ai congedi parentali fanno ricorso le madri in misura massiccia, i padri molto ridotto (l'8 per cento). Chi si occupa dei bambini. I nonni continuano a contare ancora molto nella cura dei bambini: a occuparsi dei nipotini della fascia di età 1-2 anni sono infatti loro nel 52,3 per cento dei casi. Solo il 13,5 per cento frequenta un asilo pubblico, il 14,3 per cento uno privato, il 9,2 per cento è affidato a una baby sitter e del 7,3 per cento si occupano i genitori. Tuttavia il 28,3 per cento delle madri che non si avvalgono di un asilo nido lo avrebbe fatto se avesse trovato posto, o se il costo della retta non fosse stato così elevato. Chi si occupa della casa. Il 63 per cento delle madri occupate dichiara di non ricevere alcun aiuto per i lavori in casa; tra quelle che lo ricevono, il 52 per cento ha una collaboratrice domestica, il 25 per cento viene aiutata dai nonni e il 17 per cento dal partner.


Testo e foto da La Repubblica

COGNOMI: SCELTA DEI GENITORI





In commissione Giustizia passa l'emendamento che consente di trasmettere al bambino il cognome della madre o del padre o di entrambi.

"Non si parlerà più di bimbi illegittimi"



I figli potranno avere il cognome del padre o quello della madre oppure quello di entrambi. Questo l'emendamento approvato oggi in commissione Giustizia del Senato che ha messo in difficoltà il ministro Rosy Bindi. Il ministro della famiglia infatti aveva presentato un emendamento governativo secondo il quale i figli avrebbero dovuto avere il cognome di entrambi i genitori. La commissione ha preferito approvare la modifica del relatore del testo di legge che consente ai genitori ampia scelta sul cognome da dare ai propri figli. Dopo lo strappo della sua maggioranza Rosy Bindi ha lasciato Palazzo Madama, delusa ed amareggiata senza aprire bocca. Ai senatori, d'altra parte, non piaceva per nulla la linea governativa che proponeva che al figlio venissero trasmessi entrambi i cognomi dei genitori. L'emendamento approvato prevede anche che il figlio a cui sia stato attribuito il cognome del padre e della madre può, a scelta, trasmetterne uno solo al proprio figlio. L'approvazione della modifica legislativa ha scatenato il commento soddisfatto di Anna Finocchiaro, presidente dei senatori ulivisti: "Non si parlerà più di figli legittimi o illegittimi, ma di figli nati dal matrimonio o fuori dal matrimonio. E questo è un risultato molto importante", ha commentato uscendo dalla commissione Giustizia. Quanto "all'uscita di scena" del ministro Finocchiaro aggiunge che "è stato scelto di dare la libertà ai coniugi di poter decidere. E quando il ministro Bindi ha visto che questo era l'orientamento della commissione ha deciso di rinunciare ai propri emendamenti".

Testo da La Repubblica e foto da La Stampa web

IL DITO

Quest'uomo è seduto sulla panca davanti alla porta di una sala operatoria.
Aspetta. Suo figlio è dentro da ore. Tre, avevano previsto. Ne sono passate già cinque. Non sa più che fare per non impazzire. Sua moglie è lontana, in un altro continente dove l'ha trascinata una curiosa credenza che forse può definirsi religiosa, forse no. Lui non crede. Non può pregare, niente.
Nella stanza entra a quel punto un uomo vestito di scuro, anziano, elegante. Siede di fianco al padre, giunge le mani, non parla. Il padre lo guarda. Non sa spiegarsi perché sia lì, ma non è il suo principale interrogativo, al momento. L'uomo elegante ricambia lo sguardo, sorride in modo sereno, estrae dalla tasca interna della giacca un coltello. La luce brilla sulla lama. Il padre inarca la schiena, ma l'uomo elegante continua a sorridere mentre dice: "Se ti tagli un dito tuo figlio vivrà". Non aggiunge altro. Porge al padre il coltello. L'orologio scatta, percorrendo un altro minuto.
L'uomo elegante dice: "Va per le lunghe, vero?". Il padre china la testa. "Puoi accorciare i tempi, evitare il dolore, il suo dolore. Basta un poco del tuo, in cambio".
Il padre alza la testa, si guarda intorno. L'uomo elegante indica un tavolo massiccio. Il padre si alza, va al tavolo, avvicina la mano, vi posa sopra, soltanto, il medio della mano sinistra. Con la destra, e con decisione, taglia. Stringe i denti e non urla. Alla fine cade a terra, ma non sviene.
Il coltello rimbalza sul pavimento accanto a lui. L'uomo elegante è in piedi, raccoglie il dito con un fazzoletto, lo rinchiude in un astuccio per sigari, lascia cadere il fazzoletto perché il padre possa tamponare la perdita di sangue, se ne va.
Fra poco si saprà se il bambino si è salvato. Non conta. Che ci sia un nesso tra il sacrificio del padre e la sua salvezza è discutibile, può non essere escluso. Dal punto di vista dell'uomo elegante è appena stata commessa un'azione crudele. Da quello del padre un'azione sublime, disperata ma sublime. Non è tutto, inevitabilmente, relativo?
(di Gabriele Romagnoli, “La Repubblica”, 21 aprile 2005)

martedì 16 gennaio 2007

IL NUOVO MALIZIOSO MANUALE D'AMORE 2





Il sesso dei disabili, baci gay e tanto viagra. Si fa più malizioso il "Manuale d'amore"

La scena di sesso bollente tra Riccardo Scamarcio versione paraplegico e la sexy fisioterapista Monica Bellucci; le effusioni gay tra Antonio Albanese e Sergio Rubini; l'ossessione di maternità di Barbora Bobulova, che accusa il marito Fabio Volo di avere gli spermatozoi "piccoli e rincoglioniti"; la folle passione del cinquantenne Carlo Verdone per la giovanissima Elsa Pataky, con grande spreco di pillole blu.

E' su questi ingredienti un po' ironici un po' maliziosi, e sulla ormai consueta parata di star made in Italy, che Giovanni Veronesi costruisce il successo - annunciato - di Manuale d'amore 2 - Capitoli successivi, da venerdì 19 gennaio in ben 750 sale. Con distribuzione Filmauro. Diviso in quattro episodi, attesissimo, oggetto di una massiccia campagna promozionale (registi e attori sono impegnati da giorni in un tour in tutta la penisola), il film è, nelle intenzioni di chi l'ha diretto, "il secondo capitolo di una pentalogia". Già, proprio così: una cinquina di pellicole, cominciata col grande successo ottenuto, due anni fa, dal primo Manuale d'amore.

Veronesi e i sentimenti. "Questo film numero 2 è molto diverso dal primo - spiega il regista, che insieme a parte del cast incontra i cronisti in un lussuoso hotel romano - il precedente raccontava temi che potevano benissimo svolgersi trent'anni fa, stavolta invece (con gli episodi due e tre, rispettivamente sulla fecondazione assistita e sul matrimonio gay) ci siamo molto calati nella realtà attuale, più complicata. Ancora, nel primo episodio (Scamarcio-Bellucci) mi interessava esplorare la sessualità dei disabili, di cui si parla poco, ma in modo divertente. E nel quarto (Verdone) parlare dei cinquantenni d'assalto di oggi".

Scamarcio, Bellucci e il sesso. La scena hot tra questi due sex-symbol è stata una delle leve utilizzate per creare attesa intorno al film. Con tanto di foto bollenti pubblicate dai giornali. Ma in realtà, sullo schermo, vediamo una versione più breve e un po' più casta del loro amplesso: "Ne ho tagliato una piccola parte - conferma il regista - perché alcune fasi mi sembravano un po' esagerate". Assente da Roma la diva Bellucci, tocca all'idolo delle ragazzine Scamarcio raccontare l'esperienza: "Girare la scena avendo per cinque ore Monica sulle ginocchia - spiega - è stato faticoso: chiaramente, facevamo finta... capirete la sofferenza. Certo, ero curioso di incontrarla. Ma quando si girano sequenze così si ha tanta gente intorno, le luci, è imbarazzante. Certo, io mi sono messo in gioco. Ma è stato un po' frustrante".

Volo, Bobulova e la fecondazione assistita. E' forse l'episodio più esilarante: l'odissea di una coppia di coniugi alle prese con le tecniche di fecondazione artificiale. Lei ossessionata, lui succube. "A me la vita di coppia fa molta tristezza, molta malinconia - scherza Fabio - e vivere questa esperienza sul set, per pochissimi giorni, me lo ha confermato". La Bobulova, invece - che in conferenza stampa sfoggia il suo pancione da nono mese di gravidanza - ringrazia Veronesi per aver pensato a lei "per un ruolo comico, dopo tante interpretazioni drammatiche".

Albanese, Rubini e il matrimonio gay. Ambientato a Lecce, l'episodio ha al centro una coppia di uomini che per convolare a nozze deve guardare alla Spagna di Zapatero. Luogo dove, ricorda Albanese, l'omosessualità "è un non problema. Perché in realtà si parla semplicemente di una storia d'amore". E Rubini aggiunge che uno dei doni del mestiere d'attore "è la possibilità di vedere una realtà dal di dentro, immedesimandosi: se in questo senso anche i politici diventassero un po' attori, sarebbero più tolleranti e meno rompicoglioni".

Verdone, la lolita e l'infarto. Come sempre, l'attore e regista romano nel suo episodio ruba la scena a tutti: "Sono tanti gli uomini di mezza età che perdono la testa per le ragazze - racconta - cominciano con viagra, integratori, palestra, e finiscono in ospedale come il mio personaggio. Ne ho visti molti, fare veramente il botto...". Quanto al futuro, l'attore e regista sta lavorando alla sceneggiatura del suo prossimo film: "Sarà un'opera fatta di caratteri - rivela - in cui vorrei riprendere alcuni miei vecchi personaggi. Dovremmo finire di scrivere entro agosto".

I comprimari. Nel film ci sono camei davvero di lusso: da Fiorello (un infermiere) a Leonardo Pieraccioni (uno che balla in discoteca). E poi c'è il personaggio di raccordo tra i diversi episodi, Claudio Bisio, dj di una trasmissione radiofonica che parla - ovviamente - d'amore.


I futuri Manuali. Il film presentato oggi, come già detto, fa parte di una pentalogia. "Il capitolo 3 affronterà il rapporto genitori-figli - annuncia Veronesi - e poi, nei successivi due, ci saranno le separazioni. Su cui, comunque, si potrebbero costruire altri cinque film...".
Testo da La Repubblica. Foto da La Stampa web

PASOLINI CHIAMÒ CELENTANO PER UN FILM


Lo svelano due amici del regista, lo conferma Claudia Mori
"Pierpaolo e Adriano si incontrarono ma il progetto non andò avanti"
"Pasolini chiamò Celentanoper un film sulla Via Gluck"
Fosse accaduto oggi, sarebbe stato un incontro da brivido, da prima pagina, folla di telecamere, tg e via di seguito: Pier Paolo Pasolini e Adriano Celentano, lo scrittore dei "ragazzi di vita", il poeta delle "Ceneri di Gramsci", l'osservatore più profetico, tormentato e lucido della società italiana e il molleggiato, il cantante pop che più ha raccontato, predicato, interpretato e incarnato quella società. Insieme Pasolini e Celentano si incontrarono davvero: l'idea era di fare insieme un film sul Ragazzo della via Gluck, non per niente la più pasoliniana delle canzoni di Adriano, coi suoi temi della (anti) modernità, dell'industrializzazione che snatura il tessuto antropologico, della metropoli che inghiotte i vecchi quartieri deturpando l'identità sociale. Purtroppo, come sappiamo oggi, di quel film non se ne fece niente. Il progetto risaliva ai primi anni Sessanta, anzi, esattamente tra il 1959 e il 1960, nato in alcuni incontri a Milano, come ricorda Claudia Mori. "Pasolini e Adriano si videro un po' di volte a Milano.
Parlarono di un progetto di film sui temi di quella che più tardi, nel 1966, sarebbe diventata Il ragazzo della via Gluck. Poi, non ricordo nemmeno perché, il progetto non andò avanti. E tutto morì lì". Effettivamente tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio dei Sessanta, Pier Paolo Pasolini aveva fatto alcune incursioni a Milano pensando alla sceneggiatura di un film che, sfiorando il mondo della mala, raccontasse i ragazzi che di notte affollavano trani e bar della città. Di quell'idea oggi resta una bella sceneggiatura dal titolo romanticamente vero, La nebbiosa, che a sua volta ispirò (alla lontana e con molta meno poesia) un film, Milano nera, del '64 girato da Gian Rocco e Pietro Serpi. Non solo: secondo la testimonianza di due ex-ventenni milanesi di allora, Paolo Uguccione e Giuseppe Pucci Fallica, vicini a Pasolini durante il soggiorno milanese, Celentano fu contattato dallo scrittore proprio per La nebbiosa. "Adriano abitava in via Cesare Battisti, non era ancora famoso. Pasolini lo voleva a tutti i costi come protagonista del futuro film. Ma Celentano allora era gestito dal fratello Alessandro che gli faceva da manager e lui rifiutò perché non si accordarono sul compenso". Fin qui la versione dei due testimoni. "Ma no, non è esatto. Con quel film Adriano non c'entrava niente- è invece il ricordo di Claudia Mori-. Con Pasolini si parlarono solo per il progetto sul Ragazzo della via Gluck e basta". D'altra parte l'incontro tra le due straordinarie personalità vive oggi solo nei ricordi di chi c'era. Non una carta, non una documentazione, non una parola scritta resta di quel progetto di film sul Ragazzo della via Gluck. Lo dice con tono fermo Graziella Chiarcossi a cui sono andati gli scritti di Pasolini ora dislocati tra Biblioteca nazionale di Roma e fondo di Maria Corti a Pavia (con una donazione) e al Gabinetto Vieusseux di Firenze in comodato. "Conosco praticamente a memoria le carte di Pasolini. Se solo mi fosse capitata tra le mani qualcosa che riguardava quel film l'avrei segnalata- dice Graziella Chiarcossi- Ma non mi risulta. Quanto a conoscersi, vado sul ricordo, a me pare che Pasolini e Celentano si incontrarono anche dopo, negli anni Settanta, grazie a Ninetto Davoli, che avendo lavorato con Celentano (il film Storia d'amore e di coltello di Corbucci, del '71, ndr) ne era rimasto folgorato, diventando un suo fan".
Testo e immagine da La Repubblica

MANIFESTO DELLA MODA CONTRO L'ANORESSIA



Il ministro Melandri: «Disinformazione sul manifesto della moda contro l'anoressia» e «Occorre chiedere alle modelle un certificato medico che escluda disturbi alimentari»


Sui contenuti del Manifesto di autoregolamentazione contro l'anoressia, firmato dagli stilisti il 19 dicembre a Palazzo Chigi, c'è disinformazione: lo afferma il ministro delle politiche giovanili, Giovanna Melandri, che critica «alcuni operatori del settore che, a mezzo stampa, ne commentano i contenuti dando dimostrazione di non conoscerli a fondo». In particolare, il ministro ribadisce che«non c'è alcun punto, nel Manifesto, secondo cui le modelle con Indice di massa corporea (peso in chili diviso il quadrato della statura, ndr) inferiore a 18 non possano sfilare» e che quello che conta è lo stato di salute delle ragazze che sfilano.


IMC NON UNICO PARAMETRO - «A pochi giorni dalle prime sfilate della Moda donna - afferma il ministro - ribadisco l'auspicio che dalle passerelle romane e milanesi arrivino già i primi segnali di adesione degli stilisti al Manifesto nazionale di autoregolamentazione della Moda italiana contro l'anoressia, firmato dal ministero per le Politiche giovanili, Alta Roma e Camera Nazionale della Moda italiana». In Italia, spiega il ministro, abbiamo scelto «una via diversa da quella spagnola, che superasse l'impostazione secondo cui l'Imc sia l'unico ed esclusivo valore con cui si determina la presenza o l'assenza di un disturbo alimentare.


CERTIFICATO MEDICO - Nel confronto con molti esperti, infatti, abbiamo valutato che non tutte le donne con Imc inferiore a 18 sono malate e, allo stesso tempo, che vi sono molte donne con Imc anche superiore a 18 che soffrono di bulimia nervosa (un disturbo meno visibile dell'anoressia, che consente alle ragazze di restare spesso normopeso)». Il solo Imc quindi, ribadisce il ministro, non basta. «Per questo - spiega - abbiamo valutato più ragionevolmente la necessità di chiedere alle modelle un certificato medico che, basandosi non solo sulla valutazione dell'Imc, ma anche su tutta un'altra serie di parametri, sia in grado di escludere disturbi alimentari conclamati nelle ragazze chiamate a sfilare o posare».


SFILATE VIETATE ALLE UNDER 16 - «Il Manifesto inoltre - sottolinea ancora il ministro - impedisce di sfilare alle modelle under 16 e impegna i firmatari a promuovere la diffusione nei negozi anche di taglie come la 46 e la 48». «In generale - conclude Melandri - il tentativo che abbiamo avanzato con Alta Roma e Camera Nazionale della Moda è stato quello di tracciare un confine tra magrezza e malattia e dire basta a esempi sbagliati per le più giovani, promuovendo modelli estetici quantomeno diversificati e comunque positivi e solari per le tante ragazze che vedono nelle mannequin un modello da imitare».
Testo da Il Corriere della Sera (foto da Internet)

ITALIA-SPAGNA

Gli spagnoli nel giro di tre anni saranno più ricchi di italiani e tedeschi: lo ha detto il primo ministro Jose Luís Rodríguez Zapatero in una intervista al quotidiano El País. «Siamo sicuri di superare Germania ed Italia in termini di Pil pro-capite nei prossimi due o tre anni», ha affermato il primo ministro, il quale ha aggiunto che «tra qui e il 2010 potremo completamente sorpassarli».

Il premier spagnolo ha affermato che il prodotto interno lordo della Spagna crescerà ad una media del 4% annuo fino al 2010. La stima ufficiale del governo è che quest'anno il Pil raggiunga il 3,4% dopo il 3,8% del 2006, uno tra i tassi di incremento più forti dell'eurozona. Zapatero ha ricordato che «il 60% dei nuovi posti di lavoro creati in Europa sono stati fatti in Spagna».

Ascolta la divertente parodia della trasmissione radiofonica IL RUGGITO DEL CONIGLIO (n.b. è un po' prima della metà della trasmissione)

Testo e immagini da La Stampa

venerdì 12 gennaio 2007

CONFERENZA SULL'ATTUALITÀ ITALIANA

PROGRAMMA DEL III LABORATORIO DI DIDATTICA DELL’ITALIANO A.A. 2006-2007

Invitiamo i nostri alunni a partecipare alla conferenza sull'attualità italiana che si terrà venerdì 19 gennaio 2007.

Per la partecipazione è necessaria l'Iscrizione


AGGIORNAMENTO SULL'ATTUALITÀ ITALIANA

(Saló de Graus. Facultat de Filologia. 1º piano)
16:00 Consegna di materiali.
16:15 Saluto ai partecipanti.

16:30-17:15: Viviana Trevi (Universitat de València):
Scrittori e generi di successo nell’Italia del Duemila

17:30-18:15: Pedro Ponce Mora:
La svolta digitale nella musica leggera italiana. Nuovi orizzonti dell’ultimo decennio

18:30-19:15: Giovanna Tonzanu (EOI Quart de Poblet):
I mass media”.

VI ASPETTIAMO!

giovedì 11 gennaio 2007

E TU SEI DI PASTA FROLLA?

Alcuni alunni mi hanno chiesto la ricetta della pasta frolla che è la base di tutti i tipi di crostata, qui vi proponiamo quella più semplice, la crostata alla marmellata.

Esiste anche un detto popolare “avere le mani di pastafrolla”, se qualcuno vi dice “hai proprio le mani di pasta frolla” cosa vuol dire?
a) che sapete farci con i dolci
b) che avete le mani delicate
c) che avete le mani sporche
d) che vi cade sempre tutto di mano

E adesso un quesito più difficile, cosa si intende per “uomo di pasta frolla”?

CROSTATA ALLA MARMELLATA
Ingredienti: 300 g. di farina
3 uova
150 g. di zucchero
150 g. di burro
una scorza di limone grattuggiato
un pizzico di sale
marmellata.


Ricetta :
1. Mettere la farina a fontana sul tavolo, unire il burro ammorbidito a pezzetti, lo zucchero, i tuorli, la buccia di limone, un pizzico di sale e lavorare fino a formare un impasto morbido e liscio.
2. Fare una palla o panetto, avvolgerla in una pellicola trasparente e tenerla in luogo fresco per 30 minuti.
3. Dividere l'impasto in due parti diverse tra l'oro e stenderlo con un mattarello.
4. Stendere la parte più grande in una teglia di media grandezza (non più di 3 cm e del dianetro di 26 cm) imburrata e infarinata.
5. Con l'altra parte dell'impasto formare delle striscioline da mettere sopra dopo aver spalmato la marmellata, a formare un reticolo.
6. Cuocere per circa 40 minuti a 180° c.

USTICA: UNA BRUTTA STORIA ITALIANA



Il Dc9 dell'Itavia precipitò il 27 giugno 1980. I morti furono 81. Ancora sconosciute le cause del disastro



Il 27 giugno 1980 l'aereo DC9 I-TIGI della compagnia Itavia decolla da Bologna. Sono da poco passate le 20. L'aereo è diretto a Palermo. Intorno alle 21 c'è l'ultimo contatto radio con il velivolo. Poi l'aereo sparisce dai radar. Scatta l'allarme, ma solo alle prime luci dell'alba del giorno dopo, a nord dell'isola di Ustica, vengono recuperati alcuni resti del volo precipitato. A bordo c'erano 81 persone, tra le quali 13 bambini: tutti morti.


IL MISTERO - È passato oltre un quarto di secolo, e le cause della strage restano ignote. Anche se le prime ricostruzioni parlarono di cedimento strutturale del velivolo, fin da subito si ipotizzò che a causare il disastro fossero stati una bomba, un missile o una collisione con un altro aereo. Nell'estate dell'86 si iniziò il recupero del relitto e nel giugno del '97 sul tavolo del giudice istruttore Rosario Priore arrivò il dossier completo delle indagini da cui emerse che il Dc9, la sera dell'incidente, volò per un'ora all'interno di uno scenario di guerra. Un supplemento di perizia confermò l'affollamento di velivoli nei cieli italiani.

IL PROCESSO - Il 31 luglio 1998 i pubblici ministeri romani Nebbioso, Roselli e Salvi chiesero il rinvio a giudizio per i generali dell'Aeronautica Bartolucci, Tascio, Melillo e Ferri e per altri cinque ufficiali. Secondo l'accusa, in particolare, i generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri omisero di comunicare al governo informazioni sul disastro aereo (nella richiesta si legge che non si proceda «in ordine al delitto di strage perché ignoti gli autori del reato»).

TRA PRESCRIZIONE E ASSOLUZIONE - Il reato contestato ai generali, prescritto per i giudici in primo grado e per il quale furono invece assolti in appello, oggi non esiste più, dopo la riforma dell'articolo 289 c.p. («attentato contro organi costituzionali») attuata con la legge n.85 del 2006. I giudici della terza Corte d'assise della Capitale derubricarono il reato, con l'applicazione del secondo comma del suddetto articolo, ritenendo che l'imputazione contestata avesse soltanto 'turbato' (e non 'impedito' come sostenuto dall'accusa) l'esercizio delle prerogative del Governo nel chiarire quanto accaduto al Dc9, e dunque dichiarando il non doversi procedere per intervenuta prescrizione del reato. I giudici d'appello assolsero invece i generali «perché il fatto non sussiste» ai sensi dell'articolo 530 c.p.p., secondo comma (equivalente alla vecchia formula dell'insufficienza di prove), ritenendo che contro gli imputati ci fossero «deduzioni, ipotesi, verosimiglianze, 'non poteva non sapere', 'rilievi di ordine logico' ma nulla - si legge nella sentenza - che abbia la veste non solo di una prova ma anche di un indizio».

L'ULTIMA STRADA - Nel febbraio scorso, dopo la sentenza della Corte d'assise d'appello ma prima della pubblicazione delle sue motivazioni, è entrata in vigore la nuova legge, secondo la quale può essere accusato di attentato contro organi costituzionali «chiunque commette 'atti violenti' diretti ad impedire, in tutto o in parte, anche temporaneamente l'esercizio delle loro funzioni» al Presidente della Repubblica o al Governo, nonchè alle Camere, alla Consulta e alle assemblee regionali. Atti violenti, dunque, che di certo non sono contestati ai due imputati. Alla luce di ciò, la Procura generale di Roma, rappresentata dai pm Erminio Amelio e Maria Monteleone e dal pg Salvatore Vecchione, nel ricorrere alla Suprema Corte chiede di sostituire la formula assolutoria pronunciata nel dicembre 2005 con quella secondo cui «il fatto contestato non è più previsto dalla legge come reato». In tal modo, spiega l'avvocato Alfredo Galasso, legale di parte civile per i familiari della vittime, sarebbe rimasta aperta la possibilità di promuovere un'azione civile per i risarcimenti. Con la decisione della Cassazione, però, anche quest'ultima strada viene chiusa definitivamente.

Quanto al risarcimento ai parenti delle vittime, «il governo ha sempre dimostrato tutta la sua sensibilità». «E, con questo spirito, ha previsto nella Finanziaria una norma che equipara i parenti delle vittime del Dc9 dell’Itavia ai familiari delle vittime del terrorismo, garantendo così un risarcimento», riferiscono fonti di Palazzo Chigi.

Testo e foto da Il Corriere e La Stampa web


SE VUOI SAPERNE DI PIÙ

martedì 9 gennaio 2007

ESAMI CELI

Vi informiamo che sono aperte le iscrizioni per il rilascio del DIPLOMA UFFICIALE DI LINGUA ITALIANA PER STRANIERI (CELI).

Gli interessati, potranno effettuare l'iscrizione tramite l'Universitat de València dal 9 al 26 gennaio presso l'Ufficio di "Relacions Internacionals".

Per l'iscrizione si dovrà compilare il modulo di iscrizione e scegliere il livello (questa volta è possibile fare l'esame solo per i livelli 1, 2 e 3).

Gli studenti di italianistica (Filologia Italiana o altre filologie con "complements de formació "di Filologia Italiana) dovranno adeguatamente dimostrare questa loro condizione per poter ottenere una riduzione delle tasse di iscrizione.

L'esame scritto si terrà il 10 marzo 2007.

Modulo di iscrizione e ulteriori informazioni.

ITALIA: MUSICA AL FEMMINILE



In Italia tre donne al top della musica
"Io Canto" della Pausini è il disco più venduto dell'anno. Segue Gianna Nannini con "Grazie",

La musica italiana, nel 2006, canta al femminile: tre le donne al comando nelle classifiche. Laura Pausini, con "Io Canto", ha centrato il disco più venduto dell'anno, seguito da Gianna Nannini con "Grazie", in classifica da oltre 48 settimane, e da Elisa con "Soundtrack '96-'06". Come accade sempre più spesso, le vendite dell'ultimo periodo natalizio hanno fortemente inciso sull'andamento del mercato discografico italiano.
I PIU' RESISTENTI - Nei primi dieci in classifica, appaiono però anche dischi "long seller" con vendite che hanno coperto parte del 2005, come Eros Ramazzotti con "Calma Apparente" e Ligabue con "Nome e Cognome".
Nella classifica delle compilation il Festivalbar la fa da padrone, con seconda e terza posizione, ma anche Sanremo, e persino lo Zecchino d'Oro, si difendono bene.
GLI ITALIANI - Ottima la performance complessiva del prodotto italiano che conquista otto posizioni su dieci nella top ten degli album più venduti, e sei su dieci nei singoli, a conferma dei forti investimenti nel repertorio locale realizzati dalle aziende discografiche nel nostro Paese. Le classifiche ufficiali Fimi/Ac Nielsen da dieci anni fotografano l'andamento dei dischi più venduti in Italia, su un panel di 275 punti vendita rappresentativi di negozi tradizionali, catene specializzate e grande distribuzione e sono pubblicate settimanalmente sul sito di
Fimi .




Testo e foto dal Corriere della sera

Julia: una detective dell'animo umano

Julia Kendall (si legge Giulia) vive e lavora a Garden City, una cittadina a circa un’ora di strada da New York.
Di professione fa la criminologa. Ha superato di poco la trentina, con capelli corti e scuri, come gli occhi, particolarmente grandi ed espressivi. Lontana dallo stereotipo della top-model, ha una figura naturalmente elegante, con un corpo esile e nervoso alla
Audrey Hepburn, e tratti che, senza rientrare nei canoni della bellezza classica, la rendono decisamente affascinante. Si trucca poco, propende per un abbigliamento sportivo di classe (con una predilezione per l’insieme pantaloni - camicia - blazer) ma, all’occorrenza, sa sfoggiare anche mises più raffinate. Abita in una tipica villetta primi Novecento alla periferia di Garden City. Julia coltiva l’hobby del cinema anni Quaranta e della musica. È
una donna moderna, che ha una concezione moderna della vita e dei rapporti. Le sue recenti storie sentimentali sono state brevi e piuttosto turbolente, cosa che le ha sviluppato una naturale avversione verso i legami duraturi. Per lei il sesso è un complemento, non un fine.
Possiede una Morgan 4/4 bianca, con interni di pelle nera, del 1967. Non si tratta di un’eccentricità: l’ha dovuta accettare come pagamento per una prestazione professionale. Il lavoro di Julia si svolge su due fronti. Insegna, come assistente, all’università locale, dove ha stabilito
con i suoi studenti un rapporto di reciproca stima e fiducia. La criminologia è una scienza interdisciplinare che si basa sulla psicologia, sulla sociologia, sulla psicanalisi, sul diritto… Insomma, una materia complicata che va spiegata con parole chiare. E le sue lezioni sono così chiare che può capirle anche un neofita. Come libera professionista, invece, presta la propria consulenza a personaggi pubblici o a semplici cittadini. Nella maggior parte dei casi, però, riceve un incarico di lavoro direttamente dalla procura distrettuale e collabora con la polizia. Il metodo d’indagine di Julia, oltre che sulle conoscenze
scientifiche acquisite, si basa su un istinto personale, una straordinaria sensibilità che le permette d’immedesimarsi emotivamente nel criminale di turno e quindi di prevenirne le mosse o di risalire ai motivi che hanno scatenato le stesse. I casi che la interessano riguardano la psicopatologia criminale, i binomi sesso-delinquenza e droga-delinquenza, gli omicidi efferati, il proliferare dei serial killer, il fenomeno della delinquenza
giovanile. Il suo intento è naturalmente quello di assicurare i colpevoli alla giustizia, ma soprattutto di capire – capire, non giustificare – le profonde pulsioni che li hanno spinti ad agire. Se esistesse la categoria, si potrebbe definire una Indagatrice dell’Animo. Le storie di Julia sono caratterizzate anche dall’uso di una voce narrante in prima persona, un espediente caro alla scuola californiana dei giallisti, che, nel nostro caso, ci permette di conoscere le riflessioni e le considerazioni della protagonista, in uno stile diaristico, che aggiunge immediatezza agli avvenimenti.


CURIOSITÀ:
I SUOI AFFETTI
Vive in compagnia di una gatta persiana, Toni, e di una colf battagliera, la simpatica Emily.
I SUOI AMICI E COLLABORATORI
Innanzitutto, l’investigatore Leo Baxter. E poi, il sergente Ben Irving e il burbero tenente Alan Webb...
IL MONDO DI JULIA
Garden City, una tranquilla (ma non troppo!) cittadina del New Jersey. Ma a Julia piace viaggiare...
I CRIMINALI
Assassini seriali, pazzi, sequestratori, dinamitardi...Per fermarli, Julia deve «entrare» nella loro mente!
Testo e immagine: http://www.sergiobonellieditore.it (la casa editrice dei fumetti Made in Italy)
Siamo curiosi... Qual è il tuo fumetto preferito?

lunedì 8 gennaio 2007

Gibson: vietato ai minori

Decisione provvisoria del giudice, che accoglie il ricorso del Codacons. In attesa dell'esame in camera di consiglio, fissato per il 17 gennaio.

"Apocalypto", il Tar del Lazio impone il divieto ai minori di 14 anni


Violenza, torture, sevizie, uccisioni. Troppe. E così la seconda sezione del Tar del Lazio, presieduta da Italo Riggio, ha deciso di vietare provvisoriamente ai minori di 14 anni il film di Mel Gibson, Apocalypto. Un'ordinanza che contraddice quella della Commissione di revisione cinematografica, che aveva deciso la distribuzione nelle sale senza alcun divieto. Per contestare questa scelta l'associazione dei consumatori Codacons si era, appunto, rivolta al Tar. Che, oggi, le ha dato ragione. Certo, questo emesso dal tribunale amministrativo non è un verdetto definitivo. Ma un provvedimento deciso, diciamo così, in via cautelativa. L'ordinanza, comunque, entra già nel merito della questione: "Il film Apocalypto contiene numerose scene di estrema violenza che si susseguono incessantemente per tutta la durata dello spettacolo, non adatte ad un pubblico di minori", vi si legge infatti. E dunque, esistendo a parere del giudice i "presupposti dell'estrema gravità e urgenza", viene deciso il divieto. Tutto questo, comunque, fino alla discussione della vicenda in camera di consiglio, già fissata al prossimo 17 gennaio 2007.
La pellicola di Gibson, che ricostruisce in modo particolarmente cruento le lotte interne alla civiltà Maya, è nelle sale da venerdì. E nel primo week end di programmazione, senza alcun divieto ai minori (malgrado le perplessità espresse da più parti, compreso il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli), si è piazzato secondo al boxoffice di casa nostra. Preceduto dal Daniel Craig-James Bond di Casino Royale. A dimostrazione che il fascino eterno del marchio 007 vale più anche del polverone mediatico (con annessa pubblicità gratuita) che ha circondato lo sbarco di Apocalypto.




Testo e immagini da La Repubblica.

I CAPOLAVORI DI SAN PIETRO












In Vaticano dipinti e modelli ripercorrono la tormentata storia della basilica che Giulio II volle simbolo della potenza della Chiesa

L’idea fu di Giulio II. Rifare la basilica di San Pietro, il centro spirituale della cristianità ma anche la rappresentazione fisica della potenza della Chiesa, non era certo impresa facile. Così i lavori cominciarono nel 1506 e proseguirono tanto a lungo che ancora oggi per definire qualcosa senza fine la si paragona alla «fabbrica di san Pietro».
La mostra, curata da Antonio Paolucci nel Braccio di Carlo Magno in Vaticano, «Petros eni», Pietro è qui, aperta fino all'8 marzo, vuole proprio raccontare la lunga gestazione di questo monumento, simbolo del mondo cattolico ma anche della stessa città eterna.
Lavorare al progetto di san Pietro, com'è ovvio, faceva gola a tutti. E non c'era papa che non volesse legare il suo nome a questa grande opera: da Leone X a Paolo III, da Urbano VIII ad Alessandro VII. Così sono stati i più grandi artisti a partecipare alla realizzazione della più importante basilica del mondo. Per esempio, la cupola si deve al genio di Michelangelo, mentre l'abbraccio accogliente del colonnato è di Gian Lorenzo Bernini. Ma hanno collaborato alla costruzione di San Pietro Donato Bramante, che ricevette per primo il prestigioso incarico direttamente da Giulio II, Raffaello, Baldassarre Peruzzi, Antonio da Sangallo, Giacomo della Porta, Carlo Maderno ecc. Ognuno di loro riprendeva, oppure cambiava completamente, il disegno del suo predecessore. E si andava avanti così. D'altra parte nel sogno di Giulio II della Rovere c'era proprio un'opera irripetibile che doveva corrispondere al suo disegno universalistico di un nuovo rinascimento. Un progetto in cui Roma sarebbe stata al centro di una civiltà che avrebbe fatto rivivere la grandezza dell'antichità, dell'impero sotto le insegne del cristianesimo. Il papa sarebbe stato, nello stesso tempo, il successore dei grandi imperatori e di San Pietro. E per questa ragione la sua tomba avrebbe dovuto sorgere lì. Un'idea gigantesca e irrealizzabile affidata a Michelangelo che tutta la vita avrebbe fatto i conti con la frustrazione di non averla eseguita come avrebbe voluto. Del primo progetto restano capolavori come gli Schiavi morenti conservati al Louvre. In mostra di Michelangelo, tra le altre cose, c'è un potente disegno da Masaccio, ma anche una dolente Crocifissione, abbozzata che rivela una sofferenza quasi empatica tra lo scultore e il Cristo raffigurato. Per capire quanto fosse importante per il pontificato di Giulio II il ruolo delle arti basti ricordare che fu lui a commissionare la volta della cappella Sistina a Michelangelo e le Stanze a Raffaello. Ed è a lui che si deve il primo nucleo dei musei vaticani, quando decise di esporre all'aperto, nel cortile del Belvedere, le sculture antiche, tra cui il celebre Laocoonte, ritrovato sempre nel 1506 (fino al 28 febbraio, ai Musei vaticani è aperta un'esposizione che celebra il ruolo del Laocoonte e la nascita dei musei).
Questa esposizione che ha per sottotitolo «Cento capolavori per San Pietro», raccoglie disegni, progetti, stampe, dipinti, sculture, monete, bassorilevi che hanno come soggetto la basilica e la sua piazza, i papi e gli artisti artefici della sua realizzazione, la precedente costruzione costantiniana, l'iconografia di San Pietro. In questa sezione ecco la sua Crocifissione drammaticamente interpretata da Caravaggio per la cappella Cerasi in santa Maria del Popolo a Roma, di fronte a un ben più piccolo quadro di Rembrandt che mostra l'apostolo inginocchiato in preghiera.
E' interessante vedere i diversi progetti su carta, immaginare come sarebbe potuta essere questa chiesa ma anche ritrovarla nelle stampe che l'hanno inquadrata prima dell'intervento di Bernini o di quello del Ventennio con l'apertura di Via della Conciliazione.
E affascina confrontare il ritratto di Leone X di Raffaello con quello di Paolo III di Tiziano.


Testo da La Stampa e immagini da Internet