martedì 29 maggio 2007

UN'ALTRA TABARCA


La Sardegna, oltre ad essere dopo la Sicilia, la seconda isola più grande del Mediterraneo, è anche un'isola di isole: isole di terra e isole linguistiche.
Alcune di queste altre isole sono più grandi e "famose" come La Maddalena (parco naturale e sede militare statunitense) o Caprera (l’ultima residenza di Garibaldi); altre più piccole come Santo Stefano (altra base militare) o Tavolara (il più piccolo regno del mondo con un ottimo festival estivo del cinema); senza dimenticare l’Asinara (ora parco naturale ma fino a qualche anno fa, paradiso-prigione per super mafiosi) e le due isole del sud: Sant'Antioco e San Pietro.
E proprio in quest’ultima "isola nell’isola" troviamo l’ennesima sorpresa: per le sue stradine si parla l’antico dialetto di Pegli (Genova). Per questo
Fabrizio De André volle sentirlo e conoscere l’isola di persona quando si apprestava a scrivere Creuza de Mä, storia di mare e di Liguria.
La storia di quest’isoletta è davvero peculiare: gli abitanti sono, per l’appunto, originari di Pegli in Liguria e vennero spediti sull’isola tunisina di
Tabarka per essere poi nel 738 trasferiti da re Carlo Emanuele III sull’isola di San Pietro dove fondarono Carloforte (cioè: "forte di Carlo" proprio in onore al re). L'obiettivo era ripopolare l'isola, circondata da ricchi banchi di corallo e posto ideale per la pesca del tonno (già sperimentata ai tempi dei Fenici), alla quale ben presto si dedicaronono, dando vita a una delle tonnare più importanti del Mediterraneo.

La storia davvero singolare di Carloforte vive in particolare nella sua gastronomia che passa dalla "capunadda" preparata utilizzando le parti magre del tonno tagliate a strisce, a piatti della tradizione ligure come le trofie al pesto o la panissa, preparata con farina di ceci e acqua, cotta come polenta oppure fritta, raffreddata e tagliata a rombi. Ma si possono anche gustare piatti tradizionali come il cascà, ovvero il cus-cus alla carlofortina.


A Carloforte si mantengono vive le tradizioni anche nella pesca del tonno, che ancora oggi si fa secondo una tecnica di origine araba denominata "di corsa" e che consiste in una serie di reti comunicanti ancorate al fondo.
Da cinque anni in qua, la storia e le tradizioni di Carloforte rivivono anche in una manifestazone che attrae decine di migliaia di persone:
Il Girotonno. Chef provenienti da mezzo mondo si sfidano con ricette a base di tonno.
Cliccando qui potrete assistere alla dimostrazione dello chef Enrico Bazzoni che prepara gli spaghetti alla
bottarga (che potete trovare anche al Mercat Central): una ricetta semplice ma gustosissima. Guardate il video e provate a prepararla a casa. BUON APPETITO e attenti ai trucchi!


Guarda la videoricetta


Un'ultima cosa: la città di Carloforte è gemellata con Alicante e alcuni tabarchini andarono a fondare la nuova Tabarca, isoletta bellissima, proprio sulle coste alicantine... coincidenze!

Videoforum con Carofiglio




Il nostro ormai "amico" Gianrico Carofiglio domani, mercoledì 30 maggio alle ore 12 su La Repubblica, risponderà alle domande dei lettori.
Cliccate qui e scrivete all'indirizzo sopra se volete fargli delle domande.

lunedì 28 maggio 2007

Cinquecento anni di ritratti femminili

Questa bellissima galleria di immagini che fondono i ritratti femminili dal Rinascimento fino ai nostri giorni, c'è sembrato un giusto completamento al bel post di Denis di domenica scorsa.
Il video dura solo un paio di minuti ed è davvero ben fatto. Gustatevelo e cercate di scoprire gli autori di questi magnifici volti.

domenica 27 maggio 2007

Lascia ch'io pianga

Non tutti sanno che anche al conservatorio si impara l’italiano, visto che gran parte del repertorio operistico è in italiano. E quest’anno al Conservatorio di Torrent un gruppo fortemente motivato di alunni di italiano per canto, coadiuvati dal sottoscritto, hanno realizzato un video intitolato “Lascia ch’io pianga” (dall’omonima aria dal “Rinaldo” di Haendel). La realizzazione del video entra in un progetto più ampio in cui è stato fondamentale documentarsi e scoprire, per esempio, che il Rinaldo è un’opera epica ispirata al poema di Torquato Tasso che porta lo stesso titolo. “Lascia ch’io pianga” è un’aria che faceva parte del repertorio di Carlo Broschi (1705-1782), in arte Farinelli, famoso castrato sopranista. Ci fu un tempo, infatti, in cui la Chiesa Cattolica non permetteva alle donne di cantare in chiesa e per questo già dal XVI secolo si ricorreva ai castrati. Le voci dei castrati erano assolutamente le principali, le più ricercate e anche le più pagate, dell'epoca Barocca, a cui seguivano a ruota quelle dei soprani; ma la fama e la gloria erano soprattutto per i castrati, poiché la loro voce era uno strumento musicale potentissimo che racchiudeva in sé le caratteristiche delle voci maschili, femminili e bianche, il tutto amplificato da una poderosa cassa toracica, sviluppatasi come effetto della castrazione, che permetteva fiati lunghissimi e messe di voce incredibili.
Speriamo che il nostro video vi piaccia, lasciamo a voi interpretarlo, noi aggiungiamo solo le poche righe che lo accompagnano:

Lascia 'io pianga la dura sorte... donne che nascondono il loro volto, uomini che si travestono da donne e cantano con voci femminili, donne che lottano ogni giorno in un mondo fatto da uomini ...e che sospiri la libertà

P.S. Abbiamo realizzato anche un MAKING OFF del video

venerdì 25 maggio 2007

Il Chisciotte firmato Shakespeare

È probabilmente l'accoppiata più forte della letteratura mondiale: il padre di tutti i commediografi e quello di ogni narratore, William Shakespeare e Miguel de Cervantes. Immaginiamo che l'autore di Giulietta e Romeo abbia scritto un dramma ispirato dal Don Chisciotte di Cervantes. Immaginiamo che questo dramma sia andato in scena soltanto due volte, al tempo di Shakespeare, e poi il testo sia scomparso in un incendio del Globe Theatre di Londra; che quattro secoli più tardi un direttore della Royal Shakespeare Company riesca miracolosamente a ritrovare il dramma andato perduto e decida di metterlo in scena con una produzione ispano - britannica.
È una storia che fa sognare e che diventerà realtà, stando a quanto annunciato l'altro giorno dal direttore della Royal Shakespeare Company a Madrid. Ma è una storia che contiene anche un mistero: cosa è stato ritrovato esattamente?
Per capirne di più, come in un giallo che si rispetti, conviene fare un passo indietro. Qualche notizia certa su un'opera di tal genere esiste. Il Don Chisciotte arriva in Inghilterra nel 1612, sette anni dopo la pubblicazione in Spagna. Basandosi su un episodio del romanzo di Cervantes, quello stesso anno Shakespeare scrive un dramma intitolato Storia di Cardenio, aiutato da un altro commediografo.
Il "Cardenio" viene messo in scena due volte l'anno seguente al Globe Theatre, che viene però distrutto pochi mesi più tardi da un incendio in cui vanno bruciati molti originali delle commedie del grande bardo, tra cui anche quella ispirata dal Don Chisciotte. Da allora si perdono le tracce del manoscritto, al punto da insinuare perfino il dubbio che sia mai esistito. Quarant'anni dopo la prima rappresentazione, nel 1653, uno storico dell'arte racconta di avere visto una copia del "Cardenio" firmata sul frontespizio da Shakespeare e Fletcher. Poi il giallo fa un altro balzo in avanti: nel 1727 il drammaturgo Lewis Theobald sostiene di avere scritto il suo dramma Double falshood (Doppia menzogna) traendo ispirazione dal "Cardenio". E veniamo al presente. Già nell'ottobre scorso si accennò vagamente al "ritrovamento" dell'opera perduta di Shakespeare. L'altro ieri, alcune conferme sull'affidabilità degli originali incontrati.
Ma il giallo non verrà chiarito, né il mistero svelato, sino a quando il "Cardenio" ritrovato non andrà in scena. Il problema è che dovremo aspettare fino al 2009. Peccato!
(Illustrazione da Internet. Articolo adattato da La Repubblica del 25 maggio 2007)

mercoledì 23 maggio 2007

L'Italia ricorda Falcone


Sono mille e trecento. Sono giovani siciliani e di ogni parte d'Italia. Sono arrivati con la Nave della legalità, partita ieri da Civitavecchia, per la mostrare il loro appoggio alla manifestazione organizzata dalla Fondazione Giovanni e Francesca Falcone in occasione del quindicesimo anniversario della strage di Capaci dove persero la vita il giudice Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta Vito Schifani, Rocco di Cillo, Antonio Montinari.
Sugli striscioni dei ragazzi ci sono scritte che testimoniano la voglia di ricordare. "C'è bisogno di memoria, c'è bisogno di pensare, c'è bisogno di coraggio, c'è bisogno di sognare".
La nave è partita ieri da Civitavecchia. "Ci sono - ha detto il procuratore Grasso - segnali di speranza in questi ragazzi, nei movimenti antimafia che formano una rete virtuosa in tutta Italia. La speranza che possano cambiare la nostra Italia". Ma i giovani si stanno muovendo in nome della memoria anche verso Corleone. Un altro corteo formato da studenti e docenti, accompagnati dal procuratore aggiunto Alfredo Morvillo e da Manfredi Borsellino, sta andando verso Corleone sui luoghi dell'arresto di Bernardo Provenzano.
La sorella del magistrato a ha voluto ricordare che "ci sono tanti indizi che portano alla pista dei cosiddetti mandanti occulti. L'Italia aspetta sempre di sapere quali furono i gruppi di affari che ebbero una convergenza di interessi con Cosa nostra nelle stragi del '92."
Alle 17,58, il momento della strage, si osserverà il silenzio e il raccoglimento in memoria delle vittime. La giornata si concluderà alle 21, a piazza Politeama, con il concerto gratuito, "Mille note contro la mafia" al quale parteciparenno tra gli altri Carmen Consoli e Daniele Silvestri.
(Foto e testo adattato da La Repubblica del 23 maggio 2007)

Vi lasciamo con le immagini del bellissimo film "I CENTO PASSI" e la canzone "PENSA" di Fabrizio Moro.




lunedì 21 maggio 2007

Il tormentone estivo


Quale sarà il tormentone di quest'estate? Cioè, quale sarà la canzone che vi tormenterà durante la calda estate che ci aspetta? Cliccate qui ed ascoltate i brani.
Buon ascolto!
(Foto da Internet: Cala Goloritzé, Arbatax, Sardegna)

Lezioni tecnologiche



Un radiodramma sulla Rivoluzione Americana o sul Risorgimento. I romanzi di Calvino spiegati via podcasting. E, come tesina, un videotrailer da portare all'esame di Stato. Così la lezione diventa un format: un nuovo modello didattico, alternativo e innovativo, che cerca di coniugare l'apprendimento degli studenti con i mutamenti tecnologici (audio, video, blog) oggi a disposizione degli insegnanti. Senza trascurare l'influenza dei media televisivi e radiofonici. È l'orizzonte cui guardano gli insegnanti che hanno partecipato a Torino, il 18 maggio, al primo convegno nazionale sul tema "Il format della lezione. I linguaggi del Web 2.0 per la scuola e il mobile learning". I docenti si chiedono se è possibile continuare a praticare la professione di insegnante senza rimettere in discussione i tradizionali compiti. E quali format, derivati dall'esperienza concreta delle scuole, sono oggi disponibili e possono essere presi a modello di una ricerca.

In una scuola media milanese, ad esempio, si stanno progettando dei video sintetici che condensano in pochi minuti alcuni concetti essenziali attraverso la drammatizzazione e la sceneggiatura di specifici argomenti di carattere scientifico. Pillole di lezioni video prodotte dagli allievi sulla scia dei modelli documentaristici, ma erogati attraverso il podcasting.
Un altro lavoro è quello svolto da Alberto Pian, insegnante di italiano e storia, pioniere del podcasting didattico in Italia; in questo caso si va dalla "lezione per capire come si analizza un testo, come si ricavano delle riflessioni, come si possono stabilire dei collegamenti ad altri autori e testi", alla "stesura spontanea di hit parade di autori, testi, brani significativi e tematiche". Ma c'è anche la possibilità di ripassare gli argomenti trattati. "La classe viene divisa in gruppi - spiega Pian - ogni gruppo realizza una ipotetica trasmissione radiofonica che si registra immediatamente. E il prodotto piace moltissimo".
A entusiasmare gli insegnanti è la partecipazione attiva degli allievi alla costruzione di un processo di apprendimento. Inoltre, gli esempi discussi durante il convegno hanno mostrato come la lezione fornisca ai ragazzi oltre ai contenuti anche un metodo di lavoro e di ricerca. Si aprono perciò scenari completamente diversi dal modello tradizionale.
D'altra parte, secondo alcuni dati presentati al convegno, entro il 2009 il 50 per cento dei corsi universitari dell'Unione europea sarà erogato online e l'80 per cento degli studenti prediligerà il mobile-learning. La scuola e l'università non possono dunque restare fuori da questa dinamica. E poi i lavori audio e video trasmissibili via podcast e internet, "offrono agli studenti strumenti di padronanza linguistica, comunicativa e progettuale che oggi è molto difficile ottenere con i sistemi tradizionali. Semmai i problemi per i docenti sono altri: il primo è che le istituzioni, universitarie e scolastiche, difficilmente comprendono che si può uscire dai tradizionali schemi e quindi non hanno ancora capito che queste attività andrebbero supportate sul piano finanziario e tecnologico; il secondo problema è che ancora troppi docenti hanno paura dell'e-learning, non pensano alle lezioni come a qualcosa che può uscire dagli spazi della propria aula. Mentre serve condividere esperienze e risorse per stimolare un mutamento ormai necessario perché, questa forse la lezione di fondo, i cambiamenti non possono che essere incoraggiati dal basso.
(foto e testo adattato da La Repubblica del 21 maggio 2007)
Cosa ne pensate di questo tipo di insegnamento? Vi piace? Lo utilizzereste per il vostro apprendimento dell'italiano? Secondo voi può sostituire quello tradizionale?

domenica 20 maggio 2007

L'Italia dei souvenir


Un souvenir o un ricordino da...

Spesso durante i nostri viaggi perdiamo tempo e soldi in inutili souvenir che attestino il nostro passaggio in un determinato posto, una prova tangibile davanti ad amici e parenti che siamo stati "lì". Un'indagine della rivista on line "Marketing Tv" ci svela alcune curiosità:

Il turista medio preferisce il souvenir da bancarella e quello enogastronomico. Quasi un souvenir su tre è infatti un oggetto sacro (soprattutto vaticano). Chi scende al Sud, però, si innamora anche delle ceramiche, Capodimonte e Caltagirone soprattutto, che fanno un 12% del mercato ciascuna. Resistono sul mercato anche le forti icone locali: la gondola a Venezia, con o senza luce (10%), i carretti siciliani (8%) e i trulli di Alberobello (2%). In ribasso i Colossei: troppo visti, troppo kitsch (almeno quelli delle bancarelle).
La spesa media del turista da bancarella è intorno ai 25 euro (solo una congrua minoranza si avvicina ai 100).
Molto importante è anche il legame che il visitatore straniero stabilisce tra Italia e cibo. La bottega gastronomica on line «Esperya» ha valutato così gli acquisti dei vacanzieri: il parmigiano reggiano è il souvenir preferito dal 16% del campione, il pane di Altamura segue a ruota con il 14%, la mozzarella di bufala campana si attesta sul 13%, la pasta pugliese e l’olio toscano sono al 10%, così come il Brunello di Montalcino. Nella top ten, seguono il limoncello di Sorrento (8%), l’aceto balsamico di Modena (6%) e il cioccolato piemontese (5%).
Ma la novità degli ultimi anni è costituita dal merchandising museale: 118 musei statali si sono muniti di negozi che sono, allo stesso tempo, libreria e negozio di oggettistica. La crescita di questi «negozi colti» è stata esponenziale: nel ‘98 vi si spendevano 14 milioni di euro, oggi si è arrivati a quasi 45 milioni.
E poiché ogni museo ha una sua icona, il turista la cerca tra gli oggetti proposti: riproduzioni su carta (cartoline, poster, pannelli), ma anche oggetti di cartoleria pregiata, come quaderni, penne, matite, fermacarte in vetro o in pietra, sono gli oggetti più venduti.
Il salto di qualità lo fanno invece le pinacoteche. Quella di Villa Borghese, per esempio punta molto sulla gioielleria e sui tessuti che ripropongono quelli rappresentati nei quadri. E lì i prezzi salgono.
(Immagine da Internet. Testo adattato da La Stampa)
E voi, che tipo di "ricordini" comprate quando siete in vacanza? Ve ne hanno portato qualcuno particolare? Raccontatecelo!


venerdì 18 maggio 2007

Dialetto – Italiano: 1 a 0

Secondo i dati di una ricerca dell'Istat: cresce il numero di chi utilizza esclusivamente il dialetto e molti lo alternano spesso alla lingua italiana.
La rivincita del vernacolo sulla lingua nazionale? Non esattamente, ma quello messo in evidenza dall'Istat sembra un segnale interessante. Chi pensa che l'uso del dialetto fra i giovani non sia di moda dovrà ricredersi. Gli studenti che si esprimono esclusivamente in italiano sono in calo rispetto a sei anni fa mentre cresce il numero di coloro che utilizzano 'esclusivamente' il dialetto. In mezzo, ci sono un quarto di ragazzi ancora tra i banchi di scuola che dichiarano di alternare i due modi di esprimersi. Per saperne di più clicca
qui.
(Testo adattato da www.repubblica.it)

martedì 15 maggio 2007

La nuova lingua italiana


Ci sono i celebri "pizzini" (i bigliettini con gli ordini di Bernardo Provenzano), il "Gay pride" e persino i recentissimi "Dico" (la legge sulle unioni di fatto). La lingua italiana cambia e nuove voci fanno il loro ingresso nel vocabolario. A promuovere ufficialmente questi ed altri 700 neologismi è l'edizione 2008 del dizionario Devoto-Oli, presentata alcuni giorni fa a Roma nella sede centrale della Dante Alighieri. Ne emergono il ritratto di una società che si trasforma ed anche alcune sorprese. Molte delle novità presenti tra le 150mila definizioni del volume, hanno avuto origine nel mondo dei mass media. "I mezzi di comunicazione di massa coniano e diffondono nuovi termini - dice lo storico della lingua italiana Luca Serianni - Ovviamente non è poi detto che ogni parola entri stabilmente nell'uso quotidiano dei parlanti, però il loro ruolo è importantissimo". Un'altra inesauribile fonte di neologismi è il mondo dei computer. L'informatica ha generato molte parole, spesso ispirate all'inglese, che sono utilizzate comunemente da un numero significativo di persone. Tra i termini entrati nel vocabolario si segnalano ad esempio "bannare" (vietare l'accesso a un utente), "downloadare" (scaricare un file da una rete) e "defacciare" (modificare illecitamente parti di un sito web).
La selezione delle voci ha seguito regole ben precise. "In genere, per essere inserito in un dizionario, un neologismo deve superare un periodo di quarantena in cui si verifica la sua effettiva circolazione - spiega Luca Serianni - Questo vale per le parole nuove come "carcerizzare" (un modo critico di indicare la punizione con il carcere) e anche per gli usi innovativi di termini già esistenti come "cuneo", che ora è impiegato anche parlando di cuneo fiscale". Talvolta alcuni degli inserimenti sono stati imposti dalla cronaca.
Non mancano, poi, le nuove voci meno note. Da "acido abscissico" (un ormone vegetale) a "crossmediale" (che opera su più media), sono molti i neologismi ugualmente importanti ma sconosciuti a molti italiani. Per chiarire di cosa si tratta, in questi casi, sarà fondamentale consultare il dizionario. Uno strumento che, del resto, ha da sempre come compito principale spiegare il significato delle parole.
Adattato da La Repubblica del 15 maggio 2007

Gita al Castello d'Alaquas


Michelangelo Merisi, più conosciuto come Caravaggio, è uno dei pittori più importanti della Storia dell´Arte. Fu un artista della Controriforma e doveva dipingere temi religiosi con molto realismo (come ad esempio i volti dei personaggi) per impressionare i fedeli e che questi continuassero credendo nella chiesa cattolica. Quest’ultima aveva l´intenzione di emozionare, causare pietà e soprattutto di arrivare al cuore degli spettatori delle opere. Il geniale pittore barocco apportò due concetti alla storia della Pittura: il tenebrismo e la natura morta che si possono osservare nell´opera. Il tenebrismo consiste in dipingere su uno sfondo scuro una luce artificiale che illumina la figura che interessa, in questo caso San Francesco. La composizione è anche barocca perché si potrebbe, immaginariamente, tracciare una diagonale e questa ci da una sensazione di movimento. La natura morta è una rappresentazione di oggetti innanimati come:recipienti, cibo, fiori, libri, ecc. In questo dipinto troviamo un teschio, un libro e un crocefisso. Caravaggio è stato il primo artista a dipingere una natura morta, "Canestra di frutta", come genere assestante. Per tutto questo il "San Francesco in meditazione" della mostra è valutato diciotto milioni di euro.Tutti non possono dire che abbiano potuto contemplare un Caravaggio e ad Alaquàs questo è possibile.
Raquel

La settimana scorsa abbiamo fatto una visita al Castello di Alaquas, un edificio dichiarato patrimonio artistico nazionale nel 1918 e attualmente di proprietà comunale. Ha sofferto un profondo restauro e così è diventato un bell’esempio di trasformazione e adattamento alla realtà sociale e cultura di Alaquas.
La compagna Raquel è stata la guida e mi sembra che abbia fatto un lavoro ottimo. Quando ci ha spiegato ogni opera d'arte, lei ha preso una posizione assai didattica: ci ha offerto una chiacchierata piena di aneddoti e storie, con le quali qualche volta ci ha fatto ridere. Ha impiegato un lessico giusto, corretto e necessario; così ho potuto imparare alcune parole come piastrella, bottega, natura morta, vanità o committente; un sacco di parole con le quali ho ricordato il mio passaggio per l'università.
Per finire raccomando vivamente una visita al Castello di Alaquas e all’esposizione "Realismo e Spiritualità" che mostra il vincolo storico fra Alaquas e Cremona. Una passeggiata gradevole fra opere sconosciute ma rappresentative, di un momento storico supremo della storia dell’arte: il Rinascimento e il Barocco, sebbene la maggioranza delle opere siano barocche.
Una buona opportunità per visitare un bell’edificio e un’esposizione interessante.
Juanvi

La mostra del Castello d’Alaquás “Realismo y Espiritualidad” mi è piaciuto abbastanza. Abbiamo potuto visitare, da una parte il magnifico Castello del XVI secolo e dall’altra l’elenco d’opere d’arte proveniente da Cremona.
Per quanto riguarda il Castello, devo dire che l’ho visitato varie volte e sempre mi è sembrato molto bello, particolarmente lo splendido chiostro. L’ultimo restauro è stato stupendo e adesso si possono vedere molto bene i soffitti in legno originali, così come i pavimenti di piastrelle dei secoli XVII e XVIII con diversi motivi geometrici e di frutta.
Salud

C’era una volta un prefetto spagnolo a Cremona chiamato Felix Pardo de la Casta, si sposò con una bella ragazza della nobiltà locale, chiamata Margherita Lodi. Questo fatto fece sì che secoli dopo, Cremona si gemellasse con Alacuás, località dove nacque il prefetto.
Nella località spagnola hanno restaurato un antico palazzo che appartenne alla famiglia Pardo-Lodi, e per l’inaugurazione, la città italiana ha collaborato inviando opere d’arte del suo Museo Civico. Tra di queste un San Francesco di Caravaggio e ritratti di Filippo II e un dottore cremonese, dipinti dalle sorelle Sofonisba e Lucia Anquissola. Altre opre d’arte interessanti, sono le immagini e i bassorilievi in legno di Jacopo Bertesi, che a proposito, lavorò a Valenza alla facciata della chiesa dei Santi Giovanni.
Cremona è una bella città con splendidi edifici come il Torrazzo, il Duomo, Il Battistero e il Palazzo Comunale. Ma è mondialmente conosciuta per essere la patria dei famosi liutai Andrea Amati, Antonio Stradivari e Giuseppe Guarnieri del Gesù e anche del musicista Claudio Monteverdi compositore della prima opera, L’Orfeo, rappresentata 400 anni fa.

José

domenica 13 maggio 2007

Nuovo Cinema Paradiso: il migliore.


E parlando di CINEMA, vi proponiamo questa notizia.
«Nuovo Cinema Paradiso» è il miglior film straniero di tutti i tempi.
"Nuovo cinema Paradiso: il miglior film straniero di tutti i tempi". Questo pensano gli inglesi, interrogati in un sondaggio dal prestigioso quotidiano britannico "The Guardian", che ieri ha pubblicato la classifica dei Top 40 film stranieri della storia, in cui il capolavoro di Giuseppe Tornatore, del 1988, è arrivato primo. Ma l’amore per il cinema italiano non finisce quì, se si pensa che nei primi 10 film giudicati i migliori in assoluto dalle migliaia di lettori votanti, ci sono anche altri due italiani. Al quinto posto, infatti, si è classificato Gillo Pontecorvo con «La Battaglia di Algeri», girato tra l’Algeria e l’Italia nel 1966. Il film, uno pseudo-documentario fatto con grande arte e girato in bianco e nero trova d’accordo anche i critici del Guardian, che scrivono: «Nessun film moderno ha mai avuto tanta influenza politica come questo». E poi, all’ottavo posto, un altro notissimo capolavoro italiano: «Ladri di Biciclette» di Vittorio de Sica, uscito nel 1948 che, secondo gli esperti cinematografici del giornale è ancora «affascinante: un classico del movimento neo-realista italiano, che ancora conquista dopo più di 50 anni». Ma la lista di italiani non è finita e dimostra la grande e forse insospettata influenza del nostro cinema, soprattutto se si pensa che questa è una hit parade di tutti i film stranieri al mondo, quindi la competizione era fortissima. «Il Postino», girato in Italia, con molti attori italiani (Massimo Troisi, Maria Grazia Cucinotta) e un regista straniero (Michael Radford) conquista il 16esimo posto, anche se viene definito troppo «turistico» dai critici. Naturalmente non poteva mancare il grandissimo Federico Fellini, che conquista la 18esima posizione con l’amatissimo e iconico «La Dolce Vita» (1960), il cui titolo è ormai diventato un’espressione di uso corrente nel linguaggio quotidiano dei britannici. E poi «last but not least» come direbbero gli inglesi, all’ultimo posto ma saldamente in classifica, ecco Roberto Benigni con il suo «La Vita è bella» (1997) che ha conquistato i cuori anglosassoni con il suo trattamento ironico e al contempo struggente del tema dell’Olocausto.


Foto e articolo adattato da Il Corriere del 13 maggio 2007
Siete d'accordo? E voi, quale film italiano avreste indicato?

Il premio dei chiodini


Cari amici di Oblo', vogliamo per prima cosa fare i nostri migliori auguri agli amici chiodini di Sagunto che hanno vinto il Premio Espiral Edublogs 2007. Li ringraziamo perché hanno voluto condividere con noi questo premio e ci hanno aiutato a creare il nostro Oblo' e soprattutto perché sono stati i primi a creare un blog e sono quindi, per così dire, i nostri "genitori".

Vorremmo inoltre cogliere l'occasione per segnalarvi la loro rivista che in questo numero si occupa di CINEMA ITALIANO e che può essere utile soprattutto agli alunni del quinto che stanno facendo l'unità sul cinema.

Buon lavoro!

giovedì 10 maggio 2007

FIRENZE FOREVER




“È stato un bel viaggio, dove incredibilmente siamo riusciti a fare tantissime cose. Siamo stati fortunati a scegliere Firenze, perché in pochi giorni c’è tempo per farsi un’idea di com’è la città e che c’è di bello, anche se sempre c’è bisogno di più calma per visitare una città.”
Xavi

“Uscimmo dall’aeroporto di Valencia venerdì sera e arrivammo a Pisa con il Diluvio Universale, pioveva a catinelle, menomale che a Firenze no.
Prima di andare in albergo cenammo, lasciando quasi tutte le valigie all’interno della macchina di Enrico, il fidanzato di Ana, che piacevolmente si è occupato dell’alloggio e del mangiare. Grazie Enrico! Grazie ladri per non avere rubato la macchina di Enrico!
Il gruppo era eterogeneo ma ben affiatato, nessuno si è arrabbiato e la convivenza è stata molto gradevole. Grazie a tutti!
Firenze con la pioggia è bella, ma senza è bellissima, splendente, sembra che ti trovi nel Medioevo, se non fosse per i tanti turisti che ti trovi ad ogni angolo. Grazie Firenze!”
Nati

"Finalmente arrivò il venerdi, mi diressi dal lavoro a casa mia pensando alle cose che dovevo mettere in valigia. Mangiai qualcosa e mia sorella insieme a mio cognato mi portarono all’aeroporto. La macchina mi lasciò con un’ora di anticipo al decollo dell'aereo e andai senza fretta a fare il check-in dove trovai Gregorio. Sembrava tutto a posto fino al momento in cui la hostess mi disse che la mia carta di identità era scaduta... erano cominciati i guai..."

Carlos

“Una serata siamo andati in pizzeria e ho visto un personaggio da lontano vicino ai bagni che assomigliava a un attore. Dopo lui si è avvicinato e guarda un po’, era proprio “Elvis ". Io mi sono chiesta ma non era morto? Quello che era incredibile è che la sua faccia era uguale dopo tanti anni, fresca, giovane. Il pizzaiolo mi aveva raccontato che il vero "Elvis" era affaticato per la sua vita frenetica, quindi aveva deciso di abitare nel piccolo paesino toscano di Fiesole. Era davvero pazzesco, ma quel ragazzo era suo figlio e nessuno lo sapeva. Tutti pensavano che faceva finta di essere " Elvis ". Per prendere un po’ di soldi suonava un’assurda chitarra e cantava, davvero male. Dopo cena è venuto un uomo che era vecchio, ma assomigliava moltissimo al sedicente Elvis. Era nascosto dietro due tavolini e guardava lo spettacolo di due ragazze del Conservatorio di Torrent che suonavano e cantavano come angeli. Di nuovo mi sono fatta la stessa domanda e mi hanno confermato che era proprio lui. Non potevo credere a quello che succedeva davanti ai miei occhi. E così è successo ma lo so che non mi crederà mai nessuno. Elvis abita a Firenze! Menomale che i miei compagni conoscono questo segreto.”
Asun

ERASMUS COMPIE 20 ANNI




A proposito di viaggi, uno fondamentale per molti dei nostri studenti è stato sicuramente quello "Erasmus". Con questo post vorremmo invitarli a raccontarci la lora esperienza in Italia: che cosa li ha stupiti di più, che cosa hanno imparato e, perché no?, anche le cose che non gli sono piaciute per niente.
I primi, poco più di duecento, sono partiti con il treno. Quando l'iPod e le linee low-cost non esistevano ancora. In tutto a oggi sono quasi duecentomila gli italiani che, dalla sua nascita nel 1987, hanno approfittato del programma Erasmus per studiare qualche mese in un'università europea. Ragazzi e ragazze che hanno finito per incarnare, forse inconsapevolmente, meglio di tanti altri interpreti ufficiali, il sogno dell'Europa unita. Prendono il via oggi a Bologna le celebrazioni per celebrare i "Venti di Erasmus".
Si parlerà di come il programma ha cambiato la percezione dell'Europa degli stessi europei e dei benefici che i giovani ne hanno tratti. "Simone Veil parlava dell'Europa come di uno stato d'animo. Sono poche le iniziative che, al pari dell'Erasmus, hanno contribuito a formare questo stato d'animo. Un milione e mezzo di europei sono partiti per vivere un'esperienza di vita.
Il presidente del Consiglio Romano Prodi ha rilanciato una proposta: sei mesi obbligatori all'estero per tutti i laureati. I sei mesi potranno anche essere lavorativi in azienda, nelle pubbliche amministrazioni o nel servizio civile.

Secondo i dati della Commissione europea a partire tra gli italiani sono soprattutto quelli con un'età compresa tra 21 e 23 anni. Molti di loro scelgono di stare cinque o sei mesi ma più del 20 per cento rimane anche dieci mesi o più. Ogni anno sono circa 16mila le ragazze e i ragazzi italiani che si staccano da casa per andare a bagnare i piedi nel mare della cultura europea. Forse meno di quanti dovrebbero. "Ancora oggi sono solo l'8% i laureati che hanno studiato all'estero anche per un breve periodo". "Solo il 27% dei laureti in lingue va all'estero a studiare per qualche mese. Come è possibile studiare queste materie senza andare fuori dai confini nazionali? Quelli che vanno di meno fuori sono gli studenti delle facoltà scientifiche. Proprio loro che hanno un linguaggio così universale. Forse è vero che c'è anche un carico didattico sovradimensionato. Ma ci si deve affrancare con più facilità dalla famiglia. Solo così ci si prepara a misurarsi meglio con il prossimo.
L'Erasmus comunque piace a tutti quello che lo fanno. Secondo un'indagine realizzata dalla Commissione europea, per oltre il 90% degli italiani è stata un'esperienza buona o molto buona e solo l'1,5 per cento si è detta insoddisfatto. Molti di loro confessano che questo periodo gli ha permesso di capire molto meglio le persone con un differente background culturale o di etnia diversa. Ma non solo, a molti è capitato anche di cambiare le proprie aspirazioni e di interrogarsi più ampiamente sui propri valori personali.
Durante l'Erasmus, se ci sono problemi semmai, questi sono soprattutto di natura finanziaria. Circa un quarto degli italiani ha ammesso di essersi trovata in qualche modo in difficoltà mentre in media agli studenti europei è successo lo stesso al 19 per cento. E solo per il 28,9 per cento degli studenti italiani i conti in tasca sono andati bene o molto bene (la media europea è del 36,6 per cento). Non solo. Dai dati dell'indagine si ricava l'evidenza che a partire sono soprattutto i figli di genitori laureati. Minori, molto minori sono invece le percentuali di chi proviene da famiglie più svantaggiate. L'ambiente familiare rischia di giocare due volte, dal punto di vista culturale e dal punto di vista economico, un ruolo troppo importante.


testo adattato da La Repubblica del 9 maggio 2007. Foto da Internet.



(9 maggio 2007)

lunedì 7 maggio 2007

VIAGGIO A FIRENZE



Firenze, 4-6 maggio 2007, Un gruppo variopinto di alunni del 3º corso di italiano della EOI di Quart e alcuni alunni di canto del Conservatorio di Torrent assieme a amici e fidanzati italiani ha voluto conoscere da vicino la città che ha visto nascere la loro amatissima lingua. Vi anticipiamo alcune foto e un video girato in una pizzeria, ma nei prossimi post vi daremo più dettagli.

giovedì 3 maggio 2007

I 70 ANNI DI CINECITTÀ





L'ASSOCIAZIONE PROF-IT ORGANIZZA UN INCONTRO SUL CINEMA ITALIANO (guardate la nostra bacheca se vi volete iscrivere o volete partecipare) e noi ne approfittiamo per fare gli auguri a CINECITTÀ che festeggia i suoi primi 70 anni.

Una volta Sergio Leone raccontò così, davanti alle telecamere, la sua love story col più magico, tra i luoghi di cinema italiani: "La prima volta che venni a Cinecittà, avevo tredici anni: quando mi si è aperto il cancello, è stato come entrare nella porta della fabbrica dei sogni". Mentre Federico Fellini, che qui girò tanti suoi capolavori, ammise più volte la sua "affinità psicologica" (sono parole sue) con gli studios: "Vi si respira il processo misterioso della creazione...".

Due citazioni nobili per celebrare i settant'anni di Cinecittà, nata nel 1937 a Roma, lungo la via Tuscolana, per volere del Duce.
E così oggi, per celebrare il compleanno di questa Vecchia Signora forse un po' ammaccata, ma pur sempre ricca di fascino, il mondo dello spettacolo e quello della politica si incontrano proprio qui, nella sala intitolata a Fellini, per illustrare i festeggiamenti: un superparty con ottocento ospiti vip; un documentario breve, ma molto bello, sui suoi primi settant'anni; premi per i grandi artigiani della settima arte; un francobollo celebrativo; e progetti vari per il rilancio del cinema italiano.

(La Repubblica 3 maggio 2007)