lunedì 30 aprile 2007

PAROLE SCOMPARSE

Ogni giorno scompaiono parole alle quali siamo spesso affezionati. Leggete il seguente testo e scriveteci di quali parole italiane vi siete "innamorati" e quelle che invece non vi dispiacerebbe che scomparissero.


C'E' un personaggio, in quell'enciclopedia di tipi umani inusuali che è "La Vita Istruzioni per l'uso" di Georges Perec, che di mestiere cancella le parole dai vocabolari. A differenza di quei suoi colleghi più briosi, forse più fortunati, che sono incaricati di selezionare i neologismi meritevoli di menzione, lui rilegge il vocabolario alla caccia dei termini che non lo sono più: perché sono caduti dall'uso, perché sono troppo difficili, perché nominano oggetti e azioni che non si compiono più. O anche perché sono troppo precisi per un'epoca in cui non si bada troppo alle sottigliezze. I nomi degli attrezzi del maniscalco, i dettagli più minuti delle armature, il nome di colui che dava il ritmo con il tamburo alla remata degli schiavi sulle navi antiche, che era il celeuste. A qualcuno serve saperlo? Càpita più di dover nominare l'ardiglione, il ferretto che chiude la fibbia delle cinture? O il flabello, il ventaglio di piume delle odalische? O il purillo, il pezzo di stoffa sulla sommità del basco? Qualcuno dirà più, quando la stagione si fa mite, che il tempo si è messo al dolco?
I dizionari pietosamente ricoverano ancora alcune di queste voci, giusto nel caso che qualcuno le incontri in qualche vecchio libro o voglia incarognire un suo cruciverba. Chissà cosa ne avrebbe pensato, allora, quel personaggio, dell'iniziativa spagnola: quell'adozione di parole che ricorda le fantasie di Ray Bradbury sui libri condannati all'estinzione e imparati a memoria dai protagonisti del racconto da cui François Truffaut avrebbe tratto il suo Fahrenheit 451.
Un padrinaggio per le parole: quelle invecchiate troppo o quelle invecchiate troppo rapidamente, come è accaduto per esempio in pochi decenni al mangiadischi e al mangianastri. Già il lessico favoloso dei dialetti, in Italia, pare remoto come un bestiario esotico quando si leggono scrittori nostri contemporanei. Di altri scrittori si è sentito dire che avevano deciso segretamente di usare con una certa frequenza modi di dire dell'italiano parlato nella loro regione, per tentare una piccola colonizzazione dal basso della lingua nazionale. Tacitamente ma non segretamente ogni scrittore finisce per essere un padrino di molte parole, che si ostina a usare anche quando l'uso comune le sta dimenticando perché le ritiene più espressive, e non gli sarebbe possibile sostituirle o tralasciarle.
Esiste una fisiologia del lessico: un ricambio naturale che rende più che sufficienti per l'utente medio della lingua le duemila pagine di un vocabolario comune, mentre solo specialisti e curiosi sanno cosa farsene dei venti volumi del Battaglia. Ma la nostra epoca ci lascia a pensare che la fisiologia della lingua, come molte altre fisiologie, abbia accelerato e oltrepassato il suo naturale andamento ecologico. Scompaiono parole, e intere lingue, come si sciolgono i ghiacciai. Si reagisce con riflessi che a volte appaiono poco più che simbolici: dietro al colore (dolco, lo avrebbe definito Giorgio Manganelli) della nostalgia c'è anche il rischio di qualche ipocrita desiderio di scaricarsi la coscienza con il solo gesto di farsi carico di un problema immane. Ma certo, il problema c'è. Non è quello delle parole che sono già morte, scrupolosamente registrate nei dizionari storici e nella memoria culturale di ogni lingua, ma quello delle parole morenti: quelle che potrebbero servirci ancora, anche se non lo sappiamo più.


(Foto e testo da La Repubblica del 26 aprile 2007)

domenica 29 aprile 2007

FESTA DEL LAVORO


Dopo LA FESTA DEL 25 APRILE, dopodomani, 1º maggio,si celebra la FESTA DEL LAVORO che anche quest'anno richiama l'attenzione sul pesante bilancio delle cosiddette MORTI BIANCHE (morti sul lavoro) che, dall'inizio del 2007 ad oggi si contano già 255 morti, oltre 250 mila infortuni più o meno gravi e più di 6.300 invalidi (ma i numeri aggiornati in tempo reale dal sito Internet di «Articolo 21», purtroppo variano di minuto in minuto). Avanti di questo passo, si rischia seriamente di superare la drammatica soglia delle 1.141 vittime e degli 865.204 mutilati e feriti sul lavoro registrati nei primi nove mesi del 2006. È evidente che il cammino per la tutela del lavoro è ancora lungo.

La FESTA DEL LAVORO affonda le sue radici nelle battaglie intraprese dal movimento operaio verso la fine del secolo scorso. Il primo maggio del 1886, infatti, negli Stati Uniti, la "Federation Trade and Labor Unions" aveva proclamato i primi scioperi per chiedere di sancire contrattualmente l'orario lavorativo di otto ore. Le agitazioni riguardarono circa 400 mila lavoratori e provocarono scontri con la polizia.
La decisione di organizzare una manifestazione a data fissa per ridurre legalmente la giornata di lavoro fu presa però solo tre anni più tardi, il 14 luglio 1889, durante il Congresso della Seconda Internazionale.
In Europa la prima celebrazione della Festa del Lavoro si ebbe quindi nel 1890, con esclusione dell'Italia dove l'allora presidente del Consiglio impartì ordini severi di reprimere sul nascere qualsiasi manifestazione di piazza.
Nel nostro paese la prima commemorazione della Festa del Lavoro si tenne l'anno successivo in un clima tutt'altro che tranquillo, tanto che a Roma, in scontri tra polizia e dimostranti, ci furono due morti e decine di feriti. Dal 1891 fino all'avvento del fascismo il primo maggio coincise con le celebrazioni della Festa dei Lavoratori, ma dall'ambito sindacale dell'orario di lavoro le rivendicazioni si estesero al terreno dei diritti civili e a quello della politica internazionale del Paese.
Dopo l'ottobre del 1922 Mussolini decise di abolire le celebrazioni del primo maggio e stabilì la data del 21 aprile (Natale di Roma) per festeggiare "il lavoro italiano e non quello inteso in senso astratto e universale". Durante il ventennio di regime fascista, tuttavia, in molte grandi città le commemorazioni proseguirono, sia pure in modo clandestino.
Nel 1945, con la Liberazione, il primo maggio tornò a coincidere con la festa del lavoro.
Delle celebrazioni in epoca repubblicana resta memorabile per la sua tragicità quella del 1947 a Portella della Ginestra, nelle campagne del palermitano, dove durante una manifestazione di braccianti i banditi di Salvatore Giuliano spararono sulla folla uccidendo 11 persone.
Negli anni successivi le celebrazioni del primo maggio si intrecciano con le vicende interne alle confederazioni sindacali e agli svilupi della situazione politica, sociale ed economica dell'Italia.
Da diversi anni a Roma si tiene in Piazza San Giovanni, un gigantesco concerto gratuito organizzato dalle associazioni sindacali italiane.

sabato 28 aprile 2007

IL DARFUR AL COLOSSEO


Il Colosseo sarà di nuovo simbolo della difesa dei diritti umani, stavolta per il Darfur.
Domenica si celebra a Roma, in contemporanea con circa 50 Paesi, il 'Global Day for Darfur', organizzato dall'associazione 'Senzaconfine' insieme ai rifugiati del Darfur in Italia, 'Arci' e 'Alice nel mondo'. Il fine è ricordare all'opinione pubblica questo atroce conflitto dimenticato dai media. Potete vedere in questa galleria le vignette degli artisti che hanno testimoniato la loro adesione alla campagna realizzando un disegno.
PER TAPPARE IL BUCO MEDIATICO, POTETE FIRMARE L'APPELLO SUL SITO ITALIAN BLOGS FOR DARFUR: http://itablogs4darfur.blogspot.com/
GRAZIE.

Scusate, ma abbiamo qualche problema a mettere i link nei nostri post... stiamo cercando di risolverlo.

giovedì 26 aprile 2007

IL TRIO MEDUSA

Il TRIO MEDUSA è una fonte inesauribile di buon umore quotidiano, in più offre un approccio "colloquialissimo" alla lingua italiana nella variante "romano de roma": ve lo consigliamo vivamente!

Potete scaricarvi le loro puntate radiofoniche su Radio DeeJay e per chi è già più pratico di tecnologia consigliamo il podcast. Buon divertimento!

Il TRIO MEDUSA è un terzetto di comici composto da Gabriele Corsi (attore), Furio Corsetti (architetto) e Giorgio Maria Daviddi (biologo).
Oltre a lavorare come conduttori nel programma radiofonico Chiamate Roma Triuno Triuno in onda quotidianamente su
Radio DeeJay, lavorano in televisione ne Le Iene (l'equivalente italiano di "Caiga quien caiga").
La loro storia ha inizio quando in giovane età frequentano tutti e tre la stessa località di
mare per le vacanze estive. Qui, per ingannare il tempo, con l'aiuto di un compagno fidato e grazie ad un buco nel muro del garage di uno di loro, costruiscono la loro prima "emittente radiofonica" andando in onda a tarda notte, sulle frequenze di Radio Maria, che coprivano con scherzi, lazzi e soprattutto sigle dei cartoni animati.
Ancora oggi sono contraddistinti da una comicità irriverente che ha irritato molte delle persone dello
spettacolo e della politica che venivano prese da loro di mira. Tra queste Vittorio Sgarbi, che in una puntata de Le Iene li ha ripetutamente insultati con l'espressione omofoba poi divenuta il titolo del loro libro.
Tra le tante
gag è da ricordare quella nella quale facevano delle domande imbarazzanti, sempre a persone dello spettacolo e della politica, dalle quali, inevitabilmente, ricevevano delle risposte di circostanza poco credibili che il trio sottolineava scoppiando contemporaneamente in sonore risate.

(testo adattato da Wikipedia e foto da internet)

martedì 24 aprile 2007

CAMBIAMO "LOOK"!


Aria nuova nell'OBLO': con l'arrivo della primavera abbiamo deciso di rinnovare il nostro aspetto e ne abbiamo scelto uno più leggero e semplice. Speriamo vi piaccia! Fateci sapere...

lunedì 23 aprile 2007

NON PAGO DI LEGGERE!




Oggi, giorno della festa internazionale del libro e di Sant Jordi, ci uniamo insieme agli amici chiodini di Sagunto e a quelli del blog di Non solo lingua alla protesta per il canone sui libri presi in prestito in biblioteca. Ci sembra un provvedimento incredibile: "senza conoscenza non c'è cultura, senza cultura non c'è vita" dice Dario Fo . Visitate le pagine italiane della campagna NON PAGO DI LEGGERE e quelle spagnole e se volete, spargete la voce.

Questo è l'incredibile provvedimento della UE:


[Il 16 gennaio 2004] l’ Unione Europea ha aperto un procedimento di infrazione contro alcuni paesi europei, tra cui l’Italia, "colpevoli" di non aver introdotto la remunerazione degli autori e degli editori per i prestiti effettuati in biblioteca. E’ una misura che si inscrive in un quadro generale di attacco al diritto di leggere e di consumare cultura, musica, informazione. (...) Anche se non dovesse sortire effetti immediati, la procedura europea ha già ottenuto il risultato di far considerare oggi plausibile ciò che fino a ieri sembrava inconcepibile. Dovremo dunque far pagare i prestiti in biblioteca per ridistribuire royalties agli editori e (in piccola parte) agli autori? Dovremmo sottrarre al già risicato budget di acquisto delle biblioteche pubbliche una quota per il pagamento dei diritti alla SIAE magari proporzionale al numero di iscritti (come in Francia) o dei prestiti, con il risultato encomiabile di punire le biblioteche più attive ed efficienti? Dovremmo addossare allo stato la spesa, configurando una indiretta tassa sulla lettura? Tutte queste soluzioni sono ugualmente indigeste. Le biblioteche hanno un’altra concezione del diritto d’autore: esistono e combattono perché gli autori (non solo quelli dei bestseller) siano conosciuti, letti, amati. Perché possano essere conosciuti, letti e amati anche dopo essere spariti dagli ostensori del mercato, dove rimangono per una vita media di soli sei, sette mesi. Le biblioteche hanno un’altra concezione del diritto d’autore: investono in catalogazione, promozione, stoccaggio per permettere agli autori di raggiungere i loro lettori. Esse rappresentano un grande scaffale aperto per l’editoria e per la libertà di informazione.


(dal sito NON PAGO DI LEGGERE)

I LOVE ITALIANO: nelle università USA l'italiano al 4º posto

Nelle università americane è il quarto idioma più studiato. E in dieci anni sono raddoppiati gli iscritti. Nuove cattedre perfino in Alaska e Porto Rico. Ottanta atenei americani hanno una sede anche a Firenze. Vai all'articolo di Repubblica.

Anche noi, nel nostro piccolo, ogni giorno contribuiamo a far apprezzare la lingua e la cultura italiana. È questo un binomio indissolubile, giacché imparare una lingua solo perché "serve", è un esercizio sterile e inutile, e l'idioma in questione verrà presto se non dimenticato, comunque odiato.
Colgo l'occasione per ringraziare tutti i nostri allievi per il loro entusiasmo nell'affrontare lo studio dell'italiano, di cui ogni giorno ci nutriamo.

domenica 22 aprile 2007

Come in "La Dolce Vita"

ROMA - Si è tuffata nuda dentro la Fontana di Trevi, forse per il troppo caldo, forse per esibizionismo. La folla ha gradito, applaudendo a lungo. E subito tornano in mente scene di felliniana memoria: Anita Ekberg aveva fatto il bagno nel film "La Dolce Vita". Ma la turista milanese ha fatto di più: si è denudata completamente gettando i vestiti nelle acque della Fontana più celebre di Roma, in uno strip-tease a cui hanno assistito centinaia di turisti. E dopo qualche bracciata, Roberta, questo il nome della donna, si è sdraiata al sole, sempre nuda, sulla parte sinistra della Fontana. Dopo pochi minuti i Carabinieri, giunti sul posto, l'hanno invitata a scendere. Roberta, senza scomporsi, si è alzata, ha sorriso, si è gettata nell'acqua e ha raggiunto a nuoto i suoi vestiti. Li ha indossati ed è uscita, fra l'ovazione di turisti e curiosi. Ai Carabinieri ha detto solamente: "L'acqua è di tutti, avevo caldo". I militari non escludono che la donna possa avere problemi psichici e l'hanno condotta in caserma per accertamenti. Ora rischia una multa per atti osceni in luogo pubblico. (Testo da "La Repubblica.it")
Al posto del video di Roberta, noi vi proponiamo quello di Anita Ekberg che invita Mastroianni a raggiungerla nelle acque della Fontana di Trevi dicendogli "Marcello, come here"

sabato 21 aprile 2007

ITALIANO? NO, GRAZIE!

L'Italia è una Babele di dialetti: lo si sapeva da tempo, ma ora si scopre che, nonostante la crescente diffusione dell''italiano, questi non si stanno perdendo e che la metà degli italiani lo preferisce per l'espressione familiare.

È quanto emerge da una indagine Istat su «Cittadini e tempo libero» che ha considerato un campione di 24 mila famiglie per un totale di circa 54 mila persone.

IDENTIKIT DEL "DIALETTOFONO" - Le persone che parlano prevalentemente italiano in famiglia rappresentano nel 2006 meno della metà, il 45,5% della popolazione di sei anni e più. La quota aumenta nelle relazioni con gli amici (48,9%) e in maniera più consistente nei rapporti con gli estranei (72,8%). È significativo l'uso misto di italiano e dialetto: in famiglia parla sia italiano sia dialetto il 32,5% delle persone di 6 anni e più, con gli amici il 32,8% e con gli estranei il 19%. Interessante notare che ricorre ad un'altra lingua per esprimersi in famiglia il 5,1% della popolazione (un fattore dovuto all'aumento dell'immigrazione), il 3,9% la usa con gli amici e l'1,5% con gli estranei. L'uso del dialetto cresce all'aumentare dell'età (oltre il 32% degli ultrasessantacinquenni lo parla in famiglia) mentre è influenzato dal genere: le donne sono più propense ad esprimersi prevalentemente in italiano sia in famiglia che soprattutto con gli amici (51,6% contro il 46% degli uomini), con un divario che è maggiore tra i giovani e finisce per annullarsi tra gli anziani.
La scelta del linguaggio è influenzata dal livello di istruzione. L'uso prevalente del dialetto in famiglia e con gli amici riguarda soprattutto coloro che hanno un titolo di studio basso, anche a parità di età. Quanto alla ripartizione geografica l'uso prevalente o esclusivo dell'italiano è più diffuso al Centro e nel Nord-ovest.
AL SUD PREVALGONO GLI IDIOMI LOCALI - Le regioni in cui è maggiore la quota di persone che parlano prevalentemente italiano sono la Toscana (83,9%), la Liguria (68,5%) e il Lazio (60,7%), mentre quelle dove è minore sono la Calabria (20,4%), il Veneto (23,6%) e la Campania (25,5%). Nel Meridione (ad eccezione della Sardegna) più del 70% degli individui utilizza il dialetto in famiglia, anche se non in modo esclusivo. Al Centro solo nelle Marche e in Umbria si registra un uso del dialetto in famiglia superiore alla media nazionale. Al Nord il Veneto e la provincia di Trento sono le uniche zone dove è prevalente l'uso, seppure non esclusivo, del dialetto in famiglia (69,9% in Veneto e 64,1% nella provincia di Trento).

RIMANDATI SULLE LINGUE STRANIERE - Ancora una volta arrivano dolenti note sulla conoscenza delle lingue straniere da parte degli italiani. I turisti ci invadono, ma sembriamo ancora restii ad apprendere altre lingue che non siano la nostra. Il 56,9% della popolazione maggiore di sei anni dichiara di conoscere una lingua straniera, ma a diversi livelli. Prima l'inglese, poi il francese, molto meno il tedesco e lo spagnolo. L'inglese va per la maggiore tra le giovani generazioni, fra le persone mature è più diffusa la conoscenza del francese. Le lingue straniere si conoscono di più nel Nord-ovest (62,9%) e nel Nord-est (62,4%), mentre nel Sud e nelle Isole i valori sono nettamente inferiori.
Il titolo di studio ha un'influenza fondamentale nella conoscenza delle lingue straniere tale da annullare in parte le differenze generazionali. Il vero nodo sta nel fatto che i livelli di conoscenza delle lingue straniere sono ancora molto bassi, ma maggiori tra donne, giovani e laureati: il 37,7% di tutti coloro che conoscono una lingua straniera. Sono le donne ad avere un livello di conoscenza delle lingue straniere buona o ottima superiore a quello degli uomini: il 31,1% delle donne contro il 27,7% degli uomini. Dal punto di vista dell'età sono le persone tra i 25 e i 34 anni ad avere i livelli di competenza più alti, mentre fino ai 14 anni la quota di ragazzi che ritiene di avere livelli di competenza buoni o ottimi è decisamente inferiore alla media. Il titolo di studio è la variabile che influenza in modo preponderante il livello di competenza: il 62,6% dei laureati leggono nella lingua straniera che conoscono meglio in modo buono o ottimo a fronte del 35,5% dei diplomati e del 22,8% delle persone con la licenza elementare o nessun titolo.

«DO YOU SPEAK ENGLISH?», «OUI!»- Si conferma comunque l'idea che nel nostro Paese prevale un livello piuttosto elementare di conoscenza delle lingue straniere. La maggior parte delle persone afferma infatti di comprendere ed usare espressioni comuni e di saper usare la lingua straniera in situazioni familiari (55,9%); solo il 9,1% dichiara di saper comunicare fluentemente e di utilizzare la lingua straniera con padronanza. Quanto alle modalità di apprendimento è la scuola il principale canale (85,8%), seguono i soggiorni all'estero (17,6%) e la frequentazione di corsi e/o lezioni non scolastici (10,8%)

Da "Il corriere della sera" del 20 aprile 2007

E ora, gustatevi questo memorabile ed esilarante viaggio dei napoletani Totò e Peppino nella "lontana e straniera" Milano, terra di "austroungarici"... ma "alleati" ormai! Buon divertimento!


venerdì 20 aprile 2007

RADIO & TV SU INTERNET

Cari amici, oggi vi invitiamo a "casa" dei nostri amici CHIODINI del blog di Sagunto che hanno pubblicato sul loro blog delle informazioni molto interessanti su come vedere la TV e ascoltare la radio in italiano. C'è anche un sito con un corso di lingua segnalato dall'amico Alberto. Grazie a tutti i chiodini!. Siamo sicuri che sarete i benvenuti. Mi raccomando: fateci sapere come va la navigazione!

giovedì 19 aprile 2007

UNA PAROLA AL GIORNO...

Una parola al giorno, toglie il medico di torno!
(il proverbio originale è: una mela al giorno toglie il medico di torno!)

Dopo qualche settimana, riprendiamo la nostra rubrica dedicata all'origine dell'espressioni e delle parole in italiano. Ci occupiamo oggi dei SALUTI.

Il saluto italiano più comune ed ormai diffuso internazionalmente è sicuramente CIAO, eppure non sempre è stato così. Pensate che soltanto agli inizi del Novecento, un italiano del nord, uno del centro e uno del sud, salutando un amico non diceva: CIAO, ma a seconda dei casi: BUONGIORNO, BUONASERA, ADDIO, ARRIVEDERCI.
CIAO era diffuso soprattutto in Lombardia, che aveva alterato l'espressione S-CIAO del dialetto veneziano (SCHIAVO in italiano). In origine, in Veneto, SCHIAVO era forma comune di saluto riverenziale: "schiavo vostro"; specialmente come formula di commiato ossequioso. Nella forma italiana, questa formula di saluto era già comparsa un secolo fa in Toscana, ma non durò molto. Si affermò invece in ogni regione ma nella forma dialettale e semplificata usata in Lombardia: CIAO. La diffusione e la fortuna di questa "paroletta", si deve alla sua brevità e alla facilità di pronuncia che l'ha resa di uso comune anche in altri paesi europei tra i quali la Spagna, dove viene però usata solo come formula di saluto finale, mentre in Italia si usa sia quando ci si incontra che quando ci si lascia, ma attenzione: solo con gli amici.
ADDIO (che "formalmente" assomiglia molto alla forma spagnola "adiós" ed è per questo fonte di interferenze) invece, si usa ormai solo saluti "definitivi". Qualche linguista suggerisce che questo sia dovuto alla presenza della parola DIO e che quindi evochi l'idea di una separazione sentita proprio più "definitiva". Ma in realtà, questo saluto non ha tale significato "doloroso"; deriva dall'allocuzione A DIO e significa proprio "io ti raccomando" e ha quindi un significato affettuoso.
Informazioni tratte dal libro "Nella foresta del vocabolario" di Aldo Gabrielli, immagine da Internet

mercoledì 18 aprile 2007

CENTOCHIODI


È uscito da poche settimane sugli schermi italiani Centochiodi, l’ultimo film di Ermanno Olmi ed è subito diventato un caso. Se ne parla su tutti i fronti: per respingerlo o per esaltarlo. E questo perché il protagonista del film è un professore di filosofia che lascia tutto per vivere in una baracca lungo il fiume e di voler bene alla gente. Non annuncia la salvezza, non promette la vita eterna. La scena clou del film, che dà anche il titolo al film, è quella in cui il protagonista fa scempio di 100 preziosissimi volumi, che rappresentano il sapere della Chiesa, inchiodandoli al pavimento. Insomma, è decisamente un film lontano dal Vaticano, mette in discussione Dio, il Papa e la Chiesa. E toglie loro le maiuscole per parlare di ciò che è essenziale. Con questo film Olmi si congeda ed è per questo che da più parti questo film viene definito come il suo testamento spirituale.
Non abbiamo ancora avuto la possibilità di vedere questo film al cinema, ma ci chiediamo perché il regista abbia scelto proprio Raz Degan per interpretare il ruolo del protagonista visto che l’attore in questione non è certo famoso per le sue doti interpretative. Comunque sia, speriamo che tra qualche mese la pellicola esca anche in Spagna.
A chi non conosce il regista consiglio di vedere un film che potrete trovare anche in DVD “L’albero degli zoccoli” (1977), Palma d’oro al Festival di Cannes, girato con attori non professionisti che recitano in dialetto bergamasco.

martedì 17 aprile 2007

RITORNANO LE LEZIONI!

Cari alunni, da questo pomeriggio, martedì 17 aprile, i gruppi di 1º A, 2º C e 5ºA, avranno finalmente la tanto attesa supplente di italiano che mi sostituirà ancora per qualche tempo... FINALMENTE! Sono sicura che sarete contenti e che potrete recuperare almeno in parte il tempo perduto. Un caro saluto a tutti e buon lavoro!

giovedì 5 aprile 2007

a.a.a. cercasi supplente disperatamente!


Cari amici di OBLO', questo post è un riassunto della situazione che si è venuta a creare con la mia assenza causata dall'operazione alla spalla. Alcuni di voi me l'hanno chiesto per cercare di mettere un po' di chiarezza in questa intricata storia.
Il 12 gennaio il direttore della nostra EOI ha inviato una lettera alla Conselleria di Educación nella quale avvisava della mia imminente operazione e invitava a cercare già un supplente (dato che non è semplice trovare professori di italiano). A questa lettera il direttore ha allegato una certificato che mi ero già fatta rilasciare lo stesso giorno dal mio chirurgo-traumatologo nel quale diceva che sarei stata in malattia per almeno 3 mesi. Il primo certificato di malattia (parte de baja) l'ho fatto il 2 febbraio e il medico ha messo una durata di almeno 1 mese.
Dopo diverso tempo, Conselleria ha iniziato a chiamare le persone della "bolsa": tutte hanno detto di no: stavano già lavorando o vivevano fuori. In seguito c'è stato un periodo di "silenzio e riflessione" e si è aperta la "bolsa" di Castellón; anche lì infatti manca il sostituto per la nostra collega, Gloria, che sta per avere un bambino e che quindi era prevedibile, anche in quel caso, che prendesse una "baja"! (guardate il post della EOI di Castellón). La borsa è rimasta aperta con varie vicende (che sarebbe troppo lungo raccontare) fino, credo, al 4 aprile, quindi ora speriamo che siano finite le scuse e che dopo Pasqua mandino un supplente. Se non lo vogliono fare per altri motivi, speriamo che lo facciano almeno perché a breve ci saranno le elezioni!
Comunque, nel frattempo saranno trascorsi DUE MESI E MEZZO!
Martedì scorso, gli alunni del 5º anno si sono riuniti ed hanno pensato di promuovere alcune iniziative: hanno scritto delle lettere a Conselleria e hanno già messo in pratica un'azione "simbolica" di protesta: la restituzione della parte proporzionale delle tasse pagate per quest'anno scolastico. I delegati di 5º, Paula e Miguel Ángel, si sono messi in contatto con i delegati del primo (David) e del secondo anno (Inma) per promuovere ulteriori iniziative dei tre gruppi dopo Pasqua. I delegati della vostra classe vi avviseranno, ma se non l'hanno ancora fatto li potete chiamare voi (avete i loro numeri nella "rueda"). Mi è stato chiesto di scrivere questo post proprio allo scopo di informarvi.
Ovviamente, state tranquilli perché il nostro dipartimento e la nostra scuola farà tutto il possibile per evitare che siate ulteriormente danneggiati da questa situazione.
Vi assicuriamo che da parte nostra è stato fatto tutto il possibile per evitarlo, purtroppo non dipende da noi. Invitiamo inoltre anche gli altri alunni di italiano della nostra EOI a essere solidali con i compagni, i quali non hanno nessuna colpa di quello che è successo e ne sono solo danneggiati.
Per quanto riguarda gli esercizi sul blog, per evitare problemi di copyright, stiamo studiando come postarli. Pertanto vi chiediamo un po' di pazienza.
Nel frattempo il nostro dipartimento e il vostro OBLO' vi augurano BUONE VACANZE DI PASQUA.

martedì 3 aprile 2007

Uova di Pasqua per il 5º

Visto che la situazione riguardo alla mia sostituzione ha ormai preso i connotati di una burla (scherzo) di pessimo gusto, credo sia meglio passare al metodo FAI DA TE e ho pensato che non sarebbe male ripassare un po' in questo periodo di riflessione. In Italia per Pasqua normalmente ci si regala le UOVA DI PASQUA con la sorpresa, nel nostro caso temo che non ci saranno le sorprese (e neanche le uova!) e quindi meglio correre ai ripari.

Questo post è dedicato agli ALUNNI DEL 5º ANNO, ma nei prossimi giorni ne metterò degli altri per 1º e 2º anno.
Gli esercizi che ho scelto sono del vostro libro e saranno quindi autocorrettivi. Se qualche dubbio "atroce" o "amletico" vi assale, mandatemi un'email.

Un caro saluto e a presto (speriamo!).

ESERCIZI.
pag. 52 es. B; pag. 57 es. 1,2,3; pag. 58 es. 4
pag. 59 es. 7, 1
pag. 61, 62 test (tutto)
pag. 132 es. 1
pag. 151 es. B
unità 7 leggere pagg. 230-231
pag. 232 es. C, D, A
pag. 236 es. B
pag. 240 es. E
pag. 248 es. 2
pag. 249 es. 3
Buon lavoro!

domenica 1 aprile 2007

Il Codice dei Confetti

In Italia in occasione di alcune cerimonie (matrimonio, battesimo, cresima...) i festeggiati regalano agli invitati una bomboniera. Il numero dei confetti nelle bomboniere e nei sacchettini dovrebbero essere sempre dispari, cioè numeri indivisibili come il matrimonio dovrebbe essere. Poeti e scrittori come Il Leopardi, Carducci, Verga, Pascoli e D’Annunzio hanno citato i confetti come dolci che arricchiscono pranzi importanti e cerimonie solenni, ed inoltre non dobbiamo dimenticare che ad ogni festività corrisponde un colore di confetto differente. La tradizione vuole che il confetto usato per il matrimonio sia bianco, ad indicare la purezza della sposa. Il rito del lancio dei confetti all’uscita del corteo dalla chiesa veniva chiamato sciarra, ossia rissa, riferito ai ragazzi che dopo il lancio accorrevano a raccogliere i dolci creando confusione. Nel battesimo i confetti invece saranno rosa per le bambine, ad indicare il colore del sangue e quindi la fertilità femminile, e azzurri per i maschietti ad indicare il colore del cielo e quindi la futura elevatezza morale. Alle nozze d’oro (50 anni) i confetti color oro , a quelle d’argento (25 anni) i confetti argentati, per la laurea rossi, per le promesse di matrimonio verdi e via di seguito. La tradizione proviene addirittura dai Romani, soliti usare confetti per festeggiare unioni e nascite, ma per i confetti di allora veniva utilizzato del miele invece dello zucchero.