martedì 28 aprile 2009

FIGLIO DELLA LUNA

Ragazzi mettiamoci Il chiodo e i mocassini in pelle, ragazze fatevi la permanente e cotonatevi i capelli, è ora di ascoltare Mecano, famoso gruppo della movida madrilena, che negli anni 80 pubblicò un LP tutto in italiano. Erano tutte versioni di canzoni già uscite in Spagna. Purtroppo l’album non riscosse il successo che ci si aspettava. Ma adesso ascoltiamo “Figlio della Luna”.



giovedì 23 aprile 2009

DACIA MARAINI A VALENCIA

Domani, venerdì 24 aprile, la scrittrice DACIA MARAINI sarà ospite della FACULTAT DE FILOLOGIA di Valencia. È un'ottima occasione per conoscere più da vicino una delle migliori scrittrici italiane. Molti di voi sicuramente la ricordano per un breve racconto, piuttosto strano a dire il vero, che normalmente si legge al primo anno: "Mio marito, l'altra famiglia"; ma per apprezzarla davvero, bisogna leggere i bellissimi romanzi LA LUNGA VITA DI MARIANNA UCRIA (dal quale è stato anche tratto un film) e BAGHERIA.



La sua stessa biografia sembra già la trama di uno dei suoi romanzi: Dacia Maraini è figlia dello scrittore ed etnologo Fosco Maraini e della pittrice siciliana Topazia Alliata, appartenente all'antico casato degli Alliata di Salaparuta. La nonna materna si chiamava Sonia Ortúzar Ovalle ed era la figlia di un diplomatico cileno con la passione del canto lirico. La nonna paterna di Dacia era la scrittrice Yoi Crosse, per metà polacca e per metà inglese.
Dacia trascorre la sua infanzia in Giappone dove la sua famiglia si stabilisce dal 1939 al 1946. Lì, dal 1943 al 1946, la famiglia è internata in un campo di concentramento giapponese. Al ritorno in Italia, si trasferiscono in Sicilia, presso i nonni materni, nella Villa di Valguarnera di Bagheria, ma poi i genitori si separarono.
A 18 anni Dacia raggiunge il padre a
Roma dove riscuote il suo primo successo con il romanzo La vacanza (1962). Seguono L'età del malessere (1963), A memoria (1967), Memorie di una ladra (1972), Donna in guerra (1975), Il treno per Helsinki (1984), Isolina (1985, Premio Fregene 1985), La lunga vita di Marianna Ucrìa (1990, Premio Campiello; Libro dell'Anno 1990), Bagheria (1993), Voci (1994), Un clandestino a bordo (1996), Dolce per sé (1997) e la raccolta di racconti Buio (1999) che ha vinto il Premio Strega. Nel 2001 ha pubblicato La nave per Kobe, in cui rievoca l'esperienza infantile della prigionia in Giappone, e Amata scrittura. Laboratorio di analisi letture proposte conversazioni. Nel 2004 è la volta di Colomba. Nel 2008 pubblica Il treno dell'ultima notte.

Ha vinto due dei più ambiti premi letterari italiani, lo STREGA e il CAMPIELLO.
Si è occupata anche molto di teatro; nel
1973 ha fondato a Roma il Teatro della Maddalena, gestito e diretto soltanto da donne. Ha scritto più di sessanta testi teatrali rappresentati in Italia e all'estero, tra cui ricordiamo Manifesto dal carcere e Dialogo di una prostituta con un suo cliente.
È stata a lungo compagna di
Alberto Moravia, con cui ha vissuto dal 1962 al 1978.

Per chi volesse conoscerla, il primo appuntamento è alla Facultat de Filologia, aula 204 (2º piano) con il seguente programma:

h. 17,30 Vicente Forés (U.V) con Dacia Maraini: “A dos voces: poesías originales”. Recita.

h. 18,15 Dacia Maraini incontra i suoi lettori. Colloquio-dibattito.

C. M. “Lluís Vives” (Blasco Ibañez, 23). Auditorio Montaner.
h. 20,30
Passi Affrettati, di Dacia Maraini. Regia dell’autrice. Lettura teatrale e dibattito. Versione in castellano. Ingresso Libero.

mercoledì 22 aprile 2009

L'ULTIMO CAROFIGLIO

Esce il nuovo romanzo di GIANRICO CAROFIGLIO: Il paradosso del poliziotto edito da Nottetempo, nella collana I sassi (pag. 40, euro 3).

Il libro propone un dialogo fra uno scrittore alle prese con un nuovo racconto e un ispettore di polizia, che conosce il segreto di ottenere confessioni senza ricorrere alla violenza. Attraverso il loro dialogo una lezione sul mestiere di inquirente ma anche e soprattutto sul potere della parola. Ne pubblichiamo un brano, per farvi venire l'acquolina in bocca...

Uomo anziano (dopo una lunga pausa) Ci sono tipi diversi di violenza, come ci sono, ovviamente, tipi diversi di poliziotti. Chiariamo un concetto: non c’è nessun poliziotto – parlo di sbirri, non di archivisti o magazzinieri – che non le abbia mai date, sottoscritto incluso. Se insegui a lungo uno spacciatore e quello, dopo che finalmente lo blocchi, prova anche a reagire, è del tutto normale che le prenda. È inevitabile, direi, e lui stesso se l’aspetta. Le botte date in caserma o in questura, a freddo, anche se non sono frutto di sadismo (ma ovviamente c’è anche quello), sono tutto un altro discorso. A parte ogni considerazione etica – e giuridica, naturalmente – una confessione ottenuta con le botte, o con altri sistemi analoghi, non dà nessuna garanzia di attendibilità.
Uomo giovane Vuol dire che chi confessa in questo modo poi ritratta facilmente?
Uomo anziano Voglio dire che persone del tutto innocenti confessano cose che non hanno fatto, per via delle botte o di altre forme di pressione.
Uomo giovane Scherza?
Uomo anziano No. Capita piú spesso di quanto si possa immaginare. E capita che per via delle botte vengano accusate, e a volte anche condannate, persone che non c’entrano niente di niente.
Uomo giovane È difficile da credere, una cosa del genere. Mi può fare qualche esempio?
Uomo anziano C’è un caso giudiziario famosissimo. Si ricorda la storia della Uno bianca?
Uomo giovane Certo.
Uomo anziano Quando i componenti della banda furono arrestati e confessarono, si scoprí che erano i responsabili anche di una serie di rapine per cui non erano stati nemmeno sospettati. E fra queste rapine ce n’era una per cui erano state già condannate altre persone.
Uomo giovane E queste persone avevano confessato?
Uomo anziano Una di loro, sí. E, ripeto, non c’entrava niente. Io non mi fido mai di una confessione cui non ho assistito. E a dire la verità, non mi fido nemmeno di quelle cui ho assistito, se non so esattamente cosa è successo prima.
Uomo giovane Come è finita la storia del rapinatore?
Uomo anziano Giusto. Quelli lo picchiavano e io non sapevo cosa fare. Stavo lí e in qualche momento pensavo che avrei dovuto dargli anch’io uno schiaffo, per non fare la figura della recluta che se la faceva sotto. In qualche altro momento pensavo invece che avrei dovuto trovare il coraggio per dire loro di smettere. Ma ovviamente non se ne parlava neanche. Ero l’ultimo arrivato, se avessi aperto bocca mi avrebbero buttato fuori a calci e la mia carriera di investigatore sarebbe finita prima di cominciare.
Uomo giovane Quanto durò?
Uomo anziano Un sacco di tempo, e alla fine fu chiaro che non c’era verso, non avrebbe detto niente. Era un ragazzino, ma aveva le palle o un buon motivo per stare zitto, o tutt’e due. Comunque le botte finirono e arrivò il momento di preparare il verbale di arresto e le altre carte, per portarlo in carcere. Uscimmo dalla stanza, qualcuno andò a prendersi il caffè, qualcuno se ne andò proprio a casa e qualcun altro, appunto, andò a battere a macchina il verbale di arresto. Io mi aggiravo per i corridoi e non sapevo che fare. Cosí, a un certo punto, senza una ragione precisa, rientrai nella stanza dove il ragazzo stava sempre sulla sedia, ammanettato, con la faccia veramente malridotta, il mento appoggiato sul petto. Mi sedetti vicino a lui e gli domandai se le manette gli facevano male. Quello – me lo ricordo come se ce l’avessi davanti qui, in questo momento – alzò piano la testa, quasi non avesse sentito bene. Io gli chiesi di nuovo se le manette gli facevano male e lui rispose di sí. Gli dissi che se mi prometteva di non fare stupidaggini gliele avrei tolte. Lui disse: «Prometto». Mi fece un’impressione strana quella parola. Lo disse con una dignità impacciata, come un bambino che vuole apparire adulto.
Uomo giovane E allora?
Uomo anziano Allora mi feci dare le chiavi delle manette dall’agente che lo stava sorvegliando e liberai il ragazzo. Poi gli chiesi se voleva una sigaretta e lui disse sí, che la voleva. Ma prima, se possibile, voleva un po’ d’acqua. Gli portai l’acqua e poi gli offrii la sigaretta, ne presi una anch’io e fumammo insieme. In silenzio. Ero andato lí senza nessuna intenzione, ma mentre fumavamo mi venne l’idea assurda che forse a me avrebbe detto le cose che le mazzate non erano riuscite a tirargli fuori.
Uomo giovane E lui disse qualcosa?
Uomo anziano Dopo aver finito di fumare, mi chiese cosa rischiava. Intendeva: che pena rischiava. Io non ne avevo la piú pallida idea. Facevo il poliziotto da pochi giorni, non avevo mai visto un processo e non riuscivo nemmeno a immaginarmi quello che avrebbero potuto dargli per quel tentativo di rapina. E però non potevo restare zitto e cosí risposi, con tono grave, che rischiava parecchio. Non sapevo di cosa stessi parlando, ma il ragazzo non se ne accorse. Per lui ero un poliziotto come gli altri, a parte il fatto che non l’avevo picchiato.
Uomo giovane È bravo a raccontare.
Uomo anziano Il lavoro dell’investigatore ha molto a che fare con le storie. Comunque quello rimase zitto e poi, torcendosi le mani, mormorò che la cosa peggiore per lui era pensare a quando lo avrebbe saputo suo padre. Il padre era un operaio e un sindacalista. Sapere che il figlio era stato arrestato per rapina gli avrebbe spezzato il cuore. Non furono proprio queste le parole, ma il senso era questo. Io feci di sí con la testa e poi gli dissi che se voleva potevo andare io dal padre a informarlo.


Ricordiamo che Gianrico Carofiglio - il "magistrato best-seller "- è nato a Bari nel 1961. Magistrato dal 1986, ha lavorato come pretore a Prato e per anni è stato Sostituto procuratore alla Direzione distrettuale antimafia di Bari. Ha esordito nella narrativa, con Testimone inconsapevole (Sellerio, 2002), romanzo che ha aperto il filone del legal thriller italiano. I suoi romanzi sono stati tradotti in 16 lingue. Da Il passato è una terra straniera è stato tratto un film, interpretato da Michele Riondino, che ha recentemente vinto il Miami Film Festival. Carofiglio è attualmente senatore del Partito Democratico.

(Adattatato da La Stampa)

lunedì 20 aprile 2009

ABRUZZO: PER NON DIMENTICARE

Al ritorno dalle nostre vacanze di Pasqua, riniziamo da dove ci eravamo lasciati. Dall' Abruzzo e dal terremoto che ha fatto quasi 300 morti.

Alcuni registi famosi, hanno voluto dare il loro contributo attraverso dei brevi video e ve li proponiamo. Per non dimenticare. Perché per un terremoto così si muore in Italia, ma non in Giappone (dove una scossa della stessa identità non ha fatto neanche un morto). Perché non è stato il terremoto a provocare tanti morti, ma la mano criminale di chi ha costruito edifici e case con la sabbia di mare in una delle zone a maggior rischio sismico dell'Italia. Case ed edifici che sono venuti giù come se fossero fatti di marzapane. Intanto è stata aperta un'inchiesta per accertare le responsabilità e la ricostruzione sarà seguita dal Pool Antimafia per evitare infiltrazioni mafiose nelle opere di ricostruzione.

FERZAN OZPETEK: "Nonostante tutto è Pasqua"





MIMMO CALOPRESTI: "Perfect day"




PAOLO SORRENTINO: "L'assegnazione delle tende"



MICHELE PLACIDO: "Le mani di Osmai"



FRANCESCA COMENCINI "Le donne di San Gregorio"




martedì 7 aprile 2009

TERREMOTO IN ABRUZZO

Ormai tutti sarete già al corrente del terribile terremoto che ha distrutto L'Aquila e diversi paesini abruzzesi, ma che si è sentito perfino a Roma.
Un terremoto di tale intensità non si vedeva in Italia da quello tristemente famoso dell'Irpinia nel 1980.
I morti finora accertati sono purtroppo 228, ma si teme che siano destinati ad aumentare perché ci sono ancora diversi dispersi e tantissimi feriti e le scosse continuano. Divampano nel frattempo le polemiche, visto che qualche giorno fa Giampaolo Giuliani, ricercatore presso i Laboratori nazionali del Gran Sasso,aveva dato l'allarme e per tutta risposta si era beccato una denuncia (se volete saperne di più cliccate qui).
Dal nostro blog volevamo soltanto lasciare un pensiero a tutte le persone che hanno perso i loro cari, le loro case e i loro ricordi in questo disastro.
Per gli aggiornamentI: La Repubblica, Il Corriere, la Stampa

lunedì 6 aprile 2009

Ragazzo Solo, Ragazza Sola



Non tutti sanno che anche il grande David Bowie, soprannominato il Duca Bianco, ha nel suo curriculum musicale una canzone in italiano.

"Ragazzo solo, ragazza sola" dovrebbe essere la versione italiana di "Space Oddity", ma in realtà è un testo completamente diverso, scritto dal paroliere italiano Mogol e racconta una storia d'amore di una coppia solitaria.. Bowie la cantò pensando fosse una traduzione della sua canzone.
Il singolo fu pubblicato nel dicembre del 1969 come un tentativo di lanciare la musica di Bowie sul mercato italiano, tuttavia con questo brano non è mai entrato in classifica.

"Ragazzo solo, ragazza sola" venne poi cantato anche dall’“Equipe 84”, noto complesso degli anni 70.


Eccovi il testo della canzone e ascoltiamo Bowie che canta in italiano.

La mia mente ha preso il volo
Un pensiero, uno solo
Io cammino mentre dorme la citta'
 
I suoi occhi nella notte
Fanali bianchi nella notte
Una voce che mi parla chi sara'?
 
Dimmi ragazzo solo dove vai,
Perche' tanto dolore?
Hai perduto senza dubbio un grande amore
Ma di amori e' tutta piena la citta',
 
No ragazza sola, no no no
Stavolta sei in errore
Non ho perso solamente un grande amore
Ieri sera ho perso tutto con lei.
 
Ma lei
I colori della vita
Dei cieli blu
Una come lei non la trovero' mai piu'
 
Ora ragazzo solo dove andrai
La notte e' un grande mare
Se ti serve la mia mano per nuotare
Grazie ma stasera io vorrei morire
Perche' sai negli occhi miei
C'e' un angelo, un angelo
Che ormai non vola piu' che ormai non vola piu'
Che ormai non vola piu'
C'e' lei
I colori della vita
Dei cieli blu
Una come lei non la trovero' mai piu'


venerdì 3 aprile 2009

10 canzoni che hanno fatto la storia d'Italia

Dal 31 Marzo al 10 Aprile, su The History Channel Italia, in uno spazio di nome Karastoria, verranno trasmesse le monografie sulle canzoni che hanno segnato l’Italia. A contestualizzare ciascun brano nell'appropriata cornice storicoantropologica è Felice Liperi, giornalista e docente di Etnomusicologia. È così che questo servizio racconta la storia del Bel Paese attraverso le note delle melodie originali che fanno parte dell'immaginario collettivo degli italiani.
Noi cogliamo l'occasione per riportarvi qui un po' di questa storia dell'Italia con alcuni degli spezzoni del programma:


L’Inno di Mameli. Il canto degli italiani scritto nell'autunno del 1847 dal genovese Goffredo Mameli, però che non fu adottato come inno della Repubblica Italiana, fino al 12 ottobre del 1946.


Addio al volontariato. Scritto nel 1848, dal fiorentino Carlo Alberto Bosi, per salutare la partenza dei volontari per la prima guerra di indipendenza.


L’Internazionale. Ritenuta la canzone più importante del mondo socialista e comunista. Inizialmente cantata sulla musica della Marsigliese, perché fu scritta in Francia dopo la repressione del comune di Parigi nel 1871. Poi adottata dalla Seconda Internazionale del 1889 come inno ufficiale dei lavoratori, e dal 1917 al 1941 diventa l’inno dell’Unione Sovietica. La versione italiana nasce nel 1901 da un concorso indetto dal giornale Asino.


Funiculì Funiculà. La canzone, considerata come l’atto di nascita della canzone napoletana moderna, cercava di promuovere la funicolare che raggiungeva il punto più alto del Vesuvio. Il testo fu scritto da Giuseppe Turco, mentre fu musicata da Luigi Denza.


Quel mazzolin di fiori. Questa canzone, di origine sconosciuta, è tra le canzoni più popolari dell’Italia. La canzone, che racconta la storia di una donna abbandonata, è tipica dell’arco alpino.


La lega. Di autore anonimo e di data incerta, forse tra il 1890 e il 1914 nella valle Padana, entra presto nel repertorio delle mondine. È un canto di lavoro, ma soprattutto una canzone di rivendicazione sindacale e di emancipazione femminile.


Barcarolo romano. A scriverla fu Romolo Balzani, principale autore di stornelli e canzoni in romanesco. Racconta di una donna suicida per amore e del pentimento del suo ex amante. Nel 1926 con questa canzone Balzani vince la festa di San Giovanni, il più importante concorso canoro della città, che si svolgeva nelle principali osterie romane. E’uno dei capolavori della canzone romanesca moderna.


Bella ciao. Canzone di origine slava diventata nel tempo un canto di risaia popolarissimo nella versione di Giovanna Darfini. Dopo, la canzone venne adottata dai combattenti della resistenza dell’Appennino tosco-emiliano. Uno degli elementi che l’ha resa popolare è il forte senso di libertà.


Giovinezza. La celebre marcetta fascista, nata nel 1909 come canto goliardico di addio agli studi con il titolo Il Commiato, fu scritta da Nino Oxilia e musicata da Giuseppe Blanc. Per i suoi cenni nazionalistici e marziali è ripresa dagli Arditi nella Prima Guerra Mondiale e poi accompagna l’impresa di Fiume del poeta Gabriele D’Annunzio. Raggiunge grande popolarità quando diviene l’inno del Partito Fascista. Da allora è eseguita in tutte le manifestazioni pubbliche tenute dopo la marcia di Roma.

*Non abbiamo trovato il video, ma vi riportiamo l'audio. Cliccate QUI per il testo.




Mamma mia dammi cento lire. Di tradizione popolare del Nord Italia dell’Ottocento. Di autore ignoto, si dice sia stata ispirata dalla ballata la “Maledizione della madre”. La canzone diventò il simbolo di quell’epoca in cui dall’unità d’Italia, diversi milioni d’italiani furono emigrati all’estero. Mamma mia dammi cento lire rappresenta infatti con il naufragio, la sofferenza del distacco dalla famiglia e dalle cose care.

*adattato da Repubblica.it e Kataweb.it

mercoledì 1 aprile 2009

45 MINI IDEE SCACCIA CRISI

Rinunciare, tagliare, contenere. Oppure inventare, ripartire, imparare.
Ci sono tanti modi di affrontare la crisi. Una rivista italiana (il Magazine del Corriere) ha scelto 45 piccole, buone idee a cui ispirarsi per disegnare il nostro nuovo stile di vita. Dal lavoro alle vacanze, dallo sport alla baby sitter, dalla spesa al risparmio energetico, dal guardaroba al parrucchiere, fino alla scelta di cosa e come bere, che cosa leggere quale musica ascoltare e quale film vedere e rivedere. Eccone alcune:
Ne conoscete o ne usate qualcuno? O magari potreste suggerirne voi uno nuovo...

PESCE D'APRILE

ABOLITI GLI ESAMI! TUTTI PROMOSSI!!




... Purtroppo può essere solo un


Ma visto che qualcuno sta facendo gli esami, per rimanere in tema di animali... IN BOCCA AL LUPO!





Vi lasciamo al PESCE D'APRILE secondo i Simpson.


ATTENTI AGLI SCHERZI!