lunedì 21 maggio 2007

Lezioni tecnologiche



Un radiodramma sulla Rivoluzione Americana o sul Risorgimento. I romanzi di Calvino spiegati via podcasting. E, come tesina, un videotrailer da portare all'esame di Stato. Così la lezione diventa un format: un nuovo modello didattico, alternativo e innovativo, che cerca di coniugare l'apprendimento degli studenti con i mutamenti tecnologici (audio, video, blog) oggi a disposizione degli insegnanti. Senza trascurare l'influenza dei media televisivi e radiofonici. È l'orizzonte cui guardano gli insegnanti che hanno partecipato a Torino, il 18 maggio, al primo convegno nazionale sul tema "Il format della lezione. I linguaggi del Web 2.0 per la scuola e il mobile learning". I docenti si chiedono se è possibile continuare a praticare la professione di insegnante senza rimettere in discussione i tradizionali compiti. E quali format, derivati dall'esperienza concreta delle scuole, sono oggi disponibili e possono essere presi a modello di una ricerca.

In una scuola media milanese, ad esempio, si stanno progettando dei video sintetici che condensano in pochi minuti alcuni concetti essenziali attraverso la drammatizzazione e la sceneggiatura di specifici argomenti di carattere scientifico. Pillole di lezioni video prodotte dagli allievi sulla scia dei modelli documentaristici, ma erogati attraverso il podcasting.
Un altro lavoro è quello svolto da Alberto Pian, insegnante di italiano e storia, pioniere del podcasting didattico in Italia; in questo caso si va dalla "lezione per capire come si analizza un testo, come si ricavano delle riflessioni, come si possono stabilire dei collegamenti ad altri autori e testi", alla "stesura spontanea di hit parade di autori, testi, brani significativi e tematiche". Ma c'è anche la possibilità di ripassare gli argomenti trattati. "La classe viene divisa in gruppi - spiega Pian - ogni gruppo realizza una ipotetica trasmissione radiofonica che si registra immediatamente. E il prodotto piace moltissimo".
A entusiasmare gli insegnanti è la partecipazione attiva degli allievi alla costruzione di un processo di apprendimento. Inoltre, gli esempi discussi durante il convegno hanno mostrato come la lezione fornisca ai ragazzi oltre ai contenuti anche un metodo di lavoro e di ricerca. Si aprono perciò scenari completamente diversi dal modello tradizionale.
D'altra parte, secondo alcuni dati presentati al convegno, entro il 2009 il 50 per cento dei corsi universitari dell'Unione europea sarà erogato online e l'80 per cento degli studenti prediligerà il mobile-learning. La scuola e l'università non possono dunque restare fuori da questa dinamica. E poi i lavori audio e video trasmissibili via podcast e internet, "offrono agli studenti strumenti di padronanza linguistica, comunicativa e progettuale che oggi è molto difficile ottenere con i sistemi tradizionali. Semmai i problemi per i docenti sono altri: il primo è che le istituzioni, universitarie e scolastiche, difficilmente comprendono che si può uscire dai tradizionali schemi e quindi non hanno ancora capito che queste attività andrebbero supportate sul piano finanziario e tecnologico; il secondo problema è che ancora troppi docenti hanno paura dell'e-learning, non pensano alle lezioni come a qualcosa che può uscire dagli spazi della propria aula. Mentre serve condividere esperienze e risorse per stimolare un mutamento ormai necessario perché, questa forse la lezione di fondo, i cambiamenti non possono che essere incoraggiati dal basso.
(foto e testo adattato da La Repubblica del 21 maggio 2007)
Cosa ne pensate di questo tipo di insegnamento? Vi piace? Lo utilizzereste per il vostro apprendimento dell'italiano? Secondo voi può sostituire quello tradizionale?

2 commenti:

mariajesus ha detto...

Usare la tecnologia per stimulare gli studenti, per fornirgli altro materiale e informazione d'interesse e di aiuto... mi sembra un'ottima idea! però se questo significasse sostituire in tutto il metodo tradizionale... a me non piacerebbe molto!

Giò ha detto...

Hai ragione: anche io credo che la tecnologia possa essere un formidabile alleato di noi insegnanti a patto di non fargli fare il nostro lavoro. Credo che l'elemento umano del binomio insegnamento-apprendimento non si debba perdere.