martedì 18 novembre 2008

STRANEZZE EUROPEE

(foto dal web)
Dalla Stampa web riportiamo la seguente notizia, che dà veramente da pensare.
Il Parlamento europeo ha appena concesso un finanziamento di 35 milioni di euro per coprire parte dei costi relativi alle misure di sostegno dei seimila lavoratori del settore tessile licenziati in Lombardia, Piemonte, Toscana e Sardegna a causa della concorrenza mondiale. Tra le misure finanziabili figura l'assistenza nella ricerca di un impiego, l'orientamento professionale, la formazione e la riqualificazione su misura.
Lo stesso Parlamento ha poi chiesto di stanziare 500 milioni di euro perchè ogni giorno ogni singolo alunno delle scuole materne e elementari possa mangiare un frutto. Per promuovere mele, pere & Co. nelle classi la Commissione aveva proposto di impegnare "appena" 90 milioni ma gli eurodeputati hanno invitato ad assicurarsi che i prodotti in questione devono essere di stagione, sani, possibilmente biologici e, se disponibili, locali e tradizionali.
Certo è giusto convincere i bambini che una mela al giorno leva il medico di torno e che un'arancia è meglio di certe schifezze che si trovano nei distributori automatici. Ma non si capisce perché serva un'azione coordinata e finanziata coi fondi europei.
E' un problema nazionale che spetta agli stati nazionali che lo desiderano. E alla famiglie, magari mettendo un limite al numero di spot televisivi che le aziende di merendine possono fare sui canali televisivi nazionali.
Pensiamo a una tassa: ogni pubblicità di barrette di cioccolata industriale deve contenere qualche secondo sulla frutta e sul mangiare sano. Come sulle sigarette: questo prodotto può far venire i brufoli, ingrassare, alzare il colesterolo ecc.

Ai lavoratori del tessile che pagano la crisi dovuta alla spietata concorrenza asiatica solo un pugno di euro. Brutta storia. La gente non arriva alla fine del mese e l'Europa le offre non la canonica brioche, ma un frutto a testa.

E' una di quelle cose che fanno la gioia degli euroscettici.
(testo adattato da La Stampa)

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