mercoledì 22 aprile 2009

L'ULTIMO CAROFIGLIO

Esce il nuovo romanzo di GIANRICO CAROFIGLIO: Il paradosso del poliziotto edito da Nottetempo, nella collana I sassi (pag. 40, euro 3).

Il libro propone un dialogo fra uno scrittore alle prese con un nuovo racconto e un ispettore di polizia, che conosce il segreto di ottenere confessioni senza ricorrere alla violenza. Attraverso il loro dialogo una lezione sul mestiere di inquirente ma anche e soprattutto sul potere della parola. Ne pubblichiamo un brano, per farvi venire l'acquolina in bocca...

Uomo anziano (dopo una lunga pausa) Ci sono tipi diversi di violenza, come ci sono, ovviamente, tipi diversi di poliziotti. Chiariamo un concetto: non c’è nessun poliziotto – parlo di sbirri, non di archivisti o magazzinieri – che non le abbia mai date, sottoscritto incluso. Se insegui a lungo uno spacciatore e quello, dopo che finalmente lo blocchi, prova anche a reagire, è del tutto normale che le prenda. È inevitabile, direi, e lui stesso se l’aspetta. Le botte date in caserma o in questura, a freddo, anche se non sono frutto di sadismo (ma ovviamente c’è anche quello), sono tutto un altro discorso. A parte ogni considerazione etica – e giuridica, naturalmente – una confessione ottenuta con le botte, o con altri sistemi analoghi, non dà nessuna garanzia di attendibilità.
Uomo giovane Vuol dire che chi confessa in questo modo poi ritratta facilmente?
Uomo anziano Voglio dire che persone del tutto innocenti confessano cose che non hanno fatto, per via delle botte o di altre forme di pressione.
Uomo giovane Scherza?
Uomo anziano No. Capita piú spesso di quanto si possa immaginare. E capita che per via delle botte vengano accusate, e a volte anche condannate, persone che non c’entrano niente di niente.
Uomo giovane È difficile da credere, una cosa del genere. Mi può fare qualche esempio?
Uomo anziano C’è un caso giudiziario famosissimo. Si ricorda la storia della Uno bianca?
Uomo giovane Certo.
Uomo anziano Quando i componenti della banda furono arrestati e confessarono, si scoprí che erano i responsabili anche di una serie di rapine per cui non erano stati nemmeno sospettati. E fra queste rapine ce n’era una per cui erano state già condannate altre persone.
Uomo giovane E queste persone avevano confessato?
Uomo anziano Una di loro, sí. E, ripeto, non c’entrava niente. Io non mi fido mai di una confessione cui non ho assistito. E a dire la verità, non mi fido nemmeno di quelle cui ho assistito, se non so esattamente cosa è successo prima.
Uomo giovane Come è finita la storia del rapinatore?
Uomo anziano Giusto. Quelli lo picchiavano e io non sapevo cosa fare. Stavo lí e in qualche momento pensavo che avrei dovuto dargli anch’io uno schiaffo, per non fare la figura della recluta che se la faceva sotto. In qualche altro momento pensavo invece che avrei dovuto trovare il coraggio per dire loro di smettere. Ma ovviamente non se ne parlava neanche. Ero l’ultimo arrivato, se avessi aperto bocca mi avrebbero buttato fuori a calci e la mia carriera di investigatore sarebbe finita prima di cominciare.
Uomo giovane Quanto durò?
Uomo anziano Un sacco di tempo, e alla fine fu chiaro che non c’era verso, non avrebbe detto niente. Era un ragazzino, ma aveva le palle o un buon motivo per stare zitto, o tutt’e due. Comunque le botte finirono e arrivò il momento di preparare il verbale di arresto e le altre carte, per portarlo in carcere. Uscimmo dalla stanza, qualcuno andò a prendersi il caffè, qualcuno se ne andò proprio a casa e qualcun altro, appunto, andò a battere a macchina il verbale di arresto. Io mi aggiravo per i corridoi e non sapevo che fare. Cosí, a un certo punto, senza una ragione precisa, rientrai nella stanza dove il ragazzo stava sempre sulla sedia, ammanettato, con la faccia veramente malridotta, il mento appoggiato sul petto. Mi sedetti vicino a lui e gli domandai se le manette gli facevano male. Quello – me lo ricordo come se ce l’avessi davanti qui, in questo momento – alzò piano la testa, quasi non avesse sentito bene. Io gli chiesi di nuovo se le manette gli facevano male e lui rispose di sí. Gli dissi che se mi prometteva di non fare stupidaggini gliele avrei tolte. Lui disse: «Prometto». Mi fece un’impressione strana quella parola. Lo disse con una dignità impacciata, come un bambino che vuole apparire adulto.
Uomo giovane E allora?
Uomo anziano Allora mi feci dare le chiavi delle manette dall’agente che lo stava sorvegliando e liberai il ragazzo. Poi gli chiesi se voleva una sigaretta e lui disse sí, che la voleva. Ma prima, se possibile, voleva un po’ d’acqua. Gli portai l’acqua e poi gli offrii la sigaretta, ne presi una anch’io e fumammo insieme. In silenzio. Ero andato lí senza nessuna intenzione, ma mentre fumavamo mi venne l’idea assurda che forse a me avrebbe detto le cose che le mazzate non erano riuscite a tirargli fuori.
Uomo giovane E lui disse qualcosa?
Uomo anziano Dopo aver finito di fumare, mi chiese cosa rischiava. Intendeva: che pena rischiava. Io non ne avevo la piú pallida idea. Facevo il poliziotto da pochi giorni, non avevo mai visto un processo e non riuscivo nemmeno a immaginarmi quello che avrebbero potuto dargli per quel tentativo di rapina. E però non potevo restare zitto e cosí risposi, con tono grave, che rischiava parecchio. Non sapevo di cosa stessi parlando, ma il ragazzo non se ne accorse. Per lui ero un poliziotto come gli altri, a parte il fatto che non l’avevo picchiato.
Uomo giovane È bravo a raccontare.
Uomo anziano Il lavoro dell’investigatore ha molto a che fare con le storie. Comunque quello rimase zitto e poi, torcendosi le mani, mormorò che la cosa peggiore per lui era pensare a quando lo avrebbe saputo suo padre. Il padre era un operaio e un sindacalista. Sapere che il figlio era stato arrestato per rapina gli avrebbe spezzato il cuore. Non furono proprio queste le parole, ma il senso era questo. Io feci di sí con la testa e poi gli dissi che se voleva potevo andare io dal padre a informarlo.


Ricordiamo che Gianrico Carofiglio - il "magistrato best-seller "- è nato a Bari nel 1961. Magistrato dal 1986, ha lavorato come pretore a Prato e per anni è stato Sostituto procuratore alla Direzione distrettuale antimafia di Bari. Ha esordito nella narrativa, con Testimone inconsapevole (Sellerio, 2002), romanzo che ha aperto il filone del legal thriller italiano. I suoi romanzi sono stati tradotti in 16 lingue. Da Il passato è una terra straniera è stato tratto un film, interpretato da Michele Riondino, che ha recentemente vinto il Miami Film Festival. Carofiglio è attualmente senatore del Partito Democratico.

(Adattatato da La Stampa)

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Che uomoooooooooooooo!!!

Anonimo ha detto...

quello che stavo cercando, grazie