lunedì 6 febbraio 2023

Danni della deforestazione



 Cari ragazzi, vorrei partire  dall’argomento dell’ultimo articolo, ovvero l’elezione del nuovo ministro brasiliano contro la deforestazione, per parlare proprio dei danni di questa attività e perché è importante ridurla e fare tutto il possibile per salvaguardare il nostro pianeta. 


Definizione di deforestazione 

Il disboscamento consiste nell’abbattimento di alberi. Quando l’abbattimento eccede il tasso di ricrescita si parla di deforestazione. le conseguenze del disboscamento conducono alla perdita di suolo fertile e ad una progressiva desertificazione. Inoltre per il disboscamento conseguenze sono anche la modifica l’intero ecosistema e il cambiamento di muffe, batteri e insetti che trasformano la necromassa e le foglie in nuovo suolo. la perdita di biodiversità rende gli ambienti meno resilienti agli stravolgimenti dovuti al meteo e alle malattie. Gli incendi diventano più frequenti e letali e accelerano il processo di desertificazione. 
Inoltre la deforestazione è connessa a un significativo incremento di anidride carbonica che svolge un ruolo fondamentale nel riscaldamento globale.


Cause della deforestazione nel mondo 

La deforestazione è dovuta a scopi principalmente commerciali. Possono essere riconosciute in particolare 3 cause deforestazione:

-Nuove aree coltivabili: la necessità di creare nuove terre da destinare alle colture e alla pastorizia è uno dei motori della deforestazione. In aggiunta ci sono i terreni usati a scopi minerari ed edilizi, o acquistati dai grandi speculatori per le monocolture.

-Legname come combustibile: il legname rimane ancora la materia prima per eccellenza come combustibile, un terzo della popolazione mondiale necessita del legno per poter riscaldare le proprie abitazioni.

-Legno pregiato: la domanda di legno pregiato accresce il taglio degli alberi delle foreste equatoriali e tropicale.

I Paesi più colpiti dal fenomeno sono Messico, Brasile, Colombia, Cina, Congo, Nigeria, India, Birmania, Indonesia, Malesia, Indonesia e Thailandia



Conseguenze della deforestazione 

Come già accennato il fenomeno è fortemente responsabile del riscaldamento globale. Infatti l’ntensificarsi dell’effetto serra è tra deforestazione conseguenze. Le piante e gli alberi, mediante il processo di fotosintesi clorofilliana, trasformano l’anidride carbonica presente nell’atmosfera in ossigeno. Ne consegue che il disboscamento determina un aumento di CO2 e di conseguenza un acuirsi dell’effetto serra e del riscaldamento globale.
Il disboscamento determina cambiamenti nel clima (anche delle singole regioni) che si muove sempre più nella direzione degli eventi estremi che aumentano il dissesto idrogeologico. 
Come già detto a questo fenomeno è connessa la perdita di biodiversità. Numerose specie animali e vegetali rischiano l’estinzione definitiva con stravolgimenti importanti sugli equilibri degli ecosistemi.


Danni e possibili rimedi 

Oggi si stima che le emissioni di anidride carbonica provocate dalla deforestazione e dai cambiamenti di uso del suolo siano di circa 1,6 miliardi di tonnellate di carbonio annue. In aggiunta a queste ci sono quelle dovute ai processi di combustione (stimabili in circa 6 miliardi).

Nel 2014 è stato siglato a New York un accordo in occasione del vertice Onu Climate Summit. Per la deforestazione rimedi sono lo stop al taglio di alberi nel 2030 e il ripristino di oltre 350 milioni di ettari di foreste e di campi coltivati.



E in Amazzonia?

Tra agosto 2020 e luglio 2021 la deforestazione dell’Amazzonia è cresciuta di quasi il 22% rispetto al periodo precedente, stabilendo un record negli ultimi 15 anni. Il disboscamento nella foresta pluviale più grande del mondo è stato in totale di 13.235 kmq.

Sono due le agenzie che monitorano la distruzione della foresta: l’ente pubblico Inpe, l’Istituto nazionale di ricerche spaziali e la ong indipendente Imazon, Instituto do homem e meio ambiente da Amazônia.

Inpe sostiene che nel mese di ottobre 2021 siano andati distrutti 877 kmq, il 5% in più rispetto allo stesso mese del 2020. Osservando il trend degli ultimi dodici mesi, però, il tasso di deforestazione appare inferiore del 5% rispetto al livello osservato lo scorso anno.

Imazon arla invece di 803 kmq di foresta amazzonica distrutti a ottobre. Di per sé quindi la stima di foresta amazzonica deforestazione è più bassa, ma a destare preoccupazione è il totale raggiunto da gennaio in poi: 9.724 kmq, l’equivalente dell’estensione delle Marche. Si tratta del 33% in più rispetto al 2020, un anno che si era già rivelato estremamente critico per la salute dell’Amazzonia.


Le tre fasi per mitigare il problema 

In numerose zone dell'Amazzonia la deforestazione provocò un rapido impoverimento del terreno che limitò la redditività delle piantagioni agricole portando in breve tempo i coloni a riconvertire i campi agricoli in pascoli per l'allevamento. Se da un lato, gli incentivi statali e la minore manodopera necessaria per l'allevamento permettevano maggiori guadagni per i coloni rispetto all'agricoltura, a livello ambientale ciò rappresentò l'inizio dello sfruttamento intensivo della foresta Amazzonica. La crescente necessità di spazi per l'allevamento portò infatti spesso ad applicare da parte dei coloni il metodo "taglia e brucia", che attraverso l'appicagione di incendi (anche incontrollati) permettevano di ricavare ampie aree di foresta per il pascolo.

Fortunatamente, dall'inizio del XXI secolo la deforestazione si è ridotta del 70%. Per uno studio di Dan Nepstad, Earth Innovation Institute (Stati Uniti), è il risultato di un processo composto da tre fasi.

-Nella prima (fino al 2004), una legge provò a imporre ad agricoltori e allevatori di considerare riserva l'80% delle loro proprietà, ma non fu rispettata.

-Nella seconda fase (2005-2009) ci furono vari fattori: più controlli della polizia; calo dei guadagni della soia (coltivata in Amazzonia); campagne ambientaliste e boicottaggio di aziende responsabili della deforestazione.

-La terza fase (dal 2009) è stata decisiva. Anche se i guadagni della soia sono ripresi, il governo ha stabilito una politica del credito per l'Amazzonia: coltivatori e allevatori delle aree più rovinate sono stati esclusi dal credito a basso costo finché la deforestazione non è calata.



La risalita negli ultimi tempi e le sue cause

Nel 2015 la deforestazione illegale dell'Amazzonia è stata di nuovo in aumento per la prima volta da decenni, in gran parte a causa della domanda dei consumatori di prodotti come l'olio di palma. Con l'aumentare della pressione dei consumatori, gli agricoltori brasiliani liberano le loro terre per creare più spazio per colture come l'olio di palma e la soia.

Utilizzando i tassi di deforestazione del 2005, è stato stimato che la foresta pluviale amazzonica sarebbe stata ridotta del 40% in due decenni. Il primo ministro norvegese ha annunciato, il 16 settembre 2008, che il governo norvegese avrebbe donato 1 miliardo di dollari USA al nuovo fondo Amazon. I fondi di questo fondo andrebbero a progetti volti a rallentare la deforestazione della foresta pluviale amazzonica.

Nel settembre 2015, la presidente brasiliana ha dichiarato alle Nazioni Unite che il Brasile aveva effettivamente ridotto del 82% il tasso di deforestazione in Amazzonia. Ha anche annunciato che nei prossimi 15 anni, il Brasile mirava a eliminare la deforestazione illegale, ripristinare e riforestare 120 000km2, e recuperare 150 000 km2 di pascoli degradati.

Sotto il presidente Jair Bolsonaro la deforestazione in Brasile è aumentata in modo significativo. La combinazione tra questo fenomeno e il riscaldamento globale rende il clima regionale più secco e potrebbe stravolgere il delicato equilibrio della foresta pluviale trasformandone una parte in savana.


Ritmo di disboscamento

Il tasso annuale di deforestazione nella regione amazzonica è aumentato drammaticamente tra il 1991 ed il 2000. In questi 9 anni l'area totale della foresta pluviale amazzonica disboscata rispetto al 1970 è passata da 419 010 a 575 903 km2. La maggior parte di questa foresta perduta è stata sostituita da pascoli per il bestiame. La deforestazione della foresta pluviale amazzonica ha continuato ad accelerare nei primi anni del 2000, raggiungendo un tasso annuo di 27 423 km² (maggiore della superficie della Sicilia) di perdita di foreste nel 2004. Oggi la copertura forestale rimanente continua a diminuire, sebbene il tasso annuale di perdita di foreste sia in generale rallentato e speriamo che la nuova ministra sia in grado di risolvere o quantomeno di frenare questa minaccia che riguarda il nostro pianeta e quindi tutti noi. 

E voi cosa ne pensate? Secondo voi siamo tutti coinvolti in questo problema? Cosa possiamo fare nel nostro piccolo per aiutare questa situazione? Fatemelo sapere con un commento qua sotto.

Sergio 

lunedì 30 gennaio 2023

Spagna e Italia sono davvero due nazioni simili?

 


Spagna e Italia sono davvero due nazioni simili?

Alcuni pensano che siano simili poiché le due lingue suonano piú o meno allo stesso modo; ma in realtá ció che rende differenti queste due nazioni é la cultura.

Alcune di queste differenze culturali sono:

1. Il ruolo della donna all'interno del nucleo familiare:

  • la mamma in Italia é la persona che tiene unita la famiglia, a cui tutti fanno riferimento sia per quanto riguarda l'aspetto psicologico sia per quanto riguarda l'aspetto finanziario. In casa, la mamma é una tuttofare, da lei ci si aspetta qualsiasi cosa: che abbia pulito, abbia cucinato, bbia fatto giardinaggio. Per tutti questi motivi la maggior parte degli italiani sono mammoni (piú gli uomini che le donne).
  • mentre in Spagna  la mamma é vista alla pari del padre, quindi ci si separa da lei piú facilmente.
2. Gli italiani sono possibilisti mentre gli spagnoli sono drastici:

  • Gli italiani tendono alla negoziazione, all’ambiguità, alla conciliazione e solo di rado si schierano decisamente per il sì o per il no. Ci devono essere infinite opzioni e tutte sono possibili. 
  • Mentre gli spagnoli tendono a essere radicali, drastici e pragmatici fin quasi alla brutalità in tutto ciò che fanno.
3. Uva e lenticchie per Capodanno:
  • In Spagna vi è l'usanza molto radicata secondo la quale si devono mangiare dodici acini d’uva (che simboleggiano i dodici mesi), al ritmo di uno a ogni rintocco della campana della mezzanotte.
  • In Italia, invece, durante gli ultimi 12 rintocchi, oltre che a esultare e festeggiare, non si fa nulla, peró durante l'ultima cena dell'anno si ha l'usanza di mangiare le lenticchie poichè si ritengono di buon augurio per i guadagni dell’anno che sta per iniziare.
4. Cappuccino al mattino:
  • In Italia pochi sono disposti a bere caffè con latte dopo le 11 di mattina. Ovviamente è possibile ordinare il cappuccino al bar in qualsiasi momento, ma ad approfittarne sono più che altro i turisti.
  • In Spagna, invece, non sono altrettanto rigidi e prendono tranquillamente il loro caffè con il latte a ogni ora della giornata.
5. Gli orari spagnoli e italiani:
  • In Spagna il pranzo è di solito alle 14, o addirittura verso le 15. E per quanto riguarda la cena, è piuttosto inconsueto che le famiglie si riuniscano a tavola prima delle 21-22.
  • Gli italiani, invece, pranzano ordinariamente intorno alle 13 e si ritrovano a cenare verso le 20.
Voi conoscevate queste differenze? Siete d'accordo con quelle che riguardano la Spagna? Siete a conoscenza di altre differenze?

Swami

venerdì 27 gennaio 2023

Visita alla cantina Matiz

Ciao a tutti e a tutte,

i giorni 21 e 23 novembre siamo andati alla cantina Matiz di Valencia per una degustazione di vini, erano presenti gli alunni a partire dal livello 2B2 fino al livello 2C2 (ovviamente gli studenti presenti erano tutti maggiorenni).




La cantina Matiz si trova in Plaza del Porxets, 1 bajo, Valencia e nasce come uno spazio dedicato al vino, offre vini nazionali, italiani e del mondo permettendo di abbinarli anche a prodotti gastronomici locali e nazionali. 

È stata un'esperienza unica nella quale abbiamo ripercorso alcuni avvenimenti storici legati alla provenienza dei vini ed abbiamo imparato qualcosa in più sulla produzione del vino.





Abbiamo avuto l'occasione di provare 4 vini di origine toscana (uno bianco, uno rosato e due rossi):
la Vernaccia di San Gimignano, l'Alfatauri, il Barco Reale e il Chianti Carmignano.

La Vernaccia di San Gimignano.
La Vernaccia di San Gimignano è un vino bianco prodotto in una ristretta zona della Toscana, tra Siena, Pisa e Firenze coincidente con il territorio comunale di San Gimignano. È perfetto come aperitivo per via della sua viscosità (vino untuoso, oleoso).
Questo vino è controllato e garantito dal marchio di Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) ed è stato il primo vino italiano a ricevere il marchio Denominazione di Origine Controllata (DOC) nel 1996 e nel 1993 ha avuto la DOCG.
L'inizio della sua produzione viene collocato intorno al 1200 per mano di un certo Vieri de' Bardi e dei suoi figli.
Il primo documento ufficiale risale invece al 1276, e si tratta degli Ordinamenti della Gabella del Comune di San Gimignano, che dimostrano come questo vino fosse giá fiorente e redditizio: si obbligava infatti al pagamento di una tassa di tre soldi per ogni soma di Vernaccia esportata fuori dal comune.
Alla fine del XIII secolo la Vernaccia era giá un vino di pregio, presente sulle migliori tavole dei nobili dell'epoca. Lo stesso Dante Alighieri nella sua Divina Commedia aggirandosi tra i golosi del Purgatorio, incontra Papa Martino IV colpevole di essere stato vinto troppo spesso dalla voglia di Vernaccia.
Citata anche da Giovanni Boccaccio nel suo Decameron, speficificatamente nella descrizione del paese di Bengodi in una delle novelle.
Nel 1468 la Vernaccia va ad allietare gli invitati al banchetto di nozze dei Medici-Rucellai, poi i pasti di Lorenzo il Magnifico documentati dalle continue richieste scritte che faceva al Comune di San Gimignano.

L'Alfa Tauri
 L'Alfa Tauri è un vino rosato di provenienza toscana, la sua colorazione rosata è ottenuta grazie alla conservazione del vino, per tre mesi, sulle fecce in vasche d'acciaio a temperatura controllata intorno ai 10ºC.
Questo vino è adatto per i primi piatti.

Il Barco Reale di Carmignano
Il Barco Reale di Carmignano è un vino rosso, anch'esso di origine Toscana, più precisamente della provincia di Prato. Deve il suo nome alla riserva di caccia medicea la quale era circondata da un muro che delimitava gran parte delle zone di produzione attuali. E' di denominazione di origine controllata (DOC) ed è il fratello minore del Carmignano DOCG, ma minore solo per età.

Chianti Carmignano
Il Carmignano è un vino rosso a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG).
Il Carmignano è uno dei vini più antichi d'Italia. A Carmignano si produceva vino fin dall'epoca etrusca, come testimonia il ritrovamento di vasi di vino all'interno di alcune tombe etrusche sul Monte Albano.
Nell'Archivio di Stato di Firenze è stato rinvenuto un contratto d'affitto datato 804 che documenta come a Capezzana, nel comune di Carmignano, venissero coltivati olivi e viti per la produzione dell'olio e del vino.
La prima documentazione scritta sulla quale appare il nome del vino di Carmignano risale al 1396, si tratta di un documento in cui un notaio carmignano , Ser Lapo Mazzei , comunica ad un mercante di Prato, Marco Datini, di aver ordinato per la sua cantina 15 some di vino Carmignano pagandolo ''16 lire la soma'', un prezzo quattro volte superiore a quello dei vini della zona (il che ne dimostrava le superiori qualità).
Nel XVII secolo il vino Carmignano viene citato anche dal poeta Francesco Redi nell'opera Bacco in Toscana.
Nel 1932 il vino prodotto nella zona di Carmignano venne incluso nella zona di produzione dei vini del Chianti e successivamente, nel 1967, venne compreso nella omonima Denominazione di Origine Controllata (DOC) come Chianti della sottozona Montalbano.

E' stata un'esperienza che è servita per conoscere sempre di più la nostra amata Italia, grazie alla combinazione di sapori, cultura e divertimento in compagnia.

E voi cosa ne pensate? Vi siete divertiti? Fatemelo sapere nei commenti.

Un abbraccio, 
Sara








martedì 24 gennaio 2023

PARTECIPATE AI CONCORSI DELLA NOSTRA SCUOLA

 Care alunne e cari alunni,

siete invitati a partecipare ai concorsi indetti dalla nostra EOI. Scegliete quello che fa per voi e se avete dubbi: sbizzarritevi e partecipate a tutti e tre!😊


CONCORSO MINI RACCONTO DI TERRORE


Dai: fateci tremare di paura, aspettiamo i vostri racconti. Potete presentarli fino al 23 febbraio 2023

Cliccate qui per tutte le informazioni necessarie.


CONCORSO FOTO TESTO: IL MIO OGGETTO PREFERITO


Anche quest'anno arriva il nostro concorso che abbina una foto a un testo. Questa volta ci dovrete raccontare qualcosa del vostro oggetto preferito. Siamo curiose di sapere qual è! Avete tempo fino al 16 febbraio 2023.

Se volete saperne di più, cliccate qui.


CONCORSO COPERTINA RIVISTA EÒNIA


Lo scorso anno abbiamo pubblicato il primo numero della nostra rivista, Eònia e quest'anno, per il nuovo numero stiamo cercando un'immagine originale per la nostra copertina. Ce la disegni? Hai tempo fino al 23 febbraio 2023.

Per saperne di più clicca qui

lunedì 23 gennaio 2023

Arrestato Matteo Messina Denaro: e ora?

Ciao a tutti!

Avrete probabilmente sentito dell'arresto di Matteo Messina Denaro. Ma perché questo avvenimento é cosí importante? Cosa significa per la gente che ha incrociato il suo cammino? Cosa significa per l'Italia? Proviamo a scoprirlo e analizzarlo insieme.

Partiamo dal dire che Messina Denaro era un simbolo: rappresentava la parentesi non ancora chiusa della mafia "vecchio stampo". Era il boss dei boss, uno dei mandanti delle stragi di Via D'Amelio e di Capaci, degli attentati del '93 e di altri spietati omicidi. Considerando che la mafia vive di simboli, la sua cattura urla a voce alta che Cosa Nostra non é invincibile e che lo Stato, presto o tardi, porterá giustizia. Viene cosí mandato un segnale tanto di allerta alla malavita, quanto di speranza per il Paese.

Molto probabilmente ora si provvederá a trovare un sostituto del boss, ma per lo meno per il momento le persone che hanno dovuto rivoluzionare la loro vita a causa di Messina Denaro possono finalmente festeggiare questo traguardo e tirare un sospiro di sollievo. Come per esempio accade a Elena Ferraro, un'imprenditrice del Trapanese che vive sotto scorta da quasi 10 anni perché non solo si era rifiutata di cedere la proprietá della sua clinica privata al boss, che l'aveva contattata per mezzo del cugino Mario, ma anzi, aveva collaborato con la polizia affiché quest'ultimo venisse arrestato.
 
Il vero problema peró é che associazioni criminali di stampo mafioso non si limitano a commettere azioni illegali, che di solito sono quelle piú di impatto e visibili, al contrario, oggigiorno si legano sempre piú e investono in attivitá legali, avendo un giro di affari di piú di 100 milioni di euro al giorno.
Ed é anche per questa ragione che ci sono state alcune persone che hanno pensato che questo arresto non sia stato del tutto giusto, perché in fin dei conti ha aiutato della gente, soprattutto a livello territoriale. Purtroppo é anche a causa di mentalitá come questa che Cosa Nostra, la 'Ndrangheta, la Camorra ecc... hanno ancora piede in Italia. È importante quindi studiare la storia, sensibilizzzare alla legalitá e celebrare i traguardi come quello che abbiamo raggiunto.

Sono fiduciosa che in questa lotta verranno fatti molti altri passi avanti e spero che un giorno si parlerá come un triste capitolo lontano della storia italiana.

Quali sono i tuoi pesnieri e sentimenti al riguardo? Condividili nei commenti

immagine presa da internet


Silvia


















Nuova ministra dell’ambiente Brasiliana, e nuove speranze per la foresta





Il presidente eletto del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, ha annunciato giovedì che l’attivista dell’Amazzonia, Marina Silva, sarà il prossimo Ministro dell’Ambiente del paese. L’annuncio indica che la nuova amministrazione darà priorità alla repressione della deforestazione illegale, anche se ciò significa entrare in conflitto con potenti interessi agroalimentari. Più che una novità è un ritorno, esattamente 20 anni dopo, Marina Silva riappare come ministra per l'Ambiente del governo Lula. Una carica che aveva già ricoperto nel primo mandato del leader della sinistra brasiliana e dalla quale si era dimessa per le scelte di politica energetiche della sua eterna rivale, l'allora ministra delle Miniere e dell'Energia Dilma.




Chi è Maria 

Maria Osmarina Marina Silva Vaz ha avuto una storia quasi incredibile: è nata nel 1958 nello stato di Acre, nel cuore dell’Amazzonia brasiliana. Tre dei suoi 11 fratelli sono morti in tenera età e lei ha perso la madre a 15 anni. A 11 anni, camminava per 14 km al giorno per aiutare il padre a cogliere gli alberi della gomma e a raccogliere il lattice. “Mi alzavo alle quattro del mattino per tagliare la legna per il fuoco. Preparavo un’insalata di caffè e banane con un uovo. Quella era la nostra colazione”, dice sul suo sito ufficiale. Affetta da numerosi problemi di salute, è sopravvissuta a tre epatiti e a cinque attacchi di malaria. Ironicamente, è stato il primo attacco di epatite, all’età di 16 anni, a darle l’opportunità di esplorare nuovi orizzonti. Si è recata a Rio Branco, la capitale dell’Acre, per curarsi e ha deciso di entrare in convento. Due anni dopo, la novizia ha rinunciato a farsi suora, ma ha scoperto la Teologia della Liberazione, un movimento della sinistra cattolica famoso per la sua lotta contro la povertà e le violazioni dei diritti umani. Le ha dato anche la possibilità di studiare: analfabeta a 16 anni, ha conseguito la prima laurea 10 anni dopo, dopo aver lavorato come addetta alle pulizie per pagarsi l’università.


La sua carriera politica 

La sua carriera politica è iniziata con il sindacalista Chico Mendes, un difensore dell’Amazzonia assassinato nel 1988. Eletta consigliere comunale a Rio Branco, a 36 anni è diventata la più giovane senatrice della storia del Brasile. A lungo associata alla sinistra, è ora vista con maggiore favore dalla comunità imprenditoriale.

Marina Silva è una figura di spicco nella lotta contro il riscaldamento globale in Brasile e la sua nomina a Ministro dell’Ambiente è un segno dell’importanza che la nuova amministrazione vuole dare a questa lotta. Marina Silva, 64 anni, è stata ministro dell’Ambiente durante i precedenti mandati di Luiz Inacio Lula da Silva (2003-2010) prima di dimettersi nel 2008, accusandolo di non averla sostenuta abbastanza nella sua lotta per la difesa dell’Amazzonia. Ma questa ex casalinga, tre volte candidata alle presidenziali senza successo, si è riconciliata con Lula per sconfiggere Jair Bolsonaro. In cambio del suo sostegno, Marina Silva ha ottenuto una serie di promesse, tra cui la creazione di un’autorità nazionale per la sicurezza climatica incaricata di verificare l’attuazione delle azioni di riduzione dei gas serra. Tornata al governo, Marina Silva intende utilizzare la sua credibilità e il suo capitale politico nella lotta contro il riscaldamento globale e per la conservazione dell’Amazzonia. Il suo aspetto fragile nasconde una forza interiore che le ha permesso di superare un’infanzia povera, gravi problemi di salute e l’ostilità di un ambiente politico particolarmente maschilista e razzista. Dopo aver fallito il terzo posto alle elezioni presidenziali del 2010 e del 2014, l’ambientalista è arrivata ottava nel 2018, nelle elezioni vinte da Bolsonaro. La deforestazione in Amazzonia è aumentata di quasi il 60% durante il mandato del presidente di estrema destra, rendendo il compito ancora più urgente. 


Incontro con Greta Thumberg 

E' stato un incontro pieno di significato, molto emozionante, quello tra Marina Silva e Greta Thunberg: lo ha raccontato la stessa ministra dell'Ambiente brasiliana, che ha poi sottolineato come sia "molto bello verificare che abbiamo una terza generazione di attivisti" che difendono l'ambiente. Il faccia a faccia tra le leader ecologiste di differenti generazioni è avvenuto al Wef di Davos, dove Silva si è riunita anche con il rappresentante americano per il Clima, John Kerry, il quale ha promesso di recarsi in Brasile all'inizio di febbraio. "Gli Stati Uniti sono un partner strategico per il Brasile, cercheremo un'agenda di cooperazione in bioeconomia, stanno anche valutando di dare un contributo al Fondo Amazzonia", ha dichiarato la ministra, andata in Svizzera con il ministro delle Finanze, Fernando Haddad, in rappresentanza del neo presidente brasiliano Silva. "Con il cambio di governo, vediamo molta solidarietà da parte di vari Paesi del mondo democratico, come Europa e Stati Uniti, Paesi che sono stati solidali anche con il governo Lula di fronte agli attacchi autoritari"

Credete che questo cambio darà gli effetti sperati? Andremo almeno un po’ nella direzione della salvezza della foresta? Cosa ne pensate? Io ho buone speranze e spero anche voi, fatemelo sapere con un commento.

Sergio 

sabato 21 gennaio 2023

Una curiosità che potresti non conoscere

 Ciao a tutti e a tutte,

sicuramente avrete già sentito molte volte la frase ''salvato dalla campana'', ma conoscete l'origine di questo detto?

Personalmente ho sempre associato questa espressione alla campanella della scuola,
la quale, a volte, ci ha salvati da interrogazioni per le quali non eravamo preparati. Ma in realtà ha delle radici molto più antiche.

Questa frase ha origine in Inghilterra in cui, in passato, non c'era spazio per seppellire tutti i morti, dunque le bare venivano aperte, le ossa prese e inviate all'ossario e la tomba usata per un altro. Ma a volte, aprendo le bare, i becchini notavano che c'erano graffi all'interno che indicavano che il morto, in effetti, era stato sepolto vivo (catalessi - molto comune all'epoca).

D'altronde non vi erano ancora gli strumenti scientifici adatti a capire se una persona fosse effettivamente morta oppure no, così naque l'idea, quando si chiudevano le bare, di legare una striscia attorno al polso del morto, una striscia che veniva fatta passare attraverso un foro nella bara e legata a una campana. Se l'individuo si fosse svegliato, il movimento del braccio avrebbe fatto suonare il campanello. In questo modo veniva salvato dalla campanella.

Oggi, l'espressione significa fuggire dai guai per una frazione di secondo.

Voi conoscevate l'origine di questo detto? Vi aspetto nei commenti.

Un abbraccio,

Sara

mercoledì 18 gennaio 2023

Perché gli italiani vanno via?



 Ciao a tutti ragazzi, oggi vi parlerò di un fenomeno di cui magari non tutti siete a conoscenza, ovvero della migrazione dei giovani italiani, che sta aumentando, e vi spiegherò i motivi e la situazione dell’Italia che spinge moltissime persone verso il cambio di vita e di paese per varie ragioni che ora vedremo. 

Migrazione in numeri

Sono 5,8 milioni gli italiani emigrati all'estero, un numero che supera quello degli immigrati stranieri regolarmente residenti in Italia (quasi 5,2 milioni). Molti sono i giovani che se ne vanno, soprattutto dal sud, a causa delle discriminazioni anagrafiche, territoriali e di genere. Inoltre la maggioranza dei giovani di origine straniera presenti in Italia progettano di costruire la loro vita all'estero. Portogallo, Romania, Tunisia e Spagna invece,  sono le mete preferite dei pensionati italiani che decidono di andare all'estero per la vecchiaia. Dal 2006 ad oggi la presenza degli italiani all'estero è progressivamente cresciuta passando da 3,1 milioni a oltre 5,8 milioni. Si tratta dei cittadini italiani iscritti all'Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero) e rappresentando il 9,8% degli oltre 58,9 milioni di italiani residenti in Italia. Mentre l'Italia ha perso in un anno lo  0,5% di popolazione residente, all'estero è cresciuta negli ultimi 12 mesi del 2,7%.


Meno parlamentari per più elettori

Il numero di parlamentari eletti all'estero è ora ridotto a causa del restringimento complessivo del numero dei parlamentari (da 20 a 12, di cui 8 deputati e 4 senatori). Paradossalmente, tale contrazione numerica avviene nel momento in cui gli italiani nel mondo sono passati da circa 3 milioni e mezzo degli anni Duemila, quando si è votato per la prima volta direttamente all'estero, agli attuali quasi 6 milioni, letteralmente il doppio. 


Italiani nel mondo 

Dal 2006 al 2022 la mobilità italiana è cresciuta dell'87% in generale, del 94,8% quella femminile, del 75,4% quella dei minori e del 44,6% quella per la sola motivazione "espatrio".

Tutte le regioni italiane perdono residenti aumentando, però, la loro presenza all'estero, di cui 2,8 milioni circa sono donne. Oltre 2,7 milioni sono partiti dal Meridione, più di 2,1 milioni dal Nord Italia e il restante è, invece, originario del Centro Italia. Quasi 3,2 milioni sono in Europa, oltre 2,3 milioni sono in America, soprattutto nella parte centro-meridionale, più di 1,8 milioni. Gli italiani sono presenti in tutti i paesi del mondo. Le comunità più numerose sono, ad oggi, argentina (903.081), tedesca (813.650), svizzera (648.320), brasiliana (527.901) e francese (457.138). Mentre per gli italiani generalmente è prevalente la volontà di vivere in Italia da grandi, il 59% dei ragazzi stranieri presenti in Italia vede la propria vita da adulti all'estero, mentre solo meno del 40% vede il suo futuro nel nostro Paese.


Chi emigra 

Quando si parla di emigrazione verso l’estero, nell’immaginario collettivo l’immagine più diffusa è quella della “fuga dei cervelli”, ovvero dell’emorragia di giovani laureati.
In realtà, tra i 120 mila italiani che nel 2020 hanno lasciato il Paese, solo il 25,8% ha un titolo di studio alto (Laurea). Al contrario, 3 emigranti su 4 hanno un titolo medio-basso. Più del 40%, addirittura, non ha nemmeno il diploma.
Per quanto riguarda i Paesi di destinazione, quasi un emigrante su tre ha scelto il Regno Unito. Oltre il 60% degli emigrati si è diretto verso soli quattro Paesi: oltre al Regno Unito, le mete più gettonate sono Germania, Francia e Svizzera. Interessante notare, inoltre, l’incidenza di laureati tra gli emigrati per ciascun Paese di destinazione. Le prime tre mete registrano una percentuale di laureati tra il 21% e il 22%, inferiore alla media complessiva. Segno che, vista la facilità di spostamento, questi Paesi attraggono anche manodopera italiana poco qualificata. La maggiore incidenza di laureati si registra invece tra gli emigrati italiani che si stabiliscono nei Paesi Bassi (45,1%) e in Belgio (39,1%), caratterizzati probabilmente da posti di lavoro in grandi imprese, nelle Università e nelle istituzioni europee 


Motivazioni della migrazione 

Il trend in aumento degli espatri è da attribuire in larga parte alle difficoltà del mercato del lavoro italiano di assorbire l’offerta soprattutto dei giovani e delle donne. A queste si aggiunge il mutato atteggiamento nei confronti del vivere in un altro Paese (proprio delle generazioni nate e cresciute in epoca di globalizzazione), che induce i giovani più qualificati a investire con maggior facilità il proprio talento nei paesi esteri in cui sono maggiori le opportunità di carriera e di retribuzione, e di cui si esalta la maggiore meritocrazia rispetto al proprio paese. Sarebbe da esplorare un altro elemento che pure caratterizza questo nuovo ciclo migratorio italiano: il desiderio di andare via dall’Italia. Spesso, chi ora lascia l’Italia (specie i più giovani), non lo fa soltanto perché è costretto, per mancanza di lavoro o per l’impossibilità oggettiva di percepire uno stipendio dignitoso che consenta la programmazione del futuro. Chi emigra oggi lo fa anche perché è spinto da un contesto culturale e politico asfissiante, che non consente di intravedere un orizzonte di speranze, che brucia sul nascere perfino l’immaginario di un mondo e di una esistenza migliori.


La delusione verso l’Italia 

Gli ultimi venti anni in Italia sono stati anche gli anni dei ripetuti grandi scandali di corruzione e di malaffare, Di qui la scelta di molti giovani e adulti di costruire una vita altrove, dove almeno si può «‘respirare un’altra aria’, assumendo anche dei ‘rischi’ per riuscire a soddisfare un bisogno di ‘crescita personale’ che si considera, in vario modo, ostacolato in Italia». la sfiducia in un futuro ‘decente’ in Italia costituisce uno degli elementi centrali che stanno alla base di questa ripresa dei movimenti migratori verso l’estero.

La conseguenza diretta di questo motivo di partenza è il non ritorno. Chi parte perché profondamente deluso dalle prospettive di vita offerte in Italia, tende a non tornare, anche qualora dovesse trovare un lavoro. Non è sufficiente il lavoro, perché è in cerca anche di altro. Inoltre molto spesso sono più giovani degli italiani che rimangono nel paese, di conseguenza generano anche figli all’estero, andando a peggiorare ancora di più la situazione già abbastanza negativa della natalità in Italia. Sono 841mila i minori italiani all'estero (il 14,5% dei connazionali complessivamente iscritti all'Aire): moltissimi di questi nati all'estero, ma tanti altri partiti al seguito delle proprie famiglie in questi ultimi anni. Gli italiani nati all'estero sono passati dai 869mila nel 2006 a 2.321.402 di oggi. La popolazione giovane, sottolinea Migrantes, spesso "parte e non ritorna", spinta dall'alto tasso di disoccupazione e l'assenza di un ascensore sociale.


Pensione in Portogallo, Tunisia e Spagna

Anche nella parte finale della propria vita un bel numero di italiani preferisce trascorrere la pensione all’estero rispetto al proprio paese. Portogallo, Romania, ma anche Spagna, Moldavia, e Portorico le principali mete dei pensionati italiani che decidono di trasferirsi all'estero. La Germania continua ad essere il Paese con il maggior numero di pensionati Inps. In generale, però, nelle nazioni che in passato hanno rappresentato le mete di milioni di italiani, le comunità dei pensionati italiani registrano un trend fortemente in decremento.

Cresce, invece, il numero di pensioni pagate in America centrale, in Asia e in Africa (rispettivamente +48%, +33% e +26%), determinata, da un lato, dal rientro in patria degli immigrati in Italia e, dall'altro, dagli italiani che si sono trasferiti all'estero e vi sono rimasti una volta andati in pensione.


Quindi in conclusione abbiamo visto come ci sia una tendenza dai più giovani alla vecchiaia a cambiare paese nonostante da moltissimi l’Italia sia vista come un sogno. Voi cosa ne pensate? Sapevate di questo problema dell’Italia? Siete d’accordo con i motivi della migrazione? Pensate che ci sia qualcosa di simile anche in Spagna? Fatemi sapere con un commento, un saluto a tutti.

Sergio

martedì 17 gennaio 2023

Arrestato Matteo Messina Denaro

 Ciao a tutti,

oggi 16 gennaio è stato finalmente arrestato a Trapani Matteo Messina Denaro dopo essere stato, dal 1993, nella lista dei latitanti più ricercati al mondo.

Noto anche con i soprannomi U siccu e Diabolik, Matteo Messina, è un mafioso italiano legato a Cosa Nostra. Quest'ultima è un'organizzazione criminale di tipo mafioso-terroristico presente in Italia, soprattutto in Sicilia e in più parti del mondo. Questo termine viene oggi utilizzato per riferirsi esclusivamente alla mafia siciliana.

Matteo Messina è stato condannato per la strage di Capaci del 23 maggio 1992, nella quale perse la vita il magistrato antimafia Giovanni Falcone, e per quella di via D'Amelio nel luglio del 1992 in cui venne a mancare il giudice Paolo Borsellino

Oltre ad essere ritenuto responsabile di diverse stragi (oltre quelle citate), è ritenuto colpevole anche di decine di omicidi, tra i quali quello del piccolo Giuseppe Di Matteo nel 1996.

Messina Denaro fece perdere le sue tracce nell'estate del 1993. L'ultima volta era stato visto in vacanza a Forte dei Marmi insieme ai fratelli Filippo e Giuseppe Graviano. Poi nei suoi confronti è stato emesso un mandato di cattura per associazione mafiosa, omicidio, strage, devastazione, detenzione e porto di materiale esplosivo, furto e altri reati minori. E da allora Messina Denaro è rimasto irreperibile, fino appunto all'arresto del 16 gennaio 2023.

Cosa ne pensate? Conoscevate Matteo Messina? Fatemelo sapere nei commenti.

Un abbraccio,

Sara



mercoledì 11 gennaio 2023

I segreti dei Centenari Sardi


 Ciao ragazzi,

sapevate che il paese più longevo del mondo si trova in Sardegna? Sto parlando di Perdasdefogu, si trova in provincia di Nuoro e prensenta un centenario ogni 222 abitanti. Questo primato è presente anche nel Guinnes World Record.

Ma quale sarà il loro segreto? sicuramente sarà grazie all'alimentazione sana e e alla qualità dell'aria ma anche e soprattutto per il senso di appartenenza e considerazione da parte della comunità in cui vivono.

Gianni Pes, fondatore dell'Osservatorio della Longevità, nonchè professore all'Università di Sassari, sostiene che il senso di comunità è rafforzato anche dal fatto che i centenari vivono in famiglie allargate dove coesistono 3-4 generazioni e quindi si sviluppa un senso di armonia e protezione, di conseguenza anche di benessere.

Anche Alberto Angela, noto divulgatore scientifico, in una delle sue puntate di Ulisse in cui il tema era la Sardegna, ha affrontato il tema del Patrimonio Genetico Sardo. Egli afferma che nonostante le varie invasioni che si sono succedute nel tempo dai Romani ai Cartaginesi, dai Fenici agli Spagnoli, il patrimonio genetico era rimasto intatto, addirittura pare vi sia nel DNA sardo un gene particolare che li metta in riparo dalle malattie, concordando poi che il motivo di questa longevitá sia dovuto ad un insieme di fattori come clima, aspetti sociali e culturali, alimentazione, e non solo genetica.

Un altro fattore importante per la longevità è l'assenza di stress, i centenari sardi hanno come comune denominatore l'atteggiamento nei confronti della vita, trovano felicità e soddisfazione nelle piccole cose e affrontano gli eventi inaspettati con la consapevolezza che a volte si è impotenti e non si può fare nulla, anzi, a volte gli avvenimenti spiacevoli possono essere d'aiuto.

Tra i sardi inoltre non vi è traccia di tabagismo.

Infine, l'attività fisica. E qui non si intende andare a correre ogni giorno o andare in palestra, ma è sufficiente camminare, fare una passeggiata spesso per fare la spesa o per andare a trovare un parente, oppure ancora lavorare la terra, con la conseguenza che anche l'alimentazione è favorita.

Questi sono gli ingredienti di una ''vita centenaria''! Cosa ne pensate? Fatemelo sapere nei commenti.

Un abbraccio,

Sara

La befana

Il 6 gennaio é una data molto importante per i bambini spagnoli, che aspettano con emozione i Re Magi; ma anche in Italia, in particolare a Roma, i piú piccoli aspettano con ansia il giorno dell'Epifania. Sapete il perché? No, loro non aspettano i tre saggi venuti dall'oriente, ma una vecchietta che porta doni e dolciumi: la Befana!

Il nome Befana deriva dal nome della festa in cui cade, l'Epifania, giorno in cui, come ben sapete, si festeggia l'arrivo dei Magi. Secondo la tradizione i Re Magi in cammino verso Betlemme si fermarono a chiedere indicazioni ad una vecchina. Prima di congedarsi questi cercarono di convincerla ad unirsi a loro per rendere omaggio al bambin Gesú, ma per quanto inistettero lei continuó a rifiutare. Poco dopo peró si pentí di non essere andata con loro e quindi riempí un sacco con doni e dolcetti e si affrettó a cercare di raggiungerli. Giró in lungo e in largo ma senza trovarli, quindi da allora lascia dei regali ad ogni bambino nella speranza che uno di questi sia Gesú.

Ancora oggi questa strega buona porta dolci ai bambini buoni e carbone e cenere a quelli piú monelli.

Voi conoscevate questa leggenda italiana? Ne conosci altre legate al Natale?


Immagine presa da internet

Silvia

mercoledì 21 dicembre 2022

FOMO

Avete mai sentito parlare della FOMO? La FOMO, dall'inglese "Fear Of Missing Out", é una fobia che si puó manifestare in due maniere diverse: puó sia essere la paura che alcune persone hanno di essere escluse o di perdersi qualcosa, che il bisogno costante di rimanere in contatto con le proprie conoscenze sulle diverse piattaforme digitali. Piú in generale, é un tipo di ansia sociale che comporta la paura di non essere inclusi in attivitá gratificanti.
É sempre piú diffusa,soprattutto tra i giovani, forse alimentata dai social media e dall'essere sempre connessi col mondo sapendo cosa succede in continuazione nelle vite altrui.  
É Victoria, la bassista dei Maneskin, una tra le prime a parlarne pubblicamente ammettendo di soffrirne, tra l'altro facendolo col sorriso. Racconta come esempio emblematico di quella volta che Thomas, il chitarrista della band, é andato a casa di Madonna, metre Victoria é rimasta in hotel a dormire perché era stanca. Quando poi in un secondo momento ne é venuta a conoscenza chiaramente le "é salita la FOMO". 
Questo tipo di ansia fa riflettere: perché spesso si sente la necessitá di partecipare agli eventi piú emozionanti o di rimanere in continuo contatto con gli altri fino al punto di mettere i propri bisogni in secondo piano (per esempio, come racconta la batterista, sentirsi in dovere di uscire nonostante ci si senta molto stanchi)? Perché si pensa che la felicitá sia qualcosa che si trova al di fuori di noi o qualcosa che dipende da fattori esterni? 
Tu cosa ne pensi?

Silvia

domenica 18 dicembre 2022

Perché (diavolo) guardiamo film doppiati?

 Cari amici del blog, con il corso del C2 stiamo ripercorrendo alcune vicende storiche italiane e in modo particolare del Fascismo. Alcuni alunni hanno scritto dei testi su ciò che hanno scoperto di quel periodo. 

Oggi vi presentiamo l'interessantissimo testo scritto da Mar Bayo Montolio, alunna del 1C2. Grazie Mar per questo tuo originale contributo. Quanti di voi sapevano quello che Mar ci racconta? Aspettiamo i vostri commenti al riguardo.

Cari lettori,

sicuramente molti di voi guardano film doppiati, ma vi siete mai chiesti perché in alcuni paesi europei, come l'Italia o la Spagna, il doppiaggio è molto più diffuso della sottotitolazione?

La verità è che la preferenza di ogni paese per il doppiaggio o la sottotitolazione include questioni storiche e ideologiche che risalgono agli anni '20. Sapevate che fu Mussolini a imporre il doppiaggio in Italia con l'obiettivo di promuovere il nazionalismo e di controllare i contenuti, censurando "certe parole indesiderabili" e "cattive idee straniere"?


10 novembre 1937. Mussolini posa la prima pietra
della nuova sede dell’Istituto Nazionale Luce al Quadraro (Roma).

Antonio Catolfi, professore di cinema presso l’Università di Perugia, ci spiega sul numero di maggio 2015 di “Between” (la rivista dell'Associazione Italiana per la Teoria e la Storia Comparata della Letteratura) che nella prima èra fascista i film stranieri erano proiettati senza pista sonora e presentati come film muti accompagnati da cartelli in italiano. Secondo l’autore, questo generò una profonda crisi nel cinema perché gran parte del pubblico non era in grado di leggere quei cartelli, dato l’analfabetismo di alcune fasce di popolazione.

Fu in questo contesto che Mussolini tirò fuori il Regio Decreto-Legge 5 ottobre 1933 - XI, n. 1414, “Provvidenze varie a favore dell’industria cinematografica nazionale“, in cui veniva specificato che «le pellicole cinematografiche sonore estere possono essere proiettate solo dietro doppiaggio o post-sincronizzazione eseguito in Italia o nel territorio del Regno».


Gazzetta Ufficiale dell’5 ottobre 1933-XI, n. 1414

 Diverse leggi e decreti successivi stabiliscono un sempre maggiore controllo del Governo sul cinema, ma la censura è solo parte della motivazione. Ciò che importa non è soltanto l’indottrinamento della società, ma anche (e sopratutto) le imposte da pagare: ovviamente i film stranieri ne hanno di più perché devono essere doppiati in lingua italiana. In altre parole, per Mussolini il cinema fu una perfetta occasione (una tra le tante) per controllare l'opinione pubblica, ma anche un grande business nazionale.

E cosa succede nel caso della Spagna?

Come potete già immaginare, la dittatura spagnola scelse di seguire il modello italiano e introdusse il doppiaggio nel 1941. Il cinema è stato uno strumento di "spagnolizzazione" omogenea non solo contro l'influenza straniera, ma anche contro i regionalismi esistenti nel nostro paese. L'obiettivo del regime era proprio quello di ricercare “un linguaggio purificato".

Dopo la morte di Franco nel 1975, la popolazione spagnola era molto abituata al doppiaggio e aveva assorbito molti dei suoi errori, come la pronuncia inglese con fonetica 100% spagnola. L'impatto è stato tale che ancora oggi, secondo il Ministero della Cultura, nei cinema del nostro paese solo un quarto dei film viene proiettato in versione originale con sottotitoli.

Il futuro e l'evoluzione della nostra società diranno se il doppiaggio continuerà ad essere una pratica fattibile e utile, o se sarà relegato ad un'opzione per anziani e non vedenti. La rivendicazione della versione originale da parte di cinefili e spettatori esigenti rimarrà ancora in piedi, ma finché il mercato continuerà a dettare le tendenze, sfortunatamente molti cinema continueranno a mostrare i migliori attori del mondo con una voce aliena, in tutti i sensi della parola.

Un saluto a tutti e grazie per la lettura,

Mar Bayo Montoliu



Vignetta del fumetto argentino Mafalda sulla censura

 

giovedì 15 dicembre 2022

La medicina dell'occhio

 


Ciao a tutti e a tutte,

oggi torniamo a parlare ancora una volta di tradizione sarda, precisamente della ''sa mejighina e s'oju'', che significa letteralmente ''medicina dell'occhio'' (o più comunemente chiamato ''malocchio'')

La medicina dell'occhio consiste in un rito magico-terapeutico contro l'aggressione dell'occhio  (un influsso negativo che può essere attaccato con uno sguardo da chiunque a chiunque), tale rito dell'occhio può essere messo in atto dai così detti ''guaritori'' , i quali sono persone che hanno appreso per discendenza familiare o per isegnamento diretto da altri guaritori. 

Il malocchio proviene dalla paura di avere a che fare con l'invidia, i sardi hanno il tarlo dell'invidia, ad esempio, si credeva che i bambini molto piccoli e belli venissero ''presi d'occhio'' e, quindi, che piangessero sempre per quello.

I sintomi del malocchio sono principalmente mal di testa e un generale malessere psicofisico.

Per poter individuare la presenza del malocchio, il guaritore,  prende un bicchiere di vetro trasparente, lo riempie d'acqua e ci mette un paio di granuli di sale grosso. Dopodiché versa dei chicchi di grano e, a seconda di quante bolle si formano o di come il grano sale a galla, si rende conto se la persona è presa d'occhio o no. Ogni chicco, inoltre va messo con una ritualità particolare, accompagnato da alcune preghiere in dialetto sardo che il guaritore sussurra leggermente, perchè la persona deve percepire ma non capire. Assemblato il tutto, la persona colpita dal malocchio deve bere tre piccoli sorsi di questa mistura (giusto bagnarsi le labbra). Dopodichè il guaritore recita un'ennesima preghiera e, successivamente, il contenuto del bicchiere dovrà essere gettato in un luogo con la terra, oppure in un luogo in cui di fronte ci sia una finestra. E' importante specificare che ogni guaritore, però, ha le sue regole, dunque i riti potrebbero variare in alcuni particolari dipendendo dal guaritore appunto.

Sa mejighina e s'oju è una pratica ancora diffusa in Sardegna si stima che nell'isola ci siano oltre 500 guaritori.

Scettici o no, si tratta di un rituale certamente affascinante che incuriosisce anche chi, al solo pensiero di amuleti, ''pozioni'' e preghiere particolari, storce il naso.

Io stessa ho avuto modo di sperimentarla grazie alla zia di mia madre, la quale conosce questa pratica. Non vi nascondo che, da quel momento in poi, mi sono sentita meglio, sarà forse autosuggestione? Un po' come l'effetto placebo, ad ogni modo non ha importanza perchè mi ha fatta sentire meglio, ed è questo ciò che conta.

Voi che ne pensate? Conoscete delle pratiche simili? Fatemelo sapere nei commenti.

Un abbraccio,

Sara

Turismo responsabile

  Cari lettori e lettrici,  oggi voglio parlarvi di un argomento che mi sta particolarmente a cuore: Il turismo responsabile. Viaggiare è me...